sabato, settembre 15, 2007

Padri e aborto: la ferita aperta e la nuova coscienza

Non ascoltare la voce del padre nel momento della scelta comporta conseguenze gravi per entrambi i potenziali genitori: per la donna che viene lasciata sola di fronte alla scelta e spesso anche al dolore e al senso di colpa che ne conseguono, ma anche per l’uomo: il padre infatti, nel momento in cui viene escluso dal movimento vitale che ha contribuito a iniziare, viene mutilato e ferito nella sua potenzialità creativa.

Leggi tutto il contributo di Paolo Ferliga, Padri e aborto, da AA.VV., "Quello che resta. Parlare dell'aborto partendo dall'aborto", Ed. Vita Nuova, 2007: Link.

Sullo stesso, cruciale, tema, indispensabile anche il libro di Antonello Vanni, Il padre e la vita nascente. Una proposta alla coscienza cristiana in favore della vita e della famiglia, Francesco Nastro Editore, 2004.

Per una nuova coscienza e azione della paternità a favore della vita, Leggi e sottoscrivi il Documento per il Padre.

martedì, settembre 11, 2007

«Visco persona non gradita nell'intero territorio veneto». Due mozioni in Consiglio Regionale

(da "Il Gazzettino", 11/09/07, http://www.gazzettino.it/)

Una mozione per dichiarare Vincenzo Visco «persona non gradita» nel Veneto: l'hanno presentata i consiglieri regionali di Progetto Nordest Mariangelo Foggiato e Diego Cancian, dopo le dichiarazioni del viceministro che venerdì scorso a Mestre ha parlato di «antistatalismo consustanziale» dei veneti.
La mozione proposta da Progetto Nordest chiede al Consiglio regionale di dichiarare «il signor Vincenzo Visco, italiano, nato a Foggia il 18 marzo 1942, persona non gradita nell'intero territorio veneto».
«L'iniziativa - spiegano i due consiglieri autonomisti - si rende necessaria viste le continue provocazioni, i continui insulti, i continui attacchi razzisti al popolo veneto esternati dal signor Vincenzo Visco, viceministro dell'Economia del governo italiano». Anche la consigliera della Lega Marta Bizzotto ha presentato una mozione di censura contro quelle che definisce «le parole razziste e inqualificabili» del viceministro Visco, del quale chiede le dimissioni.
La mozione chiede che la Regione Veneto condanni pubblicamente «le gravi e gratuite offese che Visco ha riservato a noi Veneti e chieda ufficialmente, a nome di tutto il Popolo Veneto, le dimissioni del viceministro dell'Economia». «Siamo di fronte ad un intollerabile atto di razzismo contro le genti venete - afferma Bazzotto - Come si permette un viceministro di venire a casa nostra per insultare pesantemente tutti i Veneti con delle considerazioni che, francamente, sono di una pochezza concettuale sconcertante?».
«Per Visco, l'uomo delle tasse, il 'vampiro' che bastona le nostre imprese e le nostre famiglie - prosegue l'esponente leghista - sembra che noi Veneti siamo un popolo di sottosviluppati capaci solo di evadere le tasse. Secondo Bizzotto, «la Regione Veneto ha l'obbligo morale, ancor prima che politico, di difendere il Veneto da questo razzista nato a Foggia».

Libertà di parola in Eurabia



11/09/2007, Bruxelles

The Brussels Journal

domenica, settembre 09, 2007

Veneti bechi e bastonadi dal Governo. Ma così Roma non recupera la nostra fiducia

(Di Ulderico Bernardi, da "Il Gazzettino", 09/09/2007, http://www.gazzettino.it)

I veneti (nell'accezione che comprende friulani e trentini, si può presumere, tanto per completare lo scenario triveneto) sarebbero per costituzione antistatalisti. Parola di poco onorevoli ministri che si impalcano a psicologi del profondo. Se queste sono le premesse di un'analisi sulle esigenze delle nostre regioni c'è davvero di che preoccuparsi. Novelli Pilato, stanno forse cercando l'alibi per lavarsi le mani riguardo ai problemi del Nordest. Su questi tratti caratteriali bizzarri ricadrebbe la colpa delle incomprensioni tra governanti e governati. Ridicolo è dir poco. Bechi e bastonadi, si dice da noi.
Ancora una volta i rappresentanti del «progressismo rivoluzionario» si ritrovano prigionieri dei loro condizionamenti ideologici. E si mostrano incapaci di una valutazione appropriata delle specificità regionali. Sembrano non conoscere per nulla la storia di questa parte d'Italia, che trent'anni fa era ancora «la Calabria del nord» e ora ha il tasso di disoccupazione più basso del Paese. Chi ha compiuto questo enorme sforzo, questa vera e propria pacifica rivoluzione, senza curarsi dei rivoluzionari di professione? Contadini diventati artigiani, piccoli imprenditori industriosi, uomini e donne che hanno spazzato via la povertà secolare, anche senza i generosi sussidi che lo Stato centrale rovescia volentieri su altre regioni. E senza autonomie particolari, almeno per il Veneto.
Gente pacifica, dedita al lavoro e alla convivialità, che della vecchia società contadina ha saputo conservare, per buon parte, lo spirito che nutre la rete di solidarietà del volontariato altruistico, nella gratuità. E, anche se sgretolato dalle insensatezze del relativismo trionfante, un riferimento ai principi religiosi che si manifesta nelle tante forme dello spirito di appartenenza e di comunità.
Questa gente ora ha paura, e ne è sgomenta. Si indigna per la stravaganza di leggi che, dietro un pudico velo garantista, lasciano liberi ladri e assassini assai prima che la pena sia scontata.
Minando la fiducia nelle istituzioni, che da tempo, dopo la classe politica, colpisce anche parte della magistratura. Si salvano le forze dell'ordine, cui si riconoscono buone capacità operative, subito frustrate da ordinamenti giudiziari inadeguati se non colpevoli.
La sicurezza è un bisogno dell'anima, diceva Simone Weil. Il suo contrario - l'insicurezza, come l'instabilità, la precarietà dei governi e le incertezze decisionali dei governanti - scuote le coscienze e le può portare anche ad atti sconsiderati, pur di ristabilire un ordine sociale che assicuri prosperità e tranquillità alle persone. Dentro e fuori di casa.
Questa è una regione che deve provvedere in fretta all'integrazione di centinaia di migliaia di immigrati. Per cui ha bisogno di risorse certe ben più di altre, dove il fenomeno è contenuto. Pensando in primo luogo alle giovani generazioni che sono presenti nelle scuole con percentuali davvero elevate. Occorrono mezzi per integrare nel lavoro, nelle aule, nelle reti associative, tante brave persone desiderose di una vita onesta e normale. Occorrono mezzi per reprimere quando e quanto è necessario. E questo dovrebbero capirlo parlamentari, ministri e giudici, sbarazzandosi degli occhiali ideologici.
Le persone perbene non sono di destra o di sinistra. Sono uomini, donne, ragazzi e ragazze, anziani e giovanissimi che condividono lo stesso desiderio di vita normale. Una vita dove la dignità, l'onore, la giusta merce, la stabilità delle relazioni, siano aspirazioni riconosciute come virtuose. Altro che antistatalismo!
Quando le autorità, centrali e locali, non sanno garantire queste esigenze basilari, e addirittura stravolgono il bisogno in lamentazione insopportabile per loro, si mette davvero a rischio l'unità nazionale. Perché i bisogni vanno coniugati con le situazioni locali e devono essere riconosciuti sulla base del merito conquistato, con fatica e impegno. Il federalismo vale anche per combattere il crimine.
C'è stata è vero, nelle nostre regioni, una manifestazione di antistatalismo di massa. Centotrenta anni fa, subito dopo l'annessione del Veneto. Allora, i governanti che nutrivano profondo disprezzo per il popolo delle campagne, che lo opprimevano tassando perfino il sale per la polenta, che aggredivano i suoi parroci perché restavano giudici difensori dei villaggi contadini, spinsero centinaia di migliaia di persone ad andarsene dall'Italia.
Ma ora non ci sono più americhe da colonizzare. E soprattutto la gente si è emancipata. La sua dignità la vuole rispettata dove vive. Contro banditi sfrontati e feroci, contro chi tiene in conto di nulla la capacità di fare da sé, producendo ricchezza e, anche se non sempre in maniera adeguata e responsabile, pagando le tasse. Purché ci sia un riscontro di buon governo, naturalmente.
Ulderico Bernardi

Visco: i Veneti sono tutti evasori. E intanto Amato, il bugiardo, ritira le forze di polizia. Adesso basta.

Prodi: «L'evasione fiscale è l'emergenza nazionale»

Visco: «Posso dire con una battuta che qui in Veneto l'antistatalismo è consustanziale, della medesima essenza, con la cultura media dei cittadini della Regione» (accennando alla ribellione fiscale, al forum "Sbilanciamoci", 07/09/07)


Prodi, il moralizzatore boiardo di stato, Visco, il suo braccio armato operativo, Tommaso Padoa Schioppa, l'"uomo del rigore" (sic!), quello che "prima di ridurre le tasse, bisogna tagliare le spese", che detto da uno che sta nel governo della sinistra è una promessa di nuove imposizioni fiscali. Sono questi i volti del governo marcio, che si prepara all'ennesima mungitura del Veneto, i volti del potere romano che vuole annichilire le risorse economiche - e MORALI - del Veneto.
E l'uscita criminalizzante (si badi bene al senso attribuito alle parole da lui pronunciate) di Visco arriva negli stessi giorni in cui le pattuglie aggregate di Carabinieri e Polizia, giunte a Treviso dopo il bestiale delitto di Gorgo al Monticano, lasciano il nostro territorio. Il ministro Amato, Gran Bugiardo, aveva promesso che sarebbero rimaste, ma le parole di un politicante poco onorevole ministro, si sa che non hanno alcun valore.
Intanto Mussi, Pecoraro Scanio, Ferrero, al forum No Global di Marghera, sghignazzano che "l'emergenza sicurezza è una farsa, una sceneggiata e un lamento eccessivo".
Così, si è sempre più consapevoli di non poter affidare la propria sicurezza allo stato, sempre più lontano e nemico. E infatti i trevigiani si stanno, letteralmente, armando.
La speranza è che si armino anche di buona volontà, e ragioni e forza, contro i Prodi, i Visco, i Padoa Schioppa, gli Amato, i Mussi, i Pecoraro Scanio, i Ferrero, i Santoro (ci sta bene), gente pericolosa che lucra rendite politiche ed economiche alle spalle di chi lavora seriamente e con dedizione per sé e la propria famiglia, politicaglia che rema per sé contro la nostra sicurezza e la nostra libertà.
E' ora di fargli sapere che: Adesso, basta.

P.S.:
Il commento del Governatore Galan, su Visco: «Viene a casa nostra e non si vergogna di come si è comportato con i vertici della Guardia di Finanza. Preso a calci da tutta Italia si è guardato bene dal dimettersi.
Viene a casa nostra e dice che i Veneti sono degli antistatalisti e lo sostiene per poter dire i Veneti sono evasori fiscali. Un Visco di niente offende il Veneto, regione con il minor numero di evasori
».

Ordinaria ingiustizia di Stato, ordinaria violenza di un Tribunale dei minori



«1.000 false accuse sono servite con un metodo criminale ormai consolidato, ad allontanare un padre dai figli». Ritrovando una non semplice lucidità, in mezzo a tanta "ordinaria" e "legale" violenza, commenta così la sua storia il Sig. Sergio Nardelli.
La sua vicenda è stata resa nota dapprima sui vari forum dei "papà separati", poi in tutta Italia, grazie a questa intervista rilasciata a Mediaset. A Teramo-Pescara, il giornale mensile "Città dei padri soli" gli ha dedicato un'intera pagina. A Napoli il quotidiano "Il Napoli" ha pubblicato "Cucciolo malato", per descrivere come un papà viene ucciso economicamente e psicologicamente.
Ora il Sig. Nardelli scrive:

«ADESSO BASTA!
Il 12 settembre 2007 mi incatenerò davanti al Tribunale dei Minori di Taranto.
Sono pronto a trascorrere le notti ed i giorni sotto il Tribunale dei minori, a passare poi al Tribunale civile e poi anche altro.
Incatenato sotto il Tribunale distribuirò volantini che parlano di 2.000 papà che vengono "UCCISI" ogni anno in Europa.
Chiedo a tutti di sostenere questa mia azione in nome e per conto dei figli e papà VIOLENTATI su tutto il territorio Italiano.
Chiedo a tutti di mandare a partire dal 12 settembre 2007 una email al seguente indirizzo: tribmin.taranto@giustizia.it».


La storia di Sergio Nardelli: Link

sabato, settembre 01, 2007

Padri: un nuovo impegno

Da settembre a fianco dei figli nella scuola.
La nuova iniziativa della “Lista per il Padre”

La presenza del padre: un dono di cui i figli hanno bisogno per costruire la propria sicurezza e libertà (da C. Risé, Il mestiere di padre, San Paolo, 2004)

La presenza della figura paterna è decisiva nel buon esito della vita scolastica dei figli. Numerosi studi mostrano che laddove il padre è autenticamente coinvolto nel percorso formativo dei figli la possibilità che i suoi ragazzi arrivino ai gradi più alti degli studi è quasi doppia, così come doppia è la loro motivazione allo studio e la qualità del loro apprendimento.
Non solo: i ragazzi ben seguiti dal padre in questo ambito sono tra quelli che hanno i comportamenti meno problematici e più idonei all’ambiente scolastico, e riportano le minori percentuali di bocciature, sospensioni e abbandoni.
Per questo, per il bene dei figli e delle nostre comunità, invitiamo con amicizia tutti i padri ad essere sempre più vicini ai figli a partire da quest’anno scolastico.
Le occasioni sono numerose e la presenza paterna è il migliore investimento per il futuro dei figli: accompagnateli a scuola il primo giorno e il più possibile durante l’anno; parlate spesso con loro della vita scolastica; aiutateli a risolvere con pazienza e disponibilità i problemi di studio; incontrate gli insegnanti negli orari a disposizione o, se il lavoro non ve lo permette, chiedete un appuntamento (sempre ben accetto da chi si prende cura degli studenti); partecipate, in base alla vostra disponibilità, agli incontri che le scuole organizzano sui temi importanti (educazione, comportamenti a rischio e loro prevenzione, valore della genitorialità), interessatevi all’organizzazione delle visite di istruzione e delle attività extracurriculari che la scuola propone per valorizzare il tempo libero.

A cura della “Lista Per il Padre”
Già promotrice del “Documento per il padre” - Leggi e comunica la tua eventuale adesione
- Info/contact: listaperilpadre@alice.it [settembre 2007]