domenica, dicembre 21, 2008

Il compimento della Legge è Cristo

Legge: una parola che evoca obbligo, costrizione, punizione per chi trasgredisce. Ma la Legge che Dio ha dato a Israele è ben di più: si tratta di un insegnamento per la vita, perché il popolo possa restare nell'alleanza con Dio e così avere la vita. Gesù, ebreo, è stato educato nel rispetto della Legge di Israele. Una legge che ha vissuto con amore e fedeltà, e che, allo stesso tempo, ha saputo interpretare, radicalizzando alcuni aspetti e relativizzandone altri. Dietro a questa Legge, Gesù scorge il volto di un Padre, di cui ama la volontà.
Noi chiamiamo Dio con il nome di Padre, grazie a Gesù.
Ma la figura del padre oggi è in crisi, e deve essere recuperata nella sua dignità, perché i giovani possano essere educati alla vita.
Gli argomenti trattati sono: 1) La Legge di Israele; 2) Gesù e la Legge di Israele, tra radicalizzazione e relativizzazione; 3) I nomi di Dio nella Bibbia e la scelta di Gesù; 4) Il padre oggi, tra crisi e possibilità di recupero.

(Con un'intervista a Paolo Ferliga, nella seconda parte)



Via Saul2000, da un Progetto culturale della Diocesi di Novara.

domenica, ottobre 19, 2008

La fabbrica dei divorzi. Il diritto contro la famiglia

«Mio padre era un uomo onesto, il migliore degli uomini, e io passerò il resto della mia vita a cercare di capire le ragioni di quello che ha fatto. Perché di certo le ragioni non sono quelle che dite voi». Si rivolse così ai giornalisti la figlia del manovale albanese Clirim Fejzo, il giorno dopo che suo padre – era il mese di ottobre 2007 – entrò armato nel Tribunale di Reggio Emilia, convocato per l’ennesima udienza del suo divorzio. E fu strage.
Le sue parole furono rapidamente minimizzate, se non proprio liquidate, da tutti i mezzi di comunicazione nazionali, in forza di un radicato pregiudizio ideologico piuttosto che razzista.
Eppure potevano essere colte in tutta la loro drammatica, commovente, inquietante ed interrogante, potenza.
Proprio alle figlie di Clirim Fejzo e Vjosa Demcolli, e a tutte le altre vittime dei dissolvimenti famigliari, Massimiliano Fiorin ha dedicato il suo coraggioso libro, fresco di stampa: La fabbrica dei divorzi. Il diritto contro la famiglia (Ed. San Paolo, pagg. 300, 18 Eur). Sottolineamo “coraggioso” poiché l’impresa è di quelle “titaniche”. Mentre l’aborto, al pari di molte altre questioni bioetiche, è infatti ormai salito alla ribalta del dibattito politico e pubblico nazionale, la cortina di silenzio calata sul divorzio (considerato per correttezza politica una “indiscutibile conquista di civiltà”) appare solida ed impenetrabile. Invero l’Autore è aiutato e sostenuto dai dati di fatto, nudi e crudi: la cappa progressista che intende cancellare il problema della crisi della famiglia e del matrimonio (tra l’altro con il ricatto della neolingua, che vorrebbe imporci di aggiungere: “tradizionale, eterosessuale ed indissolubile”), non è più in grado di contenere gli “oceani di sofferenza”, da essa stessa provocati. Che assumono sempre più la qualità di emergenza morale e sociale, capace di minare alle radici un’intera civiltà.
Opera quarta della collana “Psiche e Società”, di San Paolo ed., il libro di Fiorin si presenta come un lavoro originale e completo, precisamente documentato (l’Autore è avvocato e Presidente della Camera Civile di Bologna), ed intellettualmente onesto. L’analisi del quadro legislativo italiano e della prassi giudiziaria è trasparente, pur non nascondendosi dietro quella pretesa di “neutralità” di cui si ammantano spesso le stesse legislazioni divorziste (e più in generale ogni altro tipo di statalismo), facendo finire e svanire nel tritacarne del divorzificio persino concetti sacrosanti come “l’interesse dei figli minori”.
«Oggigiorno entrambi i poteri dello Stato, quello legislativo e quello giudiziario, procedono di pari passo nel favorire il più possibile la dissoluzione della famiglia tradizionale»: questa è l’amara constatazione dell’Autore, che imputa ciò anche ad uno scivolamento verso una concezione sociologica del diritto, che ha fatto passare l’intero quadro normativo e giudiziario da un iniziale favor familiae – costituzionalmente fondato –, ad un progressivo favor divortii.
I passaggi legislativi e gli escamotage politici e giudiziari che hanno favorito la rapida diffusione, anche in Italia, del cd. no-fault divorce sono attentamente ripercorsi nel testo, che si sofferma a lungo anche sul processo dell’"esproprio statale della famiglia”, condotto con politiche interventiste che hanno disgregato l’ordine naturale del matrimonio e delle relazioni genitori-figli.
Fedele al motto evangelico secondo cui la qualità delle opere si riconosce dai loro frutti, l’Avv. Fiorin fornisce altresì ampia documentazione statistica e sociologica sugli effetti della disgregazione famigliare, operata dalla “fabbrica dei divorzi”, il cui funzionamento viene descritto anche “sul campo”, con la narrazione di colloqui professionali, amaramente indicativi dei meccanismi autogenerati dal divorzificio, che sono in grado di privare gli stessi principali attori dello sfascio famigliare di ogni controllo sulle proprie scelte.
Ma chi è il principale bersaglio della “fabbrica dei divorzi”, ovvero lo strumento utilizzato per colpire la famiglia? L’Autore non ha dubbi e sa essere molto convincente quando spiega dettagliatamente come il padre sia il nemico per eccellenza della cultura divorzista, la quale proprio nella lotta al padre ha individuato il metodo privilegiato per lo scardinamento dell’ordine naturale del matrimonio.
Secondo la Caritas di Milano il 70% di nuovi poveri è costituito da padri separati, espulsi dalla famiglia, cui viene negato di frequentare normalmente e dignitosamente i propri figli, espropriati della casa di proprietà, infine costretti a frequentare dormitori diocesani o comunali, magari dopo decenni di duro lavoro, al fianco di sbandati, extracomunitari e tossici.
Anche in Italia, insomma, la fabbrica dei divorzi sembra aver adottato la raccomandazione del giudice della Corte municipale del New Jersey, Richard Russel: «Buttatelo per la strada e tirategli dietro i suoi vestiti, non dovete preoccuparvi dei suoi diritti. Il vostro lavoro non è quello di prendere a cuore i diritti costituzionali dell’uomo che state calpestando».
Fiorin descrive il funzionamento del “diritto non bilaterale”, ed il modo in cui questo si radichi in una battaglia spesso nemmeno consapevolmente sessista, dove trovano ampio posto false denunce e moltiplicazioni della conflittualità, che contraddicono alla radice la favola politicamente corretta della “gestione civile della fine di una famiglia” (e tutte le altre banalità dello “stupidario divorzista”, tipo: “meglio il divorzio, che genitori litigiosi”).
La fabbrica dei divorzi. Il diritto contro la famiglia” è un libro che per la sua visione complessiva si rivolge utilmente a molti destinatari: innanzitutto agli stessi “operai” della fabbrica, che spesso, magari pur volendolo, non riescono ad incepparne i meccanismi, cioè agli "avvocati familiaristi" (cui è dedicato uno specifico decalogo, che prevede orientamenti operativi pratici), ai giudici, ai periti, agli assistenti sociali, agli psicologi (invitati ad una maggiore attenzione verso le nuove patologie e sindromi da separazione, come la “sindrome da alienazione genitoriale (PAS)”, la “sindrome della madre malevola” o il “mobbing famigliare”). Poi, questo libro può risultare molto utile a chi nel tritacarne del divorzificio ci è già finito, direttamente o indirettamente, per comprenderne più a fondo il funzionamento e dare un “senso” alla propria storia ed esperienza. Infine a tutti coloro i quali sono interessati a difendere la nostra civiltà e la nostra libertà, che sulla stabilità e difesa dell’istituto famigliare sempre si sono fondate.
Merito di questo lavoro è infatti evidenziare come la questione decisiva sia culturale e pre-giuridica. Infatti, anche conquiste veramente positive, come la legge 54/2006 sull’affidamento condiviso, rischiano di essere svuotate di senso, e di fatto già in gran parte lo sono, qualora non fossero assistite da un intero movimento culturale che ripristini la dignità autentica della paternità e della maternità, dell’istituto famigliare come fondamento di civiltà, e dei conseguenti doveri liberamente contratti come impegni che non possono essere compromessi da concezioni sentimental/romantiche o consumistiche dell’amore.
Proprio in questa prospettiva, e riflettendo anche sulle parole di Giovanni Paolo II sull’obiezione di coscienza degli operatori del diritto di famiglia, l’Avv. Fiorin si sofferma sulla possibilità di riaprire spazi di libertà alla verità dell’amore coniugale, seguendo l’esperienza di alcuni stati americani che hanno introdotto il “covenant marriage”, o matrimonio-alleanza, un matrimonio “rafforzato” fuori dalle legislazioni divorziste. E’ una proposta che questo libro promuove, e su cui il mondo cattolico, conservatore e liberale dovrebbe lavorare. Fermo restando che la battaglia decisiva è, appunto, quella più ampiamente culturale, pre-politica e pre-giuridica.
Di questa battaglia decisiva, il libro “La fabbrica dei divorzi. Il diritto contro la famiglia” è strumento prezioso ed irrinunciabile.

mercoledì, ottobre 08, 2008

la fed taglia i tassi

«Nel mondo che vedo uno si muove con gli alci, tra le umide foreste dei canyon intorno alle rovine del Rockefeller Center. Indosserà abiti di pelle che gli dureranno per tutta la vita. Si arrampicherà per le liane che avvolgono la Sears Tower. E quando guarderà giù vedrà minuscole figure che pestano granturco e posano strisce di carne di cervo sulla carreggiata vuota di qualche superstrada abbandonata».
(Tyler Durden, in Fight club)

la cartamoneta ci tornerà utile, per accendere il fuoco.

martedì, settembre 30, 2008

Le regole dei mercati e quelle della politica

Il pensiero pressoché unico che si sta diffondendo, in questi giorni di turbolenze finanziarie, è che l'attuale crisi sia determinata dalla mancanza di regole. Ma di quali regole stiamo parlando?
Vale la pena forse di ricordare che i mercati (i luoghi dei trasferimenti volontari di beni e/o servizi), tutti i mercati, hanno le loro proprie regole. I mercati erano regolati, e a volte con minuziose codifiche, già prima della nascita degli stati, come dimostra l'esistenza in epoca medievale della lex mercatoria, vero e proprio corpus giuridico capace di governare il commercio nell'intera Europa.
Per comprendere le radici dei dissesti finanziari attuali, conviene allora cambiare punto di vista, e cominciare ad osservare questo: le crisi attuali non derivano dalla mancanza di regole (politiche), bensì dalla violazione delle regole (dei mercati).
I fatti sono questi: da decenni le Istituzioni politiche (gli stati) e le Istituzioni economiche (le banche centrali), nel migliore dei casi favoriscono la violazione delle regole dei mercati da parte degli attori economici, nel peggiore (e più frequente) dei casi violano esse stesse scientemente le più elementari regole dei mercati e, con le loro politiche economiche e monetarie, accelerano, aggravano e rendono potenzialmente sempre più drammatiche le naturali "crisi" dei mercati (il mercato, come ogni ordine umano, è soggetto ad andamenti ciclici e a momenti critici).
Se la banca X fallisce perché ha prestato male i propri soldi, siamo nell'ambito di una naturale crisi del mercato, con conseguenze limitate e circoscritte (certo anche drammatiche per un determinato numero di persone e famiglie). Se a fallire per quello stesso motivo è la banca X, Y, Z, e si sparge la voce che anche la K non è in grande salute, ciò significa che un intero sistema si è assunto un assurdo grado di rischio, potendo contare su una marea di liquidità cui non corrisponde più alcun valore reale.
Se per fermare il panico si chiedono più regole politiche, si è costretti a nazionalizzare le banche, e ad immettere altra artificiosa liquidità nel sistema, si rimane inevitabilmente nell'ambito del circolo vizioso: si sceglie di fornire altra droga al tossico, spaventati dalla sua crisi d'astinenza.
C'è da fidarsi del parere di Antonio Martino: quella attuale non è, per ora, la crisi del '29, ed in giro ci sono già troppi becchini del "capitalismo" e della "civiltà occidentale", ad inscenare le loro danze macabre.
Ma ad ogni modo, beato chi ha investito in oro. O in terra: come insegnano i "veci" da queste parti: «chi ha un pezzo di terra, non muore di fame».

domenica, giugno 22, 2008

Magdi Cristiano Allam e Giancarlo Gentilini

«Incontrerò privatamente il pro-sindaco Gentilini a Ca’ Sugana, sede del Comune. Stimo Gentilini perché, al di là delle sue colorite dichiarazioni pubbliche, è riuscito a fare di Treviso un modello di convivenza sociale dove, subito dopo Bolzano, è la città italiana in cui gli immigrati stanno meglio per fascia di reddito e per dinamismo imprenditoriale, e dove gli autoctoni si sentono più sicuri.
Proprio in virtù di questi successi, dopo essere stato lungamente demonizzato, oggi Gentilini è stato giustamente rivalutato e viene emulato dalle amministrazioni comunali di tutt’Italia, di destra e di sinistra. La lezione che si trae dall’esperienza di Gentilini è che solo se ci sono delle regole condivise, valide per tutti, italiani ed immigrati, diventa possibile salvaguardare il bene comune e l’interesse della collettività».
Magdi Cristiano Allam, da magdiallam.it

Nel trevigiano per presentare il suo ultimo libro: "Grazie Gesù. La mia conversione dall'islam al cattolicesimo", il noto giornalista cattolico minacciato di morte dai terroristi islamisti, ha voluto incontrare Giancarlo Gentilini, ed è intervenuto con parole chiarissime sulle provocazioni degli occupanti di San Liberale (vedi qui il tg di reteveneta.it dal minuto 19 al minuto 21).
Terra bruciata dunque attorno agli arroganti soprusi del gruppo dei giovani musulmani "sedicenti laici" di Seconda Generazione: la dura reazione dell'amministrazione leghista ha trovato subito l'appoggio del Vescovo Andrea Bruno Mazzoccato ("A Treviso una moschea non serve", ha detto il Vescovo, dopo anni di dialettiche accese con le amministrazioni locali, confermando elementi già tratteggiati in questa analisi), cui si aggiunge ora l'autorevole intervento del giornalista Magdi Cristiano Allam.
Treviso non sarà Eurabia, via subito e per sempre i musulmani da San Liberale, e non manchino più di rispetto alle nostre bandiere.

domenica, giugno 15, 2008

Gli alieni di Bruxelles (e Roma)

Imperdibile articolo di Fausto Carioti.
Leggi qui.
Quanto alle arroganti, vergognose, isteriche, comuniste perché antidemocratiche, affermazioni del presidente che non ci rappresenta Giorgio Napolitano ("Fuori dall'Europa chi vuole bloccarla"), noi diciamo:

«Fuori dai palazzi del potere chi non rappresenta i popoli».

domenica, aprile 27, 2008

Il Cattoleghista

Dopo l’“Operaio-leghista”, è l’ora del “Cattoleghista”. Gli analisti dei risultati elettorali del 13/14 aprile, gli studiosi dei flussi e riflussi che hanno portato alla (per loro) sorprendente avanzata della Lega Nord Padania, hanno individuato la nuova “bestia politica” da laboratorio, cominciando subito a sezionarla, per leggerne le viscere. Negli ultimi giorni il “fenomeno” è stato dunque da più parti commentato, e deve avere una qualche consistenza reale se una delle più importanti pubblicazioni di riferimento del Partito Democratico invita a non sottovalutare il cattoleghismo.
Soprattutto, è interessante che ad occuparsene, con toni, parole e attenzioni del tutto inediti, siano ambienti cattolici tradizionalmente non certo indulgenti, come quelli espressi da Famiglia Cristiana.
(Va da sé che qui non interessa invece l’eventuale connessione del “fenomeno” con le manovre per la formazione del nuovo governo, laddove alcuni osservatori – a parer mio sbagliando di mira -, hanno inteso enfatizzare la conflittualità tra la componente cattolica e quella leghista nel totoministri, che ha inevitabilmente coinvolto anche il controllo di Regioni guida del paese, come il Veneto e la Lombardia).
Più direttamente, essendo chiamato in causa, e non volendo morire da bestia in laboratorio, abbozzo alcuni (ap)punti che sono anche mie personali linee di direzione per comprendere cause e ragioni di una decisione elettorale di molti cattolici praticanti.

Perché no?
La Lega Nord non è una novità; tra i partiti rappresentati in Parlamento, credo sia il più vecchio. Si è storicamente affermata con il crollo della cd. “prima repubblica” in aree di robuste tradizioni e culture cattoliche, drenando subito voti dalla Democrazia Cristiana. Si potrebbe dunque partire dalla domanda: «perché un cattolico non dovrebbe votare Lega Nord?»

Il “dio fiume”, le ampolle e il paganesimo politico
La prima comune risposta è irrisoria ed è la seguente: «come può un cattolico scegliere chi d’estate organizza feste celtiche, ed ogni anno strani riti tra il Monviso e Venezia». L’obiezione può essere liquidata come retorica, laterale ed ininfluente, oppure presa sul serio. Un cattolico può considerare quei riti come espressioni goliardiche di una cultura politica, ovvero apprezzare l’attitudine di un movimento politico – l’unico popolare –, che ha saputo costruire anche una simbologia di riferimento. Invenzione della tradizione, come denunciarono subito intellettuali micromeghiani ed iniziati tradizionalisti? Può darsi, del resto ogni tradizione è inventata, scoperta, in quanto corrispondente al Sé di una comunità. Una forte identità cattolica sa riconoscere e fare i conti con tutto questo, la storia ce lo insegna.
Ben più pesante è invece la modernissima questione del paganesimo politico e culturale, che certo ha trovato ampio spazio, negli anni scorsi, anche nella direzione culturale del movimento giovani padani, con posizioni “debenoistiane”, a tratti anticattoliche e antiliberali, successivamente mi pare volutamente sfumate. Da questo, cruciale, punto di vista, ben altre sono però le forze politiche pericolose, ben altre le avanguardie della modernità politica carica di idoli: sono le forze che insistono sul primato, sull’autonomia e sull’autosufficienza dell’agire politico (mentre la dignità dell’azione politica, la sacralità del suo nucleo originario – il “politico”, è viceversa il dono della sua stessa insufficienza e, dunque, della sfida della trascendenza di cui si fa portatrice: solo in questa consapevolezza il “politico” può limitare i danni dell’esercizio del potere, e farsi autenticamente liberale).

Autogoverno
La mattina dello scorso 15 aprile, uscendo per andare al lavoro, mi sono accorto che il vicino di casa aveva incollato alla tradizionale bandiera col Leone di San Marco, esposta in giardino, un cartello con su scritto, a mano: “Adesso autonomia subito”.
Come dimostrano anche i mal di pancia nel Partito Democratico nordista, la richiesta di autonomia è fortissima ed in gran parte trasversale nelle regioni settentrionali. Non è un caso, ad esempio, che l’on. trevigiano Giampaolo Dozzo abbia già lanciato la proposta di un coordinamento di tutti i parlamentari veneti nel prossimo Parlamento, per agire assieme su questo terreno.
L’istanza dell’autonomia, dell’autogoverno, del controllo e della restituzione dei soldi pagati con le tasse, non è una delle richieste, bensì, in molte regioni che hanno premiato la Lega Nord, sul piano dell’organizzazione e del funzionamento della politica, LA DOMANDA.
Il sentimento autonomista è stato frustrato dall’esito del referendum sulla riforma costituzionale, che prevedeva la devoluzione. E’ stato altresì acuito dal razzismo antisettentrionale di esponenti del governo uscente, ben espresso da personaggi come Vincenzo Visco e dalla sua polizia fiscale.
In regioni come il Veneto, poi, al danno si aggiunge la beffa delle regioni confinanti a statuto speciale, con la girandola dei referendum comunali dei paesi limitrofi che chiedono di passare al Trentino o al Friuli.

Sicurezza, immigrazione e “quel becero leghista”
Se sul terreno dell’autonomismo, lo stesso su cui desiderano muoversi con decisione anche la maggioranza dei cattolici padani, il partito di Bossi ha il maggiore capitale politico da spendere, analoghe considerazioni si possono fare per la credibilità in tema di sicurezza, altra questione attualissima, modernissima e centrale per la legittimazione del potere politico e dello Stato.
L’emergenza sicurezza è una realtà drammaticamente avvertita, oggi, anche nei piccoli paesi di provincia. Le cronache nere si fanno sempre più orribili e la paura crescente. Che la questione s’intrecci con l’immigrazione incontrollata e clandestina è ormai sotto gli occhi di tutti. La Lega Nord è il partito che ha saputo dare maggiore ascolto a questa fondamentale domanda di sicurezza, ponendosi in sintonia con la gente.
L’immagine diffusa e razzista del “becero leghista”, con cui politici e mass media hanno sempre liquidato le prese di posizione del partito di Bossi sul tema, segna la lontananza dei predetti politici e dei mass media dal territorio, in cui sindaci e bravi amministratori si fanno carico della questione, anche con proposte coraggiosamente innovative (come ha fatto per esempio Bitonci a Cittadella).
Da questo punto di vista è esemplificativo che mentre il pur bravo Gianni Alemanno, in dibattito a Ballarò, faceva a gara con Rutelli per prendere le distanze dalla Lega e bocciare le “ronde”, a Conegliano (TV) i ragazzi di Azione Giovani annunciavano l’organizzazione di turni volontari per scortare le commesse dei negozi del centro, terrorizzate a causa di ripetute aggressioni e minacce subite da stranieri e sbandati, dopo l’orario di lavoro, sino ai parcheggi limitrofi.
“Giovani beceri pidiellini crescono…”, verrebbe da dire.

Eurabia
Solo in parte sovrapponibile al tema “immigrazione” è la questione dell’islamizzazione dell’Europa, che occupa spazi importanti nei dibattiti politici dei più grandi paesi europei, mentre da noi è pressoché ignorata. Era stata toccata in passato dall’ala laico/identitaria di Forza Italia (Marcello Pera), ora silenziosa o silenziata. La Lega Nord (a volte con scivolate sbagliate) è l’unica forza politica italiana a porre questo problema nell’agenda politica nazionale.
Per le ragioni che ha più volte illustrato nei suoi scritti Guglielmo Piombini, si tratta di un tema che già richiama, e richiamerà sempre più, l’impegno dei cattolici (oltre che naturalmente dei liberali).
O perlomeno dei cattolici non pentiti (di essere cattolici).

Il pragmatismo dei cattolici senza partiti
Secondo alcuni osservatori si è aperta la nuova fase dei “cattolici senza partiti”, una fase di opportunità ma che presenta anche molti rischi per i cattolici in politica. Il risultato uscito dalle urne ha confermato l’ininfluenza del tentativo di Casini di dare una casa operativa al cattolicesimo in politica. D’altro canto l’uscita dell’UDC dalla coalizione di centrodestra ha ridotto la componente organizzata cattolica nella coalizione di governo; componente che ora fa riferimento soprattutto al gruppo della Forza Italia lombarda legata a Comunione e Liberazione e ad una fetta di Alleanza Nazionale, un po’ oscurata però dal trasformismo di Fini. La situazione è così fluida che nella formazione del nuovo governo qualcuno ha timidamente denunciato la possibile apertura di una “questione cattolica”.
Naturalmente tutto ciò non implica l’equivalenza degli schieramenti, tanto è vero che il PD di Veltroni ha duramente perso le elezioni proprio per essersi in gran parte alienato i consensi del mondo cattolico.
Rimane il fatto che a molti cattolici le battute di Berlusconi sulla “anarchia etica” non sono piaciute affatto, come inquieta la possibilità di una staffetta Berlusconi-Fini (alla luce delle scelte di Fini ai tempi del referendum sulla fecondazione artificiale). Probabilmente anche per questi buoni motivi molti cattolici hanno ritenuto di esprimere un voto ugualmente utile, scegliendo la Lega Nord.
Secondo il prof. Massimo Introvigne, è possibile che sempre più il voto dei cattolici non segua precise bandiere, o preordinate fedeltà, ma si orienti pragmaticamente anche diffondendo nelle parrocchie, nei movimenti e su internet dossier stile evangelical, sulle proposte dei vari partiti e candidati, centrati sulla valutazione dell’approccio a quei “principi non negoziabili” con forza affermati dalla Chiesa di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

Bioetica
Degna di nota, a tal proposito, è l’indagine diffusa durante la scorsa campagna elettorale dall’Associazione Nuove Onde, che ha individuato nella Lega Nord il partito più compatto sui temi cd. “eticamente sensibili”. Elemento senz’altro prioritario per molti cattolici che hanno deciso di votare il partito di Bossi.

Umberto Bossi e Plinio Corrêa de Oliveira
Lascio la parola al prof. Massimo Introvigne: «Il voto alla Lega non è soltanto né principalmente un voto di protesta contro gli sprechi dello statalismo e del centralismo, né un voto per le infrastrutture al Nord, per quanto questi temi entrino nel successo del partito di Umberto Bossi. Chi ha seguito la campagna della Lega – l’unica tra quelle dei partiti approdati in Parlamento affidata più agli strumenti tradizionali del contatto personale, delle riunioni e dei comizi che a Internet o alla televisione – si è reso conto del costante appello a valori che si possono riassumere – correndo il centenario della nascita del pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), che peraltro non presumo sia specificamente noto al leghista medio – nel suo motto “tradizione, famiglia, proprietà”, con una speciale attenzione all’identità, alle radici e alla consapevolezza del pericolo rappresentato dall’islam.
I cattolici possono soltanto augurarsi che nella Lega si affermi una classe dirigente capace di difendere questi valori in modo non solo istintivo ma consapevole e meditato. Ma questo non avverrà senza un dialogo più serrato e continuo fra chi, quanto a consapevolezza e meditazione di questi valori, nel mondo cattolico ha qualche cosa da offrire e il popolo della Lega» (link).

Rapporti istituzionali
I dirigenti leghisti, negli anni, hanno assunto atteggiamenti molto diversi nei confronti del cattolicesimo e della Chiesa. Sul territorio, per esempio nel trevigiano, molto accesa è stata naturalmente la dialettica tra le amministrazioni leghiste e le Diocesi. Mi piacerebbe sapere quel che accade in altri feudi verdi (per esempio Varese), ma la sensazione è che lo scontro-confronto abbia fatto passi avanti, a beneficio di tutte le parti, e ci sia oggi una migliore conoscenza reciproca. Fino alla prossima battaglia, che sarà ancora proficua.

Identità e interessi: i cattolici di fronte alla modernità di un movimento politico
A fronte di culture politiche che hanno contrapposto identità ad interessi, o costruito pseudoidentità attorno agli interessi, la modernità del movimento politico leghista sembra essere precisamente il tentativo di coniugare identità ed interessi, laddove il polo identitario, in un’epoca di sfide globali, non può che avere anche una forte connotazione territoriale.
In questa prospettiva, si tratta effettivamente di un movimento “fusionista” (e infatti per esempio in campo economico variabili nel tempo sono stati gli orientamenti assunti), che, pur a sua volta non esente da contraddizioni, tiene bene il passo delle sfide urgenti sentite nelle regioni del paese che sono riuscite comunque a crescere, nonostante l’ingenerosa palla al piede del carrozzone statalista.
Se il “cattoleghismo”, in molte regioni italiane, assumerà i connotati di un nuovo cattolicesimo popolare, attrezzato ed armato di una solida e radicata cultura, facendosi promotore di risposte concrete alle sfide sentite come prioritarie da molti cattolici, dipenderà molto da questi ultimi e dalle scelte che le dirigenze politiche della Lega e del PDL faranno nei prossimi anni.

venerdì, aprile 11, 2008

Un voto gioioso


Votare è bello, quando è un gesto profondamente libero, che segna l'appartenersi (nella condivisione di una direzione di giustizia).
La novità di queste elezioni è che per la prima volta andrò a votare di buon mattino, e molto volentieri.

sabato, aprile 05, 2008

Utilitarismo (mal calcolato) vs. Giustizia

Come ha scritto un amico: «il traguardo del 4% è superato, avremo molto di più». Infatti, stiamo già ottenendo molto di più, tra un pomodoro e un sasso, un mazzolino di prezzemolo e uno spintone, ci si muove in buona compagnia su una strada sensata: quali migliori soddisfazioni!
La “Lista per la moratoria – Aborto? No, grazie” raccoglierà molti consensi: tra chi aveva deciso di astenersi, e poi persino tra chi voterà Sinistra l’arcobaleno al Senato e addirittura tra chi si professa dannunziano!
L’ha detto infatti Giuliano Ferrara in questa intervista: «non si tratta di andare a caccia di voti». E nient’affatto perché la campagna contro l’aborto è una “battaglia di testimonianza” o “idealista”, come pure han scritto con sospetta insistenza anche certi farisei, ma perché i voti arriveranno da sé ed ognuno sarà importantissimo.
Per questo, qui, ora, si parla d’altro. Si vuole parlare di cose che sanno pure i bambini. Lo sanno anche i bambini, infatti, che per la Camera dei Deputati non c’è partita, il Popolo della libertà ha già vinto, abbondantemente, e i molti amici cattolici che ivi hanno trovato ospitalità raccoglieranno senz’altro i loro premi.
Dunque, a mia memoria, questa è la prima volta che in un’elezione politica chi riconosce nella Sacralità della vita il Principio dei Principi non negoziabili ha a disposizione l’opportunità di un voto che sia giusto e utile e chiaramente finalizzi una battaglia culturale combattuta con tutte le armi moderne che si hanno a disposizione. Un voto che sia il segno dell’appartenenza più profonda, perché universale. Un segno che faccia vedere come vita e libertà siano indivisibili.
Ciò premesso, va solo aggiunto, per noi cattolici liberali (noi, noi pochi…), che la questione che ci si pone è semplicemente questa:

Far finire la Superpolitica nella politica:




O far finire la politica nella Superpolitica:





Quale sia l’opzione più coerente con una visione del mondo Cattolica e Liberale è nell’evidenza del pensiero Cattolico e di quello Liberale. Altro che testimonianza! Altro che idealismo!

Evangelium Vitae

(Dall'Enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II il Grande, Capitolo 4, nr. 82)

Circondati dalle voci più contrastanti, mentre molti rigettano la sana dottrina intorno alla vita dell'uomo, sentiamo rivolta anche a noi la supplica indirizzata da Paolo a Timoteo: «Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina» (2 Tm 4, 2).
Nell'annunciare questo Vangelo, non dobbiamo temere l'ostilità e l'impopolarità, rifiutando ogni compromesso ed ambiguità, che ci conformerebbero alla mentalità di questo mondo (cf. Rm 12, 2). Dobbiamo essere nel mondo ma non del mondo (cf. Gv 15, 19; 17, 16), con la forza che ci viene da Cristo, che con la sua morte e risurrezione ha vinto il mondo (cf. Gv 16, 33).

In favore della vita

Juno, Mughini, e la saggezza della lista pazza

Ricevo da Francesco Agnoli, Capolista in Veneto 2 della "Lista per la moratoria - Aborto? No, grazie", e volentieri pubblico qui.

E' uscito anche nelle sale italiane il film Juno, la storia di una ragazza di 16 anni che vorrebbe abortire ma poi, dopo aver capito che il suo bambino è già perfettamente formato, che ha occhi, unghie, mani, esattamente come lei, decide di partorirlo e di darlo in adozione. Il film è una commedia, divertente ma anche pensierosa, profonda, che aprirà gli occhi a tante persone sulla realtà del concepito, di quello che in troppi continuano a definire un "grumo di cellule".
Giampiero Mughini, su Libero del 4 aprile, ha raccontato di aver visto il film, ma di non essere riuscito a guardare la scena in cui viene mostrata l'ecografia e il feto si rivela per quello che è, "ossia una creatura piena". "Ho abbassato gli occhi - ha proseguito Mughini - perché non reggevo quell'immagine, e nel frattempo la memoria mi correva a quel giorno in cui accompagnai la mia fiamma bionda da una mammana. Un ricordo devastante che non mi risparmia, a quasi quarant'anni di distanza".
A Juno è andata meglio: vedere la realtà, incontrare attivisti del mondo pro life, le ha permesso di ripensare alla sua scelta, e di trasformarla in un atto d'amore. Non dovrà dire, come fece Emma Bonino ricordando il suo aborto, di aver provato "solitudine, umiliazione, rabbia e un gran bisogno che tutto finisse subito…." (Grazia, 17/3/2005).
Rimane da chiedersi per chi voterebbe, oggi, se vivesse in Italia, Juno: certamente apporrebbe la sua x sul simbolo della lista Ferrara. Perchè capirebbe benissimo che lottare contro l'aborto è lottare per la vita, per le donne e i bambini. Per questo, come lista, saremo davanti ai cinema, in questi giorni, a distribuire i "piedini preziosi", una bellissima spilla che riproduce a grandezza naturale i piedini di un bimbo di 10 settimane: piedini troppo preziosi, appunto, perchè vengano "buttati via" (Nek) con troppa facilità.
Francesco Agnoli

Giuliano Ferrara in Sardegna

Intervista da ascoltare fino alla fine con attenzione, anche dove Giuliano Ferrara spiega perché la "Lista per la moratoria - Aborto? No, grazie" corre solo alla Camera dei Deputati.


giovedì, aprile 03, 2008

Solidarietà a Matilde Leonardi


Matilde Leonardi, candidata nella "Lista per la moratoria - Aborto? No, grazie" è stata oggetto durante un comizio di un lancio di sassi e lattine piene da parte dei democratici abortisti "difensori delle donne". Risultato: una mattina al Pronto Soccorso con una costola incrinata.

Adesso basta.

Non moriremo piccoli Andreotti


(dal blog di Giorgio Gibertini)

02 aprile
CE LA FAREMO: SONO SICURO
Caro Direttore,
sembra lontana anni luce quella Domenica di Febbraio che ci hai convocato, me e il medaglione ottocentesto Lorenzo, per cominciare questa avventura con tanto di libretto ufficiale della Camera dei Deputati da sfogliare, leggere, sottolineare, memorizzare.
Ci si dava ancora del Lei, nonostante fossimo tre uomini.
Poi giorno dopo giorno, improperio dopo improperio, siamo cresciuti assieme alla Lista Pazza e con Lorenzo si è spesso pensato di scrivere un libro "Fate l'amore non la lista".
Abbiamo frequentato più i Notai, in quei giorni, delle nostre mogli. Qualche compagno di viaggio si aggiungeva man mano (Eraldo dalla Liguria) altri si perdevano per sottostare a diktat superiori.
Poi Piazza Farnese, quasi più noi sul Palco della gente accorsa in Piazza come a voler significare che in questa avventura si è tutti protagonisti.
Poi il Liberi tutti: ognuno si è arrangiato come poteva con le fotocopie e rompendo il salvadanaio accuratamente riempito nel tempo per chissà quale altro progetto ma poi è arrivato il Progetto, questo, con la P maiuscola.
Sono iniziati i primi incontri. Teatri pieni e teatri vuoti. Sale stracolmente e 36 persone a Ferentino.
Censura dai media.Censura dagli amici, censura autocensurante da qualche pro life, tasse, riforme voti utili come se, quello che verrà, sarà il governo più importante di tutti i tempi.
Mi domando: ma quello di due anni fa è stato un voto utile visto che dopo 18 mesi è stato preso e buttato via? Anche allora sembrava decisivo per le sorti di questo paese, no? Allora questa volta, visto che in Italia non si sa mai come andrà a finire, l'unico voto utile è o non è quello sulla vita?
Tra gli amici vedo tanti piccoli Andreotti che crescono, che hanno dimenticato il coraggio di Re Baldovino, che sono pro life da una vita ma "non vogliono disperdere il voto".
Quanto si mangeranno le mani per tutti i prossimi anni quando riguarderanno, col senno di poi e con gli occhiali della ragione, e non dell'invidia, questo passato 2008, l'anno dei trenta anni della Legge 194 in cui miglior coincidenza delle elezioni con una Lista pro life Aborto? No Grazie... solo il Grande Regista da lassù poteva organizzarlo.
Perchè credo che ce la faremo?
Per due motivi: il primo è che sento lo stesso clima del Referendum sulla Legge 40 ovvero censure ed attacchi ma il popolo silenzioso che ragiona con la sua testa e non con gli interessi di bottega (ho distribuito, porta a porta, agli angoli delle strade di Roma, già 60 mila cartoline, una mano dopo l'altra, mai un cenno di protesta... arriverò a cento mila); il secondo è che, per quel poco che ti conosco, caro Direttore, sento che per settimana prossima hai in serbo il colpo ad effetto che ci farà, dal 15 aprile in poi ancora di più guardare a tutti con amore e buon umore.

Giorgio Gibertini

domenica, marzo 30, 2008

La rete per la vita / 3

Continuo la carrellata di blog/siti internet, per meglio conoscere i candidati della lista "Per la moratoria - Aborto? No, grazie".
Le puntate precedenti le trovate qui e qui.

http://giorgiogibertinijolly.spaces.live.com - il blog di Giorgio Gibertini (vedi qui)

http://www.elisabettapittino.it/dblog - il sito di Elisabetta Pittino, Stefano Savoldi e Paolo Picco, candidati in Lombardia

http://www.lorisbrunetta.splinder.com - il blog di Loris Brunetta, Capolista in Sardegna

http://www.abortonograzie-salizzoni.it - il bellissimo sito di Giovanni Salizzoni, Capolista in Emilia Romagna

http://www.marcotumbiolo.it - il sito di Marco Tumbiolo, candidato in Sicilia

Campagna contro l'aborto: appuntamenti elettorali con Claudio Risé + nota a margine

Sul blog Diario di bordo, è possibile visualizzare gli APPUNTAMENTI ELETTORALI con Claudio Risé, in aggiornamento.

Ricordo che Claudio Risé è Capolista in Lombardia 2, secondo in lista in Emilia Romagna e candidato a Milano, Napoli e Roma per la lista "Per la moratoria con Giuliano Ferrara - Aborto? No, grazie".

La lista per la vita è presente nelle Circoscrizioni per l'elezione della Camera dei Deputati.
E' opportuno ribadire che il problema politico di una maggioranza stabile in queste elezioni si ha solo per il Senato.
Votiamo pure per la forza di governo più vicina a noi nella scheda per il Senato, ma per la Camera scegliamo una lista di contenuto, non un contenitore!

sabato, marzo 29, 2008

Aborto? No, grazie. Claudio Risé a Brescia

IL PADRE, LA VITA, LA FAMIGLIA

Incontro con:

CLAUDIO RISE'
Capolista in Lombardia 2 per la "Lista per la moratoria. Aborto? No, grazie"


Mercoledì 2 aprile 2008 - ore 20.30

Auditorium Museo delle Scienze - Via Ozanam nr. 4, Brescia

Partecipano Elisabetta Pittino e Stefano Savoldi (Movimento per la Vita), Candidati nella lista per la moratoria

Incontro-dibattito organizzato dalle Associazioni "Papà Separati Brescia" e "Crescere Insieme"

Aborto? No, grazie. Francesco Agnoli a Spinea (VE)

Incontro con:

FRANCESCO AGNOLI

candidato per la lista

"Per la moratoria con Giuliano Ferrara - Aborto? No, grazie"

LUNEDI' 31 MARZO 2008 - ORE 20.30
Cinema Barbazza (S. Bertilla) - Spinea (VE)

venerdì, marzo 28, 2008

Diagnosi prevoto. Sarà maschio o femmina?

Giganteggiava ieri col suo Identikit poll, su "Il Foglio", Francesco Agnoli, capolista in Veneto 2 della lista più pazza del mondo.
In qualità di "uno di quelli che in Veneto votano Francesco Agnoli", riproduco volentieri in questo spazio l'articolo.


Quelli che votano Claudio Risé...

La lista pazza suscita grandi amori e grandi odi, perché è un segno della contraddizione che riafferma la realtà del concepito, la responsabilità verso di lui di chi lo ha procreato e rimette al centro la crisi affettiva, relazionale della società contemporanea, l’idea che abbiamo di amore, di relazione tra uomo e donna. La voteranno di più i maschi o le donne, mi ha chiesto qualcuno?
Troppo ormonali, intemperanti, cacciatori, don Giovanni, latin lover, molti maschi, per votare una lista che difendendo i bambini sin dal concepimento gli sbatte in faccia l’idea che ogni figlio, e ogni donna, siano dono e responsabilità. Né dono, né responsabilità, recitano i maschi donatori di sperma nelle banche del seme; i magnaccia che hanno necessità di liberare le loro lavoratrici di strada dal peso di una gravidanza e le portano ad abortire in serie; i maschi che non vogliono sposarsi per non prendersi impegni con una donna e tanto meno con un figlio; quelli che ci sono prima sempre il lavoro, gli amici, il bar; quelli che fanno discorsi femministi per essere più liberi loro e per sentirsi moderni; i maschi che non vogliono più dare il cognome ai loro figli, e che non si sentono mai abbastanza grandi e abbastanza maturi per prendere il largo…
Potrebbero votarla, invece, la lista, tutti quegli uomini che sono, o vorrebbero essere, padri, e che sono orgogliosi di ciò; che si sentono maschi senza nessun senso di colpa, perché non hanno mai guardato una donna come un oggetto; quelli che non vogliono essere né delegittimati, dalla cultura dominante, né deresponsabilizzati; quelli che l’utero è tuo ma 23 cromosomi ce li ho messi anch’io… Quelli che la mamma è importante, e il padre pure; quelli che non apprezzano l’idea dei figli fatti con il siringone ripieno di seme di sconosciuti distribuito dall’Arcilesbica alle donne single; quelli che mentre la donna sopporta pazientemente nove mesi di gravidanza, loro sopportano le sue sante “paturnie” e i suoi alterni umori; quelli che entrano in sala parto con la propria donna e le stanno vicino; quelli che rispettano tutti i cicli e controcicli, i mali di testa e tutte le altre vicende femminili, senza imbottire le loro mogli di pillole e di veleni, ma dominando se stessi… Quelli che sono stufi di vedersi dipinti da Toscani come stupratori genetici; quelli che non eliminerebbero l’innocente figlio di uno stupro, ma più volentieri lo stupratore; quelli che hanno tanta stima delle donne che un figlio a due uomini non lo darebbero in adozione mai e poi mai… Quelli che per loro di sessi ce ne sono solo due, e non cinque: il loro e quello femminile, complementare e necessario; quelli che se una madre abbandona marito e casa, per l’amante, reclamano i loro diritti di padri e non vogliono che i figli bazzichino con l’amante di lei… Quelli, in poche parole, che sono stufi dell’assenza del padre e in Lombardia votano Claudio Risé…

Quelle che…

Tra le donne la lista avrà moltissimi voti: le donne che hanno abortito perché le avevano raccontato che era un grumo di cellule; quelle che lo hanno fatto per il buon nome della famiglia, o perché il loro uomo, poverino, non si sentiva ancora pronto; quelle che lo hanno fatto perché altrimenti il datore di lavoro si sarebbe infuriato; quelle che hanno incontrato un uomo che le ha “amate” una sola volta; quelle che hanno sofferto e soffrono la sindrome post aborto e quelle che hanno avuto un figlio salvato dai Centri di aiuto alla vita… quelle femministe deluse, capaci di fare un passo indietro, che hanno rifiutato un figlio con l’aborto, quando lo hanno avuto, e non lo hanno più potuto avere, quando lo avrebbero desiderato; quelle donne che hanno abortito, e che hanno capito che la lista non è un giudizio su di loro, ma un’idea per un mondo migliore, più umano.
Quelle che hanno conosciuto maschi veri, come Giuseppe Garrone, che ha creato il telefono verde di aiuto alle mamme, o come Silvio Ghelmi, che ha gestito per tanti anni il Progetto Gemma, di adozione per le mamme in difficoltà economica, o come Marco Paolo Rocchi, tra i fondatori del Centro aiuto alla vita per la “tutela della maternità” in Italia, nel lontano 1975… Quelle che si sentono più rappresentate da Olimpia Tarzia, donna e madre, che dalla Bonino, o dalla Bindi, o dalle donne in carriera che difendono i “diritti” delle donne, tipo quote rosa, dimenticando del tutto il “diritto” alla maternità; quelle, infine, che tra il sacerdote Ratzinger e il pontefice laico Pannella, entrambi inguaribili single, pensano che il primo sarebbe un marito un po’ più dolce e premuroso del secondo…
Francesco Agnoli (da "Il Foglio", 27/03/2008)

mercoledì, marzo 26, 2008

Rito della benedizione dei figli chiesta dai padri


Sabato, 12 APRILE, ore 19.00,
Santuario Madonna della Neve - Adro (BS)


“IL RITO DELLA BENEDIZIONE DEI FIGLI CHIESTA DAI PADRI”

Introduce Armando Ermini
Celebra padre Gino Toppan


Il “RITO” è proposto ed organizzato da “Lista per il padre”, Claudio Risé e "Maschi Selvatici"

Il rito è il gesto, concreto ed insieme fortemente simbolico, attraverso il quale noi padri riconosciamo che il valore della paternità è responsabilità affettiva ed educativa, che deriva il proprio senso originario dalla paternità di Dio, a Cui tutte le creature appartengono e dal Quale ci vengono affidate.
UNA RISPOSTA/PROPOSTA ALLA CULTURA CONTRO I PADRI E I FIGLI

Da decenni ormai si assiste in tutto l’Occidente ad un progressivo occultamento e negazione del ruolo del padre nella famiglia. I motivi di questo fenomeno sono vari e diversificati, ma fanno comunque capo a due processi fondamentali: 1) la progressiva secolarizzazione della nostra società; 2) il conseguente indebolimento di strutture sociali come la famiglia, fondate su un ordine simbolico trascendente, e sulla pratica del dono.
Recentemente questo attacco al padre (e quindi alla famiglia tradizionale intesa come padre-madre-figli) ha raggiunto livelli di inaudita violenza.
Qualche mese fa sui muri e sui mezzi pubblici di Brescia, a firma degli Assessorati “Pari Opportunità” di Comune e Provincia e di alcune sigle sindacali, sono apparsi manifesti scabrosi e pericolosi sul piano della comunicazione e della formazione psicologica delle nuove generazioni. Uno, ad esempio, ritraeva una ragazzina con l’occhio pesto e la scritta “Gli occhi neri sono di suo padre”; un altro ritraeva un bambino che si appresta a picchiare una bambina e la scritta “Lo fa anche papà”.
Qualche settimana fa sul settimanale Donna Moderna, nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione sulla violenza contro le donne, è stata pubblicata (e poi ripresa da altri giornali, anche quotidiani) una foto di Oliviero Toscani che ritrae un bambino e una bambina, nudi e a volto scoperto (!), con la scritta sotto di lui “carnefice” e sotto di lei “vittima”. Così facendo si stigmatizzano i generi predestinandoli e polarizzandoli attorno a qualità negative, invece che lasciarli aperti alla ricchezza infinita delle loro intrinseche diversità, compiendo un'operazione ideologica discriminante e razzista
Siamo convinti, come uomini e padri, che non sia ulteriormente tollerabile un tale scempio sacrilego della dignità della persona umana, maschio o femmina, adulto o bambino che sia. Nel nome della lotta ad una violenza se ne commettono molte altre, subdole e pericolose sul piano dell’identificazione dei piccoli e della relazione tra i generi.
Abbiamo scritto alle redazioni di giornali e riviste, a volte ottenendo di essere pubblicati, altre volte no.
A questo punto abbiamo deciso di “manifestare” le nostre convinzioni in un modo che ci appartiene più in profondità, cioè attraverso azioni concrete e proposte positive. Il nostro obiettivo è quello di testimoniare che la paternità è vocazione e dono, iniziazione dei figli al mondo e al sacro, custode dei valori della vita (a cominciare dal diritto di nascere) e dell’integrità della famiglia, mediazione affettiva e culturale fra tradizione e innovazione, trasmissione nella società di energia e creatività costruttive e trasformatrici.

Fonte: [MaschiSelvatici]

"La storia siamo noi": Paternità

In onda qualche giorno fa su Rai 2 "La storia siamo noi: Adamo dove sei? La nuova paternità": guarda qui, o sotto in sequenza:

http://www.youtube.com/watch?v=45fu7egvc3I

http://www.youtube.com/watch?v=NJhByxHjkkU

http://www.youtube.com/watch?v=bo-s1X5w2wg

http://www.youtube.com/watch?v=bo5sAYlkFtg

http://www.youtube.com/watch?v=kvAVvVq7nFY

martedì, marzo 25, 2008

La lista è pazza, i candidati no


Maria Luisa Tezza. Della serie: "la lista sarà anche pazza, ma i candidati no".
42 anni, moglie e madre, avvocato, iscritta in Forza Italia dal 1994, sindaco di Zevio (VR) dal 1995, assessore provinciale a Verona alla famiglia, sociale, istruzione e pari opportunità dal 2004. Si presenta così nella sua pagina web, ma poi si viene a sapere che no non è più sindaco di Zevio, adesso in quel comune è... assessore alla vita nascente, "unico" esempio al mondo. Se poi volete vedere com'è fatto un bel sorriso basta dirle che è pazza a pensare di non essere l'"unico", ma semplicemente il "primo".
La vita ridotta a politichetta ed oggetto amministrato perché amministrabile? Neanche per idea, Lady prolife promuove la SuperPolitica sentite qua: «Con un docente universitario abbiamo formulato un questionario per capire le necessità delle famiglie. C’era anche la domanda sull’aspetto economico della maternità: se il tuo Comune ti concedesse un assegno per ogni figlio, vorresti più bambini?». E le risposte? «La maggior parte erano dei no. Questo ci conferma che la questione dell’accoglienza della vita non è un dato economico ma culturale: bisogna tornare a far innamorare i giovani della vita».
La vita-prima-di-tutto e sopra-di-tutto: quando le forze antivitali attive in un Paese, (le forze che seminano morte, quelle che denunciano in prima serata rai radiotelevisione italiana lo scandalo di chi vuol spiegare ad una donna cosa è l'aborto prima che abortisca, e le "stanze del buco" quelle invece sì che sono civilissime e modernissime) detengono per decenni l'egemonia culturale anche impossessandosi del potere politico (va da sé la mission della laicità), urge la cerca di armi affilate per tagliare un po' di nodi: la "Lista per la moratoria - Aborto? No, grazie" è una di queste, non serve neppure cercarla, basta votarla, non votarla vuol dire lasciarsi sfuggire una grande opportunità, l'opportunità di un'azione positiva e senza controindicazioni (sfido chiunque).
Maria Luisa Tezza è capolista in Veneto 1, candidata in Lazio 1, Abruzzo, Campania 2 e Puglia. Nel Parlamento della repubblica italiana ci starebbe benissimo e potrebbe fare un buonissimo lavoro, anche per questo qui si vota e si fa votare la "Lista per la moratoria - Aborto? No, grazie".

Giorgio Gibertini. Già responsabile organizzativo del Movimento per la Vita, già capo dei giovani del movimento (il cui manifesto al punto 2 invoca l'introduzione del principio della consultazione del padre del concepito), Giorgio Gibertini, che già in passato aveva avuto parole di condanna nei confronti dell'"aborto di stato", a spese di tutti i contribuenti, ha contribuito materialmente alla formazione delle liste pazze: che infatti sono ricche di esperienza che viene dal Movimento per la Vita e sopratutto dai Centri di Aiuto alla Vita, l'esperienza viva di chi non parla solo, ma fa tanto e tanto ha fatto in silenzio, negli anni, perché chi aiuta e salva vite, chi protegge la maternità, chi apre le porte della sua casa a donne e uomini disperati, non è politicamente corretto e neppure sufficientemente glamour, ssst, certe cose non si possono raccontare normalmente, ssst, figuriamoci in campagna elettorale.
Anche questo uomo-sandwich starebbe benissimo in Parlamento e farebbe senz'altro un ottimo lavoro. Lui, per candidarsi nella Lista, ha rischiato di compromettere il suo lavoro vero (poi magari un giorno con calma saranno da mettere in fila queste storie dei candidati generosi e coraggiosi della lista pazza...) e di subire l'incomprensione di amici confusi, ma non smette di scrivere al cugino che non vuole votare la "Lista per la moratoria - Aborto? No, grazie". Speriamo che il cugino si convinca.

Del resto non sempre a convincere sono puntuali argomentazioni, capita di trovare indecisi a cui pure va cantata una canzone. Come questa "Berlusconi m'ha rotto", parole e musica di Carlo Melina.

viva

lunedì, marzo 24, 2008

La rete per la vita / 2

Continuo la segnalazione di siti della rete per la vita, che già avevo cominciato qui .

www.olimpiatarzia.it - Il sito di Olimpia Tarzia, che ci ricorda che "LA LISTA SI PRESENTA SOLO ALLA CAMERA. AL SENATO DAI UN VOTO SECONDO LE TUE PREFERENZE POLITICHE. ALLA CAMERA VOTA CON IL CUORE!". Tra i soci fondatori del Movimento per la Vita italiano, socio fondatore dell'Associazione Nazionale Scienza & Vita, Presidente di "Donne e Vita", comitato che ha avuto un ruolo fondamentale nella motivazione all'astensione sui referendum sulla fecondazione artificiale. Capolista della "Lista per la moratoria - Aborto? No, grazie", in Puglia, seconda in lista in Lazio 1 e Campania 1, presente in altre regioni (terza in Veneto 2).

www.listaferrara-abortonograzie.lombardia.it - Il sito internet dei candidati per la Lista contro l'aborto in Lombardia, con l'elenco dei nominativi, gli appuntamenti elettorali e i riferimenti utili per eventuali contatti e richieste di informazioni.

www.listaferrara-abortonograzie.liguria.it - Il sito della Lista per la moratoria in Liguria. Capolista Eraldo Ciangherotti.

Segnalo infine l'ottimo aggiornamento della pagina web www.ilfoglio.it/lista in cui è possibile ora conoscere tutti gli appuntamenti elettorali previsti nelle diverse regioni italiane.

Buona Navigazione!

venerdì, marzo 21, 2008

La Passione di Cristo e noi



Siamo tutti Pilato quando ogni giorno cediamo al comodo relativismo, quando snaturiamo il nostro potere e democraticissimamente accettiamo indifferenti l'assassinio legale.
Siamo tutti Centurioni romani quando da postazioni sicure e di potere (schiavitù), per interesse, ingordigia o debolezza esercitiamo violenza sulla verità, anche noi facciamo sanguinare il corpo di Gesù.

Lista per la moratoria in Veneto: teatri pieni, pubblico attento, spirito nonviolento

Veni Vidi Veneto. La Campagna perfetta (di Giuliano Ferrara)

Verona, Conegliano (Treviso), Rovigo, Belluno, Padova. Autofinanziata con due lire, promossa con passione dai candidati e dai loro amici (la pasionaria Maria Luisa Tezza, esile bella e bionda assessore alla Provincia di Verona; il sornione avvocato Galli Righi, presidente del Consiglio provinciale; i giovani ardenti Francesco Agnoli e Marco Perini); fiancheggiata da giornalisti coraggiosi (Stefano Lorenzetto); preparata da iniziative per la moratoria, da discussioni infinite con laici, preti, circoli culturali, centri di aiuto alla vita, movimenti, gruppi interni ed esterni ai partiti, intellettuali, professionisti, lavoratori, gente varia della società civile, una marea di donne e molti giovani: in Veneto è iniziata [sabato e domenica scorsa] la campagna elettorale perfetta. Aborto? No, grazie.
Teatri pieni, spesso riempiti con persone che devono superare le forche caudine dei centri sociali e di femministe molto infelici negli slogan derisori e abbrutenti che urlazzano. Pubblico attento fino allo spasimo, cocciuto nella voglia assoluta di ascoltare una parola politica diversa dal solito, già preparato a sostenerla, quella parola, e a diffonderla con pochi mezzi, in una invisibilità mediatica che è la nostra vera risorsa. Mai una campagna è stata fondata su un così formicolante passaparola, su un’adesione così spontanea alla semplice risonanza di un termine che vive dell’ascolto ad esso prestato: moratoria. Un basta, un dateci tregua, un segno di contraddizione al tessuto di ordinarietà e di normalizzazione burocratica del maltrattamento della vita umana che la campagna tradizionale, quella esausta dei partiti che vinceranno inutilmente le elezioni, preferisce ignorare.
Il Veneto è cattolico, ma era proprio il voto laico dei cattolici che era in ballo. Non sono state discussioni tecniche, perdute nei dettagli atroci dell’aborto come costume indifferente. C’era fervore, con quel qualcosa di speciale che dà la fede diffusa e la sua cultura, il suo linguaggio, ma è stata ogni volta una ricerca comune intorno al tema della verità. Una ricerca modernissima, contro l’arcaismo dell’infanticidio di stato delle bambine in Asia, contro l’assimilazione e la promozione ancestrale del rifiuto legalizzato di maternità. Senza mai un sentimento, men che meno un grido, che si levasse punitivo verso le donne. Nella piena accettazione del dovere di applicare nel suo senso di compromesso la legge 194, con la malizia di sapere che quando fu deciso di combattere l’aborto clandestino non si era accettato l’aborto, come è avvenuto dopo, come una fatalità e un’abitudine. A Padova Umberto Silva e i suoi amici psicoanalisti antiabortisti erano mescolati ai ragazzi ciellini, alla borghesia moderata e conservatrice, a un popolo di credenti laici e cattolici incredibilmente ricco di sfumature, voglioso di votare per una volta su una base filosofica, sul crinale di un giudizio sereno ma inflessibile che parla dell’esistenza reale degli uomini e delle donne nel mondo: nascere, vivere, morire. Ma soprattutto vivere con buonumore, respingere la tristezza infinita di cui parlano le cronache della sessualità e del superomismo abortivo da trent’anni.
Ciascuno cercava il buonumore a suo modo. Chi pregando e riempiendomi le tasche di lettere e suppliche di conversione cristiana, chi riflettendo e ragionando, chi valutando e giudicando la risposta meschina che abbiamo avuto. E violenta come una gogna ideologica. Ma solo per raddoppiare lo spirito nonviolento di una campagna elettorale perfetta, una vera casa ambulante della verità e della libertà.

Fonte: [La7.it]


Continua la battaglia culturale e politica della "Lista per la moratoria - Aborto? No, grazie". Tutte le informazioni sui prossimi appuntamenti nel sito in aggiornamento moratoriasullaborto.com

Aborto e donne minorenni

Secondo la Relazione al Parlamento sull'attuazione della L. 22 maggio 1978, n.194 "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza", pubblicata in queste ore dal Governo, è sempre di più preoccupanti dimensioni il fenomeno delle donne minorenni che decidono di abortire, senza il consenso dei genitori e ricorrendo per l'autorizzazione direttamente al Giudice Tutelare (che concede il suo nulla osta nella quasi totalità dei casi).
E' così descritto il quadro ambientale in cui vivono e "decidono" queste ragazze:

«L’ambiente in cui si trovano le minorenni che maturano la grave decisione è in genere abbastanza desolante, essendo spesso caratterizzato da gravi disagi all’interno della famiglia, soprattutto di tipo sociale (genitori separati, od in conflitto tra loro o con la stessa figlia) oltre che economico, dalla mancanza di dialogo e, a volte, anche dalla salute precaria di uno dei due genitori.

I rapporti con il padre del concepito sono quasi sempre molto labili ed a volte del tutto occasionali; inoltre, nei casi in cui quest’ultimo sia stato interpellato dalla stessa minorenne o dal Giudice Tutelare nel colloquio, ha fatto spesso presente di non poter fornire alcun sostegno economico a causa della mancanza di un lavoro.

Tutto ciò fa sì che la minorenne, anch’essa quasi sempre senza lavoro, non riesca a trovare in definitiva un sostegno morale né materiale, fattori che aggravano ulteriormente la sua situazione di intimo disagio e che la inducono, infine, alla triste decisione.

Vi sono tuttavia anche casi in cui la minorenne vive in un contesto socio-familiare positivo, caratterizzato anche da buoni rapporti con i genitori. Malgrado ciò, la ragazza non adduce espressamente nessun motivo particolare a voler abortire, se non quello di rifiutare il figlio avvertendolo semplicemente come un peso. Anche la possibilità di poterlo disconoscere sembra venire rifiutata a priori, quasi intendendo voler cancellare in modo radicale il problema senza possibilità di riesaminarlo per trovare una qualche soluzione.

Queste minorenni appaiono ferme e decise nel loro proposito, ma considerato il contesto positivo in cui vivono sembrerebbe che un consiglio da parte dei genitori circa la grave decisione potrebbe forse aiutarle a ponderare maggiormente il problema, considerato che in definitiva il loro livello di maturità non sembra essere ancora completo».


Per approfondire: Link

martedì, marzo 18, 2008

La "Lista per il padre" sostiene le candidature di Claudio Risé, Francesco Agnoli e la Campagna contro l'aborto

Rilancio volentieri il volantino diffuso dalla "Lista per il padre", che chiede di votare per Claudio Risé e la "Lista per la moratoria - Aborto? No, grazie". Ecco il testo:

Nel dicembre 2001 Claudio Risé ha steso il Documento per il padre, sottoscritto subito da Stefano Zecchi, Giuseppe Sermonti, Claudio Bonvecchio, Giulio Maria Chiodi ed altri, e in seguito, fino ad oggi, da numerosi docenti universitari, scienziati, giornalisti, professionisti e lavoratori di ogni categoria, e privati cittadini.

In questo Documento, il cui testo e adesioni sono pubblicate in http://www.claudio-rise.it/documento_per_il_padre.htm, si chiede un rinnovamento culturale capace di riconoscere il valore della figura paterna nella nostra società e di rivalutarne il ruolo nella vicenda riproduttiva, ridotto al silenzio dalla legge 194/78 sull’aborto. Gli aderenti a questo documento si incontrano online nella “lista per il padre”, di informazione, discussione e ricerca sulla famiglia, e la paternità.

In queste elezioni, per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, si presenta un gruppo politico, “Lista per la moratoria con Giuliano Ferrara” http://www.ilfoglio.it/lista, che mette al centro del programma proprio la riproduzione dell’essere umano, visto come soggetto da tutelare e proteggere “dal concepimento fino alla morte naturale”.

Si tratta di una grande battaglia umana e paterna, a tutela dei bambini, ed in grado di trasformare la cultura della morte che ha emarginato il padre, abbandonato la madre, e ucciso milioni di bambini tra l’indifferenza sociale. La presentazione della “Lista per la moratoria contro l’aborto”, e la candidatura al suo interno di Claudio Risé, è un importante segnale di cambiamento culturale nel senso auspicato dal Documento per il padre. A conferma della contiguità della lista col nostro documento sta anche la collocazione di assoluto rilievo che al suo interno ha il professor Francesco Agnoli, sottoscrittore del nostro documento, caro amico e studioso dei temi della vita nascente, importante collaboratore de Il Foglio. Agnoli è capolista in Veneto 2, e candidato in Piemonte 1, Sicilia 2, Lombardia 1, Lombardia 2, Veneto 1, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia: una vera colonna della campagna!
Se la lista otterrà, come è possibile, il 4% richiesto, esprimerà un drappello di parlamentari che porteranno nelle istituzioni, con sincerità e impegno, la cultura della vita e della famiglia come non sostituibile centro della personalità e della società umana. Claudio Risé è capolista nella circoscrizione di Lombardia 2, secondo in lista in quella dell’Emilia Romagna, e presente in quella di Lombardia 1, Lazio 1, e Campania 1. Vi chiediamo di appoggiare la lista dove è candidato l’autore del nostro documento di fondazione.San Giorgo
Nel pieno rispetto della libertà di tutti firmatari, raccomandiamo, per chi ha orientamenti diversi, anche il nostro giovane e appassionato partecipante Fabio Barzagli, candidato a Firenze per la lista “Italia dei valori”.
Abbiamo da combattere una buona battaglia. Come dice il Signore (Lc.22, 36): ”chi non ha una spada, venda il mantello, e ne compri una”.
Buon lavoro, e buon combattimento!


La Lista per il padre
info/contact e-mail: listaperilpadre@alice.it


La versione in pdf del volantino - stampa e diffondi!

Moratoriasullaborto.com - La rete per la vita

"Aborto? No, grazie". Domanda e risposta si diffondono in Rete (oltre che nei Teatri e Auditorium: grandioso il successo dello scorso weekend elettorale di Giuliano Ferrara in Veneto).
E' on line il sito unico nazionale della "Lista per la moratoria - Aborto? No, grazie": www.moratoriasullaborto.com .
Già ricco di pagine, e ragioni valide, per sostenere la Campagna contro l'aborto (ci si tornerà!). Utile altresì per tenersi aggiornati sugli appuntamenti elettorali, ed offrire eventualmente il proprio contributo alla Campagna elettorale.
La rete per la vita si sta arricchendo giornalmente di nuovi spazi, qui comincio a segnalarne alcuni:

www.mammestufe.it - il blog di Diana Zuncheddu, Candidata per la Lista antiabortista in Sardegna

www.matildeleonardi.it - il sito di Matilde Leonardi, seconda in Lista in Lombardia 3, candidata anche in Veneto 1, e presente in altre Circoscrizioni

http://francescatalamucci.spaces.live.com - il blog di Francesca Talamucci, Candidata in Lazio 1 e 2, e presente in altre Circoscrizioni

Lista per la moratoria - Campagna elettorale

Chi volesse collaborare alla Campagna elettorale della "Lista per la moratoria - Aborto? No, grazie", in Veneto o in qualsiasi altra Regione italiana, può scrivermi al seguente indirizzo:
lanzenottern@gmail.com .
Sarà mia cura cercare di passarvi i riferimenti utili per un opportuno coordinamento.
Grazie per tutto quello che potrete fare.

domenica, marzo 16, 2008

Moratorium list: Campagna elettorale blindata

Dopo Conegliano, è la volta di Padova (clicca qui), per la "Lista per la moratoria - Aborto? No, grazie", si preannuncia una Campagna elettorale blindata.
Un paese in cui chi si batte per migliorare l'accoglienza della vita, per fornire aiuti e sostegno alle donne in difficoltà, per affermare il principio della sacralità dell'essere umano, deve girare le città scortato, ditemi voi che paese è.
"Scegliere la vita" comporta oggi dei rischi perché significa affermare il principio di libertà dell'essere umano. Comunisti e pseudofemministe, i violenti e gli intolleranti, sono ancora oggi lì a gridare il loro odio verso la vita e la libertà.
Non mollate, Giuliano, Francesco e tutti, ché non siete soli e avete con voi la forza delle idee vere perché incarnate nella realtà dell'essere umano.

Perché scegliere la Lista per la moratoria

“Ferrara non deve parlare!”, “Vergogna!”, “La 194 non si tocca!”, “Ferrara è inconcepibile!”, questo lo stile comunicativo della trentina di contestatori, femministe e no global, che ieri sera a Conegliano hanno cercato di impedire l’accesso al Toniolo. Con provocazioni fisiche, spintoni e qualcosa di più.
Ma l’auditorium si è comunque riempito, Giuliano Ferrara e Francesco Agnoli sono stati accolti da fragorosi applausi.
Agnoli, Capolista in Veneto 2, ha introdotto la “Lista per la moratoria – Aborto? No, grazie”, “lista pazza” perché composta da donne e uomini cui non interessa diventare sottosegretari di qualche governo, donne e uomini che nessun partito avrebbe candidato, donne e uomini che hanno riconosciuto nella battaglia per la vita “l’idea di fondo che deve ridiventare persuasiva, al posto delle televisioni e del sol dell’avvenire”. Donne e uomini, molti dei quali del Movimento per la vita, che per decenni hanno svolto un’attività eroica, quasi in clandestinità, sussurrando nell’ombra, organizzando convegni semideserti (alla presenza di qualche Vescovo), perché colpiti da un’interdetto sociale.
Francesco Agnoli, appassionato studioso di bioetica, collaboratore de “Il Foglio” e di “Avvenire”, firmatario del Documento per il padre, ha evidenziato nella sua breve relazione un aspetto spesso oscurato ma centrale della “cultura di morte”: la delegittimazione istituzionale della paternità, risoltasi in una deresponsabilizzazione che spesso condanna la donna alla solitudine, o addirittura porta l’uomo a spingere la donna verso la scelta più tragica.
Dell’intervento di Giuliano Ferrara ha colpito la sua serena posatezza (evidenziata ancor più dal rancore dei contestatori), tutta incentrata sulla “logica del promuovere, non del giudicare o colpire”.
Il Direttore de Il Foglio ha spiegato come la Lista per la vita non sia “una setta di fissati dello zigote, c’è una questione antropologica fondamentale visibile da chiunque sia privo del filtro dell’ideologia”.
Ferrara ha altresì sottolineato come il potere di scegliere arrivi sempre e solo dopo il confronto con la verità: non è vero che il figlio, il terzo che viene da un rapporto d’amore tra un uomo e una donna, esiste solo se una donna lo accoglie, è una verità oggettiva.
La “Lista per la moratoria – Aborto? No, grazie” “non danneggia nessuno, promuove qualcosa di più” – ha spiegato Ferrara. Il Direttore ha infine chiarito di non negare l’esistenza di altri problemi politici (la sicurezza, il potere d’acquisto, l’imposizione fiscale alle stelle), per i quali ognuno può esprimere una preferenza per l’elezione del Senato, dove la lista antiabortista non corre.
Scegliere la Lista per la moratoria contro l’aborto – che non è un partito, significa dare un segnale forte contro quello smarrimento antropologico che si manifesta sia nelle reazioni più scomposte e violente alle proposte razionali che si fanno portatrici della “propensione a favorire il meglio”, sia nella volontà dei grandi partiti di non assumere posizioni chiare su fondamentali questioni antropologiche, abusando del concetto di “libertà di coscienza”.

Lista per la moratoria: aggrediti i partecipanti all'incontro di Conegliano

Io ero arrivato all'appuntamento di ieri sera un po' in anticipo e sono riuscito ad entrare beccandomi solo un "vergogna" col megafono nelle orecchie, un piccolo spintone e un lancio di prezzemolo.
In effetti poi il professor Francesco Agnoli mi aveva spiegato di non esser riuscito ad entrare dall'ingresso principale, ma non pensavo ad un'aggressione di questo tipo.
La vernice l'avevo vista in terra anch'io, come pure i numerosi poliziotti tutti in disparte, immobili.
Della vile aggressione dei soliti noti ne parla Andrea Tornielli, sul suo blog: cliccare qui per saperne di più

"Vergogna!", ma gli abortisti non fermano la Lista per la vita

(Da "Il Gazzettino", 16 marzo 2008, www.gazzettino.it)

Conegliano. Le proteste di "Donne in Movimento" non hanno impedito al folto pubblico accorso ieri sera all'auditorium Toniolo di prendere posto in sala per ascoltare Giuliano Ferrara. L'incontro con il noto giornalista e politico organizzato dal Centro Culturale Humanitas al quale hanno aderito il Movimento per la vita, Comunione e Liberazione ed il Centro Culturale Papa Luciani, ha fatto registrare il tutto esaurito nonostante l'annunciata protesta del gruppo femminista trevigiano.
I manifestanti, una trentina in tutto, si sono piazzati all'ingresso dell'auditorium e al grido di "Vergogna" e "Ferrara sei inconcepibile" hanno tentato di dissuadere, anche fisicamente, le persone dall'entrare anche con il lancio di mazzolini di prezzemolo. A tenere a bada le "Donne in Movimento" e i no global ci hanno pensato le forze dell'ordine, mobilitate anche da Treviso e Bologna.
Le proteste hanno un po' infastidito gli organizzatori, "tutti quanti possono esprimere la propria opinione ma civilmente", ha detto Lorenzo Battistella, presidente dell'Humanitas, mentre non hanno scalfito più di tanto Giuliano Ferrara che all'inizio del suo intervento le ha definite "forche caudine" senza però dar loro troppo spazio. "Sono convinto che non esista una sola donna al mondo che senta di poter affermare la sua libertà con l'aborto", ci ha detto Giuliano Ferrara prima di salire sul palco. Accanto a lui, c'era Francesco Agnoli, candidato per il Veneto della lista creata da Ferrara "Aborto? No, grazie. Per la moratoria con Giuliano Ferrara".
Due uomini a parlare di cose di donne, una delle contestazioni che sollevano le attiviste di "Donne in Movimento". "Viviamo in una società maschile e ora ci sembra di essere tornate indietro di trent'anni - afferma Monica Fiengo, una portavoce del movimento - Noi siamo cresciute a pillole e consultori, ora vogliono toglierci la libertà di scegliere".
"Una delle cose più dolorose di questi trent'anni - ha detto Ferrara - sono i milioni di aborti, 50 milioni l'anno". Sul ruolo dell'uomo nello "Scegliere la vita", tema della serata, Ferrara afferma che "spesso gli uomini si voltano dall'altra parte, rimangono fermi, stupiti, storditi dal loro egoismo. Così l'aborto succede anche per le responsabilità dell'uomo, ma anche di tutti noi".
Dove per noi Ferrara intende la società, una società "nella quale l'aborto è diventato moralmente indifferente", una società nella quale esiste una legge, la famosa 194, che "è nata per tutelare la maternità ma è stata tradita nel suo spirito".