lunedì, dicembre 24, 2007

Avvento e Lotta nel volto del Bambino

Il Signore, che doveva portare non la pace ma la spada sulla terra, per combattere contro i regni degli errori del tempo [presente], manifestandosi nella storia ha posto come una sua tenda militare, cioè la sua stessa incarnazione.
Sant'Agostino

Il milite cristiano è armato dalla testa ai piedi. Elmo è la speranza della salvezza e cioè la speranza in Cristo; corazza è la giustizia, ossia le opere giuste e sante; cintura è la verità, vale a dire fedeltà, integrità, castità; calzature e gambali indicano prontezza e alacrità nell'imboccare e diffondere la via del Vangelo; la destra impugna la spada che è la parola di Dio; la sinistra lo scudo, che significa la fede.
Cornelio a Lapide

Non bisogna illudersi, i problemi che pone il secolarismo del nostro tempo e la pressione delle presunzioni ideologiche alle quali tende la coscienza secolaristica con la sua pretesa esclusiva alla razionalitá definitiva, non sono piccoli. Noi lo sappiamo e conosciamo la fatica della lotta che in questo tempo ci è imposta. Ma sappiamo anche che il Signore mantiene la sua promessa: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
Benedetto XVI

C'è il tempo della silenziosa attesa e dell'adorazione; il tempo della celebrazione della venuta del Bambino Gesù, che sempre viene a mostrarci la povertà dei potentati e delle bugiarde signorie di questo mondo, prigioniere delle partite della storia.
Che il Re Vittorioso ed il Sole di Giustizia abbia il volto tenero di un Bambino è un mistero commovente, e disarmante il maligno.
Buona Natività.

sabato, dicembre 01, 2007

«Mentre infuria la tempesta, getto l’ancora fino al trono di Dio: speranza viva che è nel mio cuore»

"Spe Salvi" - appena pubblicata la Seconda Lettera Enciclica del Santo Padre, ha già suscitato innumerevoli commenti e reazioni, più o meno meditati.
Non poteva essere altrimenti, perché il Documento affronta la questione più urgente e che ci interpella tutti, prima di tutto singolarmente, in un mondo che si va spiritualmente desertificando: la Speranza che dà significato al "qui ed ora", pienezza alla propria vita, sostanza al proprio essere e capacità di incidere sulla realtà quotidiana.
L'uomo disperato è un uomo disarmato; le piccole (pur importanti) speranze mondane si consumano e si disperdono facilmente, se non si riconoscono nella più grande Speranza: la fede nella vita eterna (che è "abbraccio con la totalità", grandissima la Sapienza Simbolica del Nostro Santo Padre!), cui aspira tutto l'essere umano (vertiginoso ed inquietante però il passaggio del'Enciclica in cui Benedetto XVI s'interroga se il rifiuto della fede in molte persone non derivi proprio dal rifiuto della vita...).
La "Spe Salvi" si sofferma altresì sul carattere individuale e comunitario della Salvezza, sulla relazione tra Speranza e Libertà, tra Speranza e Preghiera, Desiderio e dunque Azione - l'uomo è fatto per la Giustizia, fame che non può essere placata dai moralismi atei, incapaci di risolvere la sofferenza nelle loro gabbie materialistiche.
Ancora: il Giudizio finale, realtà quasi rimossa da certo cattolicesimo modernista, e qui rigorosamente ripresentata in tutta la sua forza e verità, depurata da ogni morboso terrorismo.
Ogni paragrafo del testo è fonte di spunti e riflessioni, l'Enciclica va meditata attentamente e a lungo. Ma soprattutto "Spe Salvi", come è stato subito osservato, è, letteralmente, commovente: si rivolge al cuore e alla testa dell'uomo, per metterlo "in movimento", indicando il senso e la direzione dell'essere umano.
La Speranza salva gli "uomini impagliati"!
Intanto si può solo esser grati al Santo Padre (che chiama Dio: "Paron", in lingua veneta!), e al Signore che l'ha messo a guida della Sua Chiesa, per indicarci la meta.

«Ed è già qualcosa conoscere la meta, poiché molti neppure riescono a vedere dove debbono andare. Ora, affinché avessimo anche il mezzo per andare, è venuto di là colui al quale non si voleva andare. E che ha fatto? Ci ha procurato il legno con cui attraversare il mare. Nessuno, infatti, può attraversare il mare di questo secolo, se non è portato dalla croce di Cristo. Anche se uno ha gli occhi malati, può attaccarsi al legno della croce. E chi non riesce a vedere da lontano la meta del suo cammino, non abbandoni la croce, e la croce lo porterà»
(Sant’Agostino, Commento al Vangelo di san Giovanni)