lunedì, aprile 23, 2007

Il lato oscuro delle Violenze in Famiglia

Al di là di ogni ovvia distinzione tra norma morale e diritto positivo, è ormai di senso comune la considerazione dell'impatto delle legislazioni divorziste sull'idea stessa di matrimonio. L'uniformismo deresponsabilizzante imposto per legge a tutti i cittadini (dunque illiberale), non ha del resto saputo garantire quell'uguaglianza nella tutela dei diritti dei soggetti coinvolti, che, almeno a parole, si prefiggeva. Ne è testimonianza, nel nostro paese, la necessità di scrivere e ri-scrivere le norme sull'affido condiviso, a tutela del diritto dei bambini alla bigenitorialità.
Si sa, anche, che la "cultura divorzista" si è nutrita per anni di banalità e luoghi comuni, nella sostanza insignificanti o quasi sempre smentiti dai fatti. Quante volte abbiamo sentito ripetere: «se due genitori litigano, per il bene dei figli è meglio il divorzio».
Eppure, è ormai documentata l'esplosione della conflittualità intrafamigliare, ben alimentata dalla lucrosa "fabbrica dei divorzi" (avvocati, magistrati, assistenti sociali, psicologi, etc.), quando una coppia si separa. Conflittualità destinata a durare nel tempo, ben dopo la separazione, e che ha nei figli le sue vittime principali.
Nei paesi anglosassoni studi seri sulla violenza famigliare (prima e dopo il divorzio) hanno da tempo sgombrato il campo da luoghi comuni, fornendo dati completi per un'analisi equilibrata dei fatti, premessa necessaria per un'azione culturale e politica volta a promuovere gli opportuni interventi nella società.
In Italia, il vuoto causato dalla colpevole e non neutrale latitanza dei grandi istituti statistici è colmato dalle associazioni che operano sul campo.
L'Associazione Gesef (Genitori separati dai figli), per esempio, ha recentemente pubblicato i dati di uno studio che fa luce su un lato oscuro delle Violenze in Famiglia. Oscuro, per la verità, solo da noi, perché negli Stati Uniti, come dicevo, se ne discute da anni. E più che oscuro, forse, oscurato: dal ministero delle pari opportunità, dall'Istat, dai media.
L'indagine della Gesef, che ha raccolto 26.800 testimonianze dal 1998 al 2006, si focalizza infatti sulle violenze subite dagli uomini-padri nella fase pre e post separazione. Ne esce un quadro dal quale non è possibile prescindere, se si vuole maturare una maggiore consapevolezza del complesso fenomeno delle violenze in famiglia.
Lo studio completo è disponibile a questo indirizzo.
Qui mi limito a richiamare solo un dato: il 33% degli uomini-padri, nel corso dell'iter giudiziario della separazione, vengono accusati di molestie sessuali nei confronti dei figli. «Nel 99,6% dei casi in esame la denuncia viene archiviata dal magistrato perché il fatto non sussiste, ed è ascritta alla conflittualità di coppia».
Dopo che però l'accusa ha magari raggiunto i suoi scopi, rimangono i danni: ai figli, per sempre condizionati dalla diffamazione, ai padri, spesso segnati, anche nella salute psico-fisica, dalla calunnia.
E' bene sapere che anche questo è: cultura divorzista.

Link:
L'indagine della Gesef
Fabbrica dei divorzi e violenze antipaterne

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