giovedì, maggio 17, 2007

La Cannabis fa schifo



La Cannabis è pesante, ti toglie la libertà, ti fa perdere la testa e a volte la vita (la tua, e quella di chi ti sta vicino).

Lo spiega Claudio Risé nel suo ultimo libro (clicca sull'immagine, per altre risorse).

mercoledì, maggio 16, 2007

Benedetto XVI e la promozione della Libertà (religiosa e non)

Nei giorni scorsi, dal Brasile, chiara, forte ed autorevole si è alzata la voce del Santo Padre.
Particolarmente mi hanno colpito le sue parole - durissime - sui maledetti, quelli che lucrano sulla morte altrui, i narcotrafficanti.
E poi quelle altre, dolci e affascinanti, pronunciate allo Stadio Pacaembu di San Paolo, davanti ad una platea di giovani chiamati lì da Gesù Cristo, e dal Carisma del suo Vicario in Terra.
Benedetto si è rivolto a migliaia di ragazzi (il presente della Chiesa, ha precisato), con un discorso che è sembrato un abbraccio, ma anche una sfida educativa incalzante (e proprio per questo estremamente affascinante) sui terreni di sempre: l'Eros, la Castità, la Fedeltà, la Libertà.
Un incontro commovente, nel senso vero della parola. Una catechesi magistrale, un'esortazione a non sperperare la propria gioventù, a non lasciarsi ridurre in schiavitù dalle mode effimere del tempo profano, a non subire il lessico sinistro del potere.
Ma soprattutto un incitamento ad essere coraggiosi perché «quando le nostre decisioni vacillano e diventano meschine ed interessate», quando non si coltiva più, pur fra le umane debolezze, la generosità del cuore, c'è solo tristezza, e un miraggio rimarrà la realizzazione di sé.
Negli anni del pontificato di Giovanni Paolo II il Grande, e in questo primo tempo di Benedetto XVI (il "Papa intellettuale" che secondo le previsioni dei soliti intellettualoidi ben informati non doveva avere lo stesso seguito "popolare" di Wojtyla), molti si sono chiesti, magari con un velo di disprezzo per i papaboys, che cosa fondasse questa mobilitazione.
Eppure basterebbe aver osservato e ascoltato, con cuore puro e libero dal pregiudizio, quanto accaduto a San Paolo, per scorgervi le solide ragioni.
In società ampiamente "senili", controllate da un potere vuoto che fa agitare e scontrare fazioni e gruppi concentrati solo sui propri (miopi, neppur veri) interessi; quando la diseducazione è modello ripetuto in serie e pure con narcisistico compiacimento, solo dalla Chiesa arriva una proposta forte su cui misurare, lontano dai giochetti politici, la propria libertà.
Mentre gli stati si vantano della loro "laica neutralità"; mentre i politici più o meno corrotti soccombono sempre più spesso al rischio dell'autoreferenzialità implicito alle mitologie giuridiche pubbliche della modernità, solo la Chiesa, in virtù della sua proposta, è forza di libertà.
Proprio di libertà ha parlato il Santo Padre anche nel bellissimo intervento alla Conferenza episcopale latinoamericana, che merita di essere letto integralmente da chi voglia (provare a) capirlo. Benedetto XVI ha nell'occasione spiegato come sia doveroso per ogni cristiano partecipare alla costruzione di strutture sociali giuste che «non nascono né funzionano senza un consenso morale della società sui valori fondamentali e sulla necessità di vivere questi valori con le necessarie rinunce».
Il Santo Padre ha ribadito che la società giusta deve «elaborarsi alla luce dei valori fondamentali, con tutto l'impegno della ragione politica, economica e sociale. Sono una questione della recta ratio e non provengono da ideologie né dalle loro promesse. Certamente esiste un tesoro di esperienze politiche e di conoscenze sui problemi sociali ed economici che evidenziano elementi fondamentali di uno stato giusto e le strade che si devono evitare. Ma in situazioni culturali e politiche diverse, e nel cambiamento progressivo delle tecnologie e della realtà storica mondiale, si devono cercare in maniera razionale le risposte adeguate e deve crearsi - con gli indispensabili impegni - il consenso sulle strutture che si devono stabilire».
Precisando che il lavoro politico non è di competenza della Chiesa, il Santo Padre ha poi affermato che le società sono in divenire, e la ricerca della giustizia comporta continui e costanti aggiornamenti.
Scandalo hanno creato alle orecchie di alcuni le riflessioni di Benedetto XVI sul rifiuto di ogni ideologia materialistica, e della pretesa che da un "sistema economico" possano di per sé discendere una moralità individuale e/o comune.
Viceversa, non solo perché un sistema economico contribuisca all'edificazione di una società giusta, ma anche semplicemente perché sopravviva a se stesso inventando la sua coerenza, deve radicarsi in un ordine etico superiore (fondato da quella recta ratio, si direbbe: tomista, cui il Pontefice si è espressamente richiamato).
In questo quadro si inserisce la critica alla vergogna comunista, come anche al "capitalismo dell'ovest". Quest'ultima è stata al solito evidenziata dai "liberali nostrani", con il riflesso condizionato del dito frettolosamente puntato contro ogni supposto "socialismo della Chiesa". Quelli che se il Pontefice interviene, lo fa per dare un messaggio politico in special modo all'Italia. Per quel che vale, se a costoro un minimo di dubbio (e/o di voglia di capire) fosse rimasto, potrebbero leggersi questo articolo di Robert Sirico, fondatore dell'Acton Institute, nonché autore di numerose pubblicazioni, fra le quali consigliamo vivamente Il personalismo economico e la società libera.

Link:

Tutti gli interventi di Benedetto XVI in Brasile

Family day/4

Sul sito del Forum delle Associazioni Familiari è possibile rivedere il Family day (cliccando qui), come è stato trasmesso da SAT 2000.

domenica, maggio 06, 2007

Solo il 20% dei burocrati lavora. Olé!

(di Lino Toffolo, da Il Gazzettino, 6 maggio 2007)

"El Pitima" era uno mandato dal creditore a ricordare pubblicamente al debitore «che el doveva darghe i schei!». Lo faceva sempre tra la gente per metterlo a disagio e costringerlo a pagare: «guarda che hai sempre quel sospeso!». In genere era persona forte, robusta da sconsigliare reazioni.
Adesso «quelli delle tasse» con l'avviso di pagamento mandano anche un mingherlino, tanto tutti sanno che, dietro l'angolo, ha i finanzieri, i carabinieri, l'esercito, la marina, l'aviazione con tutti i missili, ecc. «Lei deve pagare!». «Ma è uno sbaglio!» «Intanto paghi, poi semmai ricorri!»: che lo stanno proponendo come sport olimpionico: "ricorsa da tasse".
A parte fare "l'evasore" che è sempre "sport di costrizione" nazionale. Ma anche solo sbagliare è una colpa inassolvibile persino dal Vescovo. Solo lo stato se sbaglia (inutile e infantile esemplificare) è umano. Tu (subumano) no!
Lo stato - che come il parigrado Padre Eterno non si presenta di persona - anziché Gesù o gli angeli, ti manda i burocrati. Oltre "all'iter", famigerato virus "dell'iterizia", la "burocrazia" è peggio del "mare": tra il dire e il fare non ostacola, blocca!
Toni: «Solo il 20% dei burocrati lavora!»
Aldo: «Per fortuna! Pensa se si mettono a lavorare tutti! Si ferma il paese!»
Lino Toffolo

Il Tribunale di Venezia condanna lo stato. Per oppressione fiscale.

Una sentenza senza precedenti è stata pronunciata dal Tribunale di Venezia, a firma del giudice Enrico Stefani: il ministero delle Finanze dovrà risarcire 30mila euro a due imprenditori veronesi, che per anni hanno subito reiterate ingiunzioni e sequestri ingiustificati da guardia di finanza ed uffici ministeriali.
15 anni di persecuzioni (i due erano stati truffati dal proprio commercialista) che hanno provocato un danno esistenziale da oppressione fiscale, che per la prima volta viene riconosciuto ufficialmente in sede giudiziaria.
Il professor Rizzoli, psichiatra esperto di medicina del lavoro, commenta così la sentenza, che ha dato torto alla pubblica amministrazione, malgrado l'intervento dell'Avvocatura di stato: «Posso dire che si tratta di una sentenza molto importante perché apre la strada al riconoscimento di una serie di vessazioni nei rapporti stato-cittadino».
Scatti d'ansia, stati d'ira e disturbi psichici sono gli elementi che configurano il "danno esistenziale", in presenza di oppressione fiscale.

La notizia della sentenza è riportata da Il Gazzettino del 6 maggio 2007