martedì, ottobre 23, 2012

Lo Stato illusionista. Una storia infinita di tasse e parassiti (di Cristian Merlo, Leonardo Facco Editore, 2012)

«L’invincibilità del Leviatano nel nostro tempo […] è illusoria; ma proprio questa è la sua forza. La morte che essa promette è illusoria e perciò più terribile della morte sul campo di battaglia. Neppure valenti guerrieri le tengono testa: i loro ordini non contemplano la sconfitta delle illusioni»
Ernst Jünger


Chiunque non sia incline a piegarsi ai dogmi della statolatria politicamente corretta, i cui sacerdoti, sugli altari di una pretesa superiorità morale (fossero anche semplici cittadini, nella vanità psicologica di affiliazione ai superuomini di Stato), nel nome di sua maestà la Giustizia Sociale, sua Eccellenza la Redistribuzione e loro Eminenze i Beni Pubblici, spargono sentenze inappellabili; chiunque abbia osato, in un consesso, diciamo così, non protetto, affermare senza imbarazzo che l’evasore fiscale non è il parassita e che evadere le tasse è persino legittima difesa, tra i cori di indignazione degli “onesti cittadini”, si sarà più e più volte sentito opporre il ventaglio delle solite, molteplici, obiezioni, che vanno dagli alti riferimenti morali, ai più semplici, e apparentemente banali: “se non paghi le tasse, non hai diritto ad usufruire degli ospedali”, “se non versiamo le imposte allo Stato, chi costruirà le strade?”.
L’esercizio in questione, da ripetersi di tanto in tanto, non è superficiale, poiché rende la misura del degrado cognitivo del suddito moderno e del livello di desertificazione immaginativa cui è sottoposto il cittadino democratico.
A lui, e a noi tutti per cogliere al meglio le dinamiche materiali e simboliche di questo tempo tragico, è davvero consigliabile la lettura della “storia infinita di tasse e parassiti”, che ha voluto raccontarci lo studioso liberale Cristian Merlo.
Con solidi riferimenti teorici, giuridici ed economici, l’Autore vi tratteggia, senza sconti, il quadro ordinario, attuale, profondamente corrotto e corruttore dello “sfruttamento democratico”, che va in scena all’Ombra di quello Stato che il grande Frédéric Bastiat – in tempi meno gravi di questi -, battezzò: la grande finzione in cui tutti si sforzano di vivere alle spalle di tutti.
In novanta, dense, pagine, non prive di riferimenti scientifici, vengono messi in scena i meccanismi degeneri di quello che, ironia della sorte, viene chiamato: “Stato del benessere”.
Precisa è la descrizione dell’impatto sociale degli apparati politico/burocratici, in termini concreti di compressione delle libertà individuali.
Ma ciò che rende più prezioso e singolare questo lavoro è da un lato l’attenzione posta sul carattere “illusorio” tipico della strumentazione ideologica della dottrina dello Stato, dall’altro la giusta, pesante, valutazione degli effetti degeneri dell’ubriacatura illusionista, in termini di degrado cognitivo, psicologico, morale della nuova umanità infantilizzata.
Così Merlo dedica innanzitutto interessanti riflessioni alla madre di tutte le illusioni: l’illusione dell’infallibilità della soluzione politica.
E’ l’opinione, comune come le more, del “primato della politica”, l’illusione che un gruppo più o meno ristretto di “superuomini”(ossia, per dirla con Sergio Ricossa, di uomini come gli altri, ma con molto più potere), sia depositario di una superiore sapienza morale, economica, sociale, disponga di informazioni accentrate: a loro si dovrebbe rivolgere il cittadino-suddito per trovare soddisfazione ai propri bisogni, alle proprie ansie e finanche ai propri sensi di colpa.
Naturale corollario di questa illusione primaria, è l’ideologia dei Beni e Servizi Pubblici, la grande illusione dell’imprescindibilità statale della loro fornitura, attraverso mezzi politici coercitivi.
Chi si prenderà la briga di leggere “Lo Stato illusionista” noterà la scrupolosità con cui l’Autore passa in rassegna i fattori che alimentano le illusioni stataliste, e la facilità con cui queste vengono destrutturate.
Qui preme invece sottolineare ciò che emerge – fondamentalmente e limpidamente – dalla lettura di questo libro: la realtà di una politica fatta di maschere e finzioni cui corrisponde un’umanità ipnotizzata di fantasmi e zombies, impegnati a vivere una vita che non è la loro, nel teatro dell’”assalto alla diligenza”, della “rincorsa al privilegio”, dell’impossibile calcolo dei costi/benefici di tasse e servizi imposti in modo monopolistico dalla cricca dei consumatori di tasse, in un circolo vizioso (uroborico), in cui nessuno è più padrone di se stesso.
Di più, nella “società rimescolata”, tutti rinunciano a conoscere veramente se stessi, misurandosi in una società libera e ideando un’autentica cooperazione sociale. Per debolezza. Per paura. Per sfiducia. Le condizioni che riducono in schiavitù l’essere umano.
Il Leviatano, scriveva Ernst Jünger, è un tiranno ora esterno ora interno. E’ ben possibile che lo spettacolo illusionista finisca presto, con il crollo del teatro sulle nostre teste. Nel frattempo, tuttavia, siccome ne va anche delle “partite personali” di un’intera, giovane, generazione, non va persa la capacità di coniugare uno sguardo lucido sul disastro nichilista che abbiamo davanti, con una fiduciosa considerazione dell’intelligenza e della libertà umana. Solo così, infatti, si può sperare di sottrarre terreno vitale ed immaginativo al Leviatano.
L’impresa è titanica (per questo affascinante), ma non impossibile.





giovedì, maggio 17, 2012

Vanità capitali. Dialogo con Geminello Alvi

«Noi dovremmo uscire dalla logica perversa di dipendenza, anche in absentia, dallo Stato valorizzando gli elementi di dono, di libertà individuale».

Leggi la spettacolare intervista a Geminello Alvi 

Carlo Lottieri: Proprietari di merci, denaro, titoli… O proprietari di nulla?

«Il crony capitalism delle nostre socialdemocrazie ha rigettato il mercato e ora sta erodendo le basi materiali e giuridiche dell’Occidente, poiché in una società in cui tutto è a disposizione del ceto politico e della sua capacità di redistribuire, non vi è più diritto e non vi è più proprietà.


Una visione variamente collettivista e/o comunitarista ha messo fuori scena l’altro e la sua trascendenza. Si potrebbero evocare molti fenomeni culturali che hanno accompagnato tale processo, ma qui basta ricordare come – anche a causa della poderosa influenza esercitata da John Maynard Keynes – con il successo della macro-economia l’intera società è stata posta nelle mani di programmatori autorizzati a definire l’economia nel suo insieme con la gestione dei tassi d’interesse, la contrattazione politica dei salari, la spesa pubblica.

Anche un non specialista comprende immediatamente che, con il successo di questo paradigma, la vita produttiva e di conseguenza l’intera società diventano manipolabili.

La distruzione del libero mercato coincide con l’assoggettamento dell’altro».

Leggi tutto su Communitas



martedì, maggio 15, 2012

preghiera

Ma il vento

il vento che piega i cipressi

perché non solleva, Gesù Maria

la vecchia bandiera dell'anarchia?

Leo Longanesi

domenica, aprile 01, 2012

Credere nello Stato o leggere il nuovo libro di Carlo Lottieri?

Perché il potere politico è tanto forte ed invasivo, oggi? Com’è possibile che la maggioranza delle persone consideri normale che lo Stato le privi del 50, 60, 70% del proprio reddito e delle proprie ricchezze? Perché siamo abituati a considerare legittimi e addirittura lodevoli comportamenti e azioni dei governanti, che procurerebbero immediatamente la galera ai governati che li adottassero? Perché acconsentiamo tranquillamente ai segreti di uno Stato che pretende da noi la più assoluta trasparenza?

Sono solo alcune delle domande che trovano una convincente ed articolata risposta in “Credere nello Stato? Teologia politica e dissimulazione da Filippo il Bello a Wikileaks” (Rubbettino, 2011), recente pubblicazione del prof. Carlo Lottieri. La prospettiva scelta è quella della “storia delle idee”, che non pretende di esaurire l’indagine sull’origine e la natura della statualità moderna, eppure - nella consapevolezza dell’incidenza degli aspetti materiali, degli interessi economici, delle ambizioni personali -, riconosce nella metafisica la dimensione decisiva di un dominio capace di spegnere ogni istanza di resistenza dei singoli e delle comunità.

“Un interminabile Kulturkampf” – così lo definisce l’Autore – è quello che si staglia sullo sfondo di fatti e processi storici che hanno modificato profondamente la natura del potere, ampliato la sua capacità di penetrare la società a tutti i livelli, confondendosi con essa, cambiato la nostra percezione del dominio politico, ed ultimamente il nostro stesso rapporto con la realtà.

Così, dalla fase di maggiore visibilità del potere, in cui esso mantiene un carattere personale che ne costituisce elemento di debolezza (per esempio favorendo lo sviluppo della teoria del giusto tirannicidio) alla moderna organizzazione politica in cui il potere diventa invisibile, opaco, funzionale, diffuso, spersonalizzato (di cui è immagine perfetta la formula inculcata dall’ordine statuale più maturo, attraverso la scuola pubblica: “lo Stato siamo noi”), la storia delle Istituzioni politiche europee si sviluppa nel durissimo confronto tra le mutevoli teorie di legittimazione del potere civile, sfidate dalle elaborazioni teologiche e concettuali volte viceversa a limitarne le pretese.

I protagonisti di questa affascinante vicenda, nell’età medievale, sono la Chiesa e l’Impero; i soggetti di uno straordinario conflitto, che culmina nell’eccezionale rivendicazione di Gregorio VII della facoltà «di sciogliere i sudditi dal vincolo di lealtà verso gli iniqui». L’Impero ne uscirà sconfitto, ma presto, a partire dalla Sicilia, Francia, Inghilterra, i Regni prenderanno il seguito di un potere sempre più avido, fino al trionfo dell’assolutismo democratico nella Rivoluzione Francese, tappa fondamentale per la tabula rasa di ogni freno tradizionale al controllo del potere sulla realtà.

Nel ripercorrere questi eventi, Lottieri evidenzia lo stretto legame che unisce la dottrina dello Stato (Istituzione che si proclama progressivamente sempre più sovrana, assoluta, definitiva, perpetua) alla teologia.

E’ precisamente nell’ininterrotta dialettica con la sfera religiosa che il potere secolare si definisce ed estende. Dapprima dotandosi di una dimensione sacrale che, strumentalizzando il detto paolino secondo cui ogni autorità viene da Dio, riconduce la religione ad instrumentum regni, come già fece l’Impero e più ancora i nuovi Regni, nazionalizzando le comunità di credenti. Successivamente cercando di separare, isolare, la cristianità (avvertita pur sempre come un limite alle pretese ambizioni di onnipotenza), riducendola a spiritualità privata: è il processo di secolarizzazione della società che corrisponde alla ri-sacralizzazione del politico, costruito attorno ad un nuovo apparato mitologico astratto (la “volontà generale”, il “contratto sociale”) che “dà ragioni alla forza” del potere.

La ritualità delle feste civili, la devozione per i nomi dei martiri dello Stato ricordati nei titoli delle vie cittadine sono solo alcune delle espressioni di questa religiosità repubblicana.

Come ha ben spiegato Carl Schmitt, lo stato moderno è allora un insieme di concetti teologici secolarizzati, accumulatisi per gradi di pretese neutralizzazioni della conflittualità sociale. Colpisce, nella lettura del libro di Lottieri, l’ossessivo richiamo alla pace (e, più tardi, alla separatezza della sfera religiosa), nei più efficaci sostenitori del potere secolare.

Ma in quanto “dio immanente” (monopolista della forza, ente unico, perpetuo, sovrano esclusivo su un territorio), l’ordinamento statuale moderno segna altresì il trionfo di una religiosità pagana, che nei rituali nazionalsocialisti realizza soltanto la sua versione apicale.

Ciò si è potuto concretizzare – spiega molto chiaramente il prof. Lottieri -, a causa dell’assorbimento del diritto nel potere, il quale è riuscito a ridurre la Legge a sanzione e decisione politica.

Lo spazio storico del diritto privato emergente dalle relazioni interpersonali di liberi proprietari (lex mercatoria, diritto consuetudinario), viene occupato dalle regole imposte dai detentori del potere politico. D’altro canto la stessa proprietà, nella società dove lo Stato rivendica il monopolio della forza - laddove non apertamente espropriata –, perde la sua dimensione politica, la capacità di fare comunità. E’ il mito della razionalità incarnata dallo Stato che si esprime nel moderno legalismo: Carlo Lottieri lo individua, finalmente, anche come radice del nuovo globalismo dell’ideologia dei “diritti umani”. Pure in questo caso, «la volontà di organizzare il mondo prevale sul riconoscimento dell’altro» (cit.).

Esula da questo invito alla lettura la possibilità di accennare anche solo approssimativamente a tutte le intuizioni dell’Autore sui passaggi “ideali” determinanti per l’indebolimento della capacità di resistenza dell’uomo di fronte al potere (bellissime e molto istruttive, tra le altre, le pagine sull’Illuminismo e su Kant).

In conclusione, si può pertanto solo convenire, con Lottieri, che lo Stato, per affermarsi ed estendere progressivamente il suo potere, «ha bisogno della forza che gli deriva dal maneggiare il linguaggio del bene e del male». E – in definitiva – poco cambia se tale manipolazione avvenga citando la Bibbia o la teoria dei beni pubblici di Samuelson e dei moderni economisti: nell’aura sacrale ed invincibile che il Leviatano riserva a se stesso e riesce ad imporre sulla società, vi è l’unica risposta plausibile alle domande poste in apertura di questo scritto.

Credere nello Stato? Teologia politica da Filippo il Bello a Wikileaks” si presenta, dunque, come un prezioso contributo alla demistificazione dell’ordine politico, nella giusta consapevolezza che, nella realtà delle cose, lo Stato non è perpetuo e la «storia resta aperta» alla confutazione del potere e delle sue inique e soffocanti imposizioni.

domenica, marzo 25, 2012

Sulle domande del potere (dal Trattato del Ribelle)

« Nell'epoca in cui viviamo gli organi del potere ci interrogano senza posa, e certo non si può dire che siano animati esclusivamente da un'ideale brama di conoscenza. Quando ci interpellano con le loro domande, non cercano il nostro contributo alla verità oggettiva né, tanto meno, alla soluzione di questo o quel problema particolare. Ciò che gli importa non è la nostra soluzione, bensì la nostra risposta. [...]


L'essere umano è ridotto al punto che da lui si pretendono le pezze d'appoggio destinate a mandarlo in rovina. E oggi bastano delle inezie a decidere la sua rovina. [...]

Le domande incalzano sempre più da vicino, si fanno sempre più assillanti, e sempre più importante diventa il modo in cui noi rispondiamo. Non dobbiamo dimenticare che anche il silenzio è una risposta. Ci chiedono perché abbiamo taciuto alla tal ora e nel tal luogo, e ci rilasciano una ricevuta per le nostre risposte. [...]

E' soprendente come in tale situazione tutto diventi risposta, in questo senso particolare, e quindi materia di responsabilità. [...]

L'arte del comando non consiste semplicemente nel porre la domanda nel modo giusto, essa si rivela altresì nella messa in scena, nella regia di cui detiene il monopolio. L'evento va presentato come un coro assordante che suscita insieme terrore e ammirazione »
 
Ernst Jünger (dal Trattato del Ribelle, Adelphi)

mercoledì, marzo 21, 2012

Questa è democrazia

(Tratto dalla pagina facebook di Lew Rockwell)

"It's no surprise that Ron Paul came in dead last in Puerto Rico." writes Ralph Raico. "It's an island that lives totally from welfare from the taxpayers of the 50 states. Ron's becoming president is their worst nightmare."

giovedì, marzo 15, 2012

Apocalisse Fiscale

Apocalisse Fiscale: CGIA Mestre "Pressione fiscale “reale” record: ormai al 54,5%"


Di fronte a questi livelli di violenza statale e coercizione legale, esproprio della proprietà privata e riduzione in schiavitù forzata, ogni essere umano non ha più solo il diritto di difendere se stesso e la sua proprietà in ogni modo, bensì ha il dovere di farlo, per sé e per i propri cari.

giovedì, febbraio 23, 2012

mercoledì, febbraio 08, 2012

Carlo Lottieri su: "Il liberalismo e il problema dello Stato"



La videoregistrazione del 2° seminario della Scuola di Liberalismo "Ludwig von Mises" 2012 - IV edizione di Catanzaro, tenuto dal prof. Carlo Lottieri su: "Il liberalismo e il problema dello Stato". Università degli Studi "Magna Graecia" - Facoltà di Giurisprudenza di Catanzaro, 3 febbraio 2012.

lunedì, gennaio 30, 2012

Credere nello Stato? 10/10

Credere nello Stato? 9/10

Credere nello Stato? 8/10

Credere nello Stato? 7/10

Credere nello Stato? 6/10

Credere nello Stato? 5/10

Credere nello Stato? 4/10

Credere nello Stato? 3/10

Credere nello Stato? 2/10

Credere nello Stato? 1/10

venerdì, gennaio 13, 2012

Pedro Fernandez de Navarrete vs. Attilio Befera

«Vogliamo incutere timore al contribuente»

Attilio Befera, capo di Equitalia ed Agenzia delle Entrate (2012)

«Il solo paese piacevole è quello in cui nessuno teme gli esattori»

Pedro Fernandez de Navarrete, ecclesiastico spagnolo (1619)

We are dangerous to the status quo

Riecho Economia e Libertà: Otto semplici verità che devi sapere sul 2012

Riecho Economia e Libertà: Otto semplici verità che devi sapere sul 2012: _________________________________ Draghi: «L'incertezza economica rimane elevata, ripresa progressiva nel 2012» _______________...

E' tempo di riscoprire i presupposti della disobbedienza fiscale. Pubblica e organizzata

Oscar Giannino Oscar Giannino Oscar Giannino Oscar Giannino

Oscar Giannino Oscar Giannino Oscar Giannino Oscar Giannino

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martedì, gennaio 10, 2012

Gandhi sulla giustizia dell'evasione fiscale

«La perfetta disubbidienza civile è una ribellione priva di violenza. Un perfetto oppositore civile ignora semplicemente l'autorità dello Stato. Diventa un fuorilegge che afferma di disprezzare qualsiasi legge di uno Stato immorale. Così, per esempio, può rifiutare di pagare le tasse, può rifiutare di riconoscere l'autorità nella sua vita quotidiana»

Mohandas K. Gandhi

domenica, gennaio 08, 2012

Le previsioni di Ron Paul nel 2002

Comprendere il debito pubblico

Comprendere il debito pubblico significa capire chi merita veramente il dorso delle nostre mani.

[leggi tutto su www.rischiocalcolato.it]

Portiamo i nostri saluti ad Equitalia/2 - Treviso



www.life.it

Benvenuti in Veneto, la Terra dei suicidi

Quaranta, forse cinquanta, il censimento è impossibile. Troppe e troppo diverse sono le storie di lavoratori, artigiani e imprenditori che, dall’inizio della crisi, si sono tolti la vita per mancanza di credito, di commesse o per la vergogna di dover licenziare quei dipendenti che, in Veneto e Friuli Venezia Giulia, «il padrone» tiene in conto come fossero dei familiari.

[continua a leggere su www.lindipendenza.com]

venerdì, gennaio 06, 2012

Tumulti della libertà

« Lo spirito della resistenza al governo è di tale valore in certe circostanze di ingiustizia, che vorrei fosse sempre mantenuto vivo. Spesso sarà esercitato in maniera sbagliata, ma meglio questo che non venga esercitato affatto. Mi piace periodicamente un po' di sana ribellione contro norme ingiuste. E' come una tempesta che lava l'atmosfera. Malo periculosam libertatem quam malam servitutem. Preferisco i tumulti della libertà alla quiete della servitù »

Thomas Jefferson

The History of Austrian Economics with Israel Kirzner

Riecho Economia e Libertà: Il capro espiatorio dell'evasione fiscale

Riecho Economia e Libertà: Il capro espiatorio dell'evasione fiscale: All'indomani della "pubblicazione" dei risultati del blitz dell'Agenzia delle Entrate a Cortina, raccolgo pensieri (altrui)...