L’intolleranza liberal dei libertaristi gai. Ultima chiamata per la Libertà
Che succede quando ad affermarsi è la politica della violenza, dell’ideologia e del cinismo? «Semplificando, ci sono tre possibilità. La prima è che chi non crede allo Stato smetta di occuparne il potere. La seconda è che il Paese, alla prima occasione buona, lo cacci. La terza, se non si verifica né la prima né la seconda, è che la nazione si deprima per questo cinico spettacolo, e indebolisca gravemente la sua identità. Sarebbe meglio evitarlo».
Così chiudeva un suo intervento, tempo fa, Claudio Risé. E ancora, forse, non si era visto il peggio. Non si era visto che il problema non è solo quello del governo di un paese finito nelle mani di una classe politica irresponsabile ed antistorica. Una classe politica che vuole burocratizzare gli affetti delle persone, regolamentare la loro vita privata, attaccare la famiglia – la società naturale preesistente ad ogni organizzazione politica -, introducendo dei grotteschi surrogati.
Non si era ancora vista, insomma, la pericolosità di una cultura diffusa da lobbies, molto attive, per esempio, in rete. Una cultura che mette davanti l’Idea alla verità, la propaganda allo sguardo sereno sul reale. Una pseudocultura che si fa portatrice del linguaggio vecchio della politica, fatto di ideologie, opportunismi, cerchiobottismi, incursioni violente, strumentalizzazioni ben pianificate, offese personali (si attacca la Persona, perché l’Uomo, il suo lavoro, la sua vita e quella delle persone intorno a lui, contano meno dell’affermazione della (propria) idea). La vecchia politica che ignora chiarezza ed onestà, che pure dovrebbero essere la base di quella “nuova politica” di cui il mondo giovane di internet dovrebbe farsi portavoce. La vecchia politica che rischia di scoraggiare persone di valore che amano la propria terra e si preoccupano di lasciare un futuro di libertà ai propri figli.
In questi giorni, mentre a Roma va in scena la volgarità del potere e delle rivendicazioni liberticide dei movimenti gay (sempre accompagnate all’insulto verso la cultura profonda cattolica di questo nostro martoriato paese), il professor Claudio Risé è stato oggetto di un linciaggio basato sulla menzogna e la falsità, promosso da bloggers radicali, alcuni vicini ai cosiddetti Riformatori Liberali, o trasversali al centrodestra e al centrosinistra. Non è la prima volta, non sarà l’ultima.
In verità si è trattato di poche persone che non si sono neppure prese la briga di imbastire l’inquisizione, preferendo emettere direttamente la sentenza di condanna per questo articolo pubblicato su Il Domenicale.
Chiunque legga con equilibrio l’articolo – i cui temi sono stati poi ripresi in questa intervista -, non può che vedervi una serena problematizzazione del “concetto di omosessualità”, categoria di recente rigida formazione e, come osserva l’autore, di dubbia consistenza scientifica. Claudio Risé evidenzia la differenza tra comportamenti omosessuali e la molto moderna ed astratta cultura gay, tra la libertà di orientamento sessuale e la categoria dell’omosessualità, che il potere moderno ha sempre cercato di “fissare”, per i propri scopi, maligni o benedicenti, ma sempre lontani dalle esperienze e dai bisogni espressi nelle biografie individuali.
Mai in questo articolo Claudio Risé parla dell’omosessualità come malattia da curare, bensì si pone correttamente il problema di condannare tutti i pregiudizi sull’omosessualità, per riaffermare con forza il compito di ogni terapeuta: aiutare con equilibrio chi comunica un disagio, di qualunque natura sia, a compiere il proprio, unico, percorso individuativo, in piena coscienza e libertà.
Questi pochi ma chiassosi bloggers hanno diffamato e denigrato il professor Risé attribuendogli con violenza posizioni non sue (come che l’omosessualità sarebbe una malattia), con il solito riflesso pavloviano della denuncia dell’omofobia. Questi sedicenti liberali hanno invocato l’intervento dell’ordine degli psicologi, che a loro dire dovrebbe espellere Risé dalle sue fila.
Questi pochi ma chiassosi bloggers oggi esultano, perché a seguito di queste polemiche costruite ad arte, hanno ottenuto questo risultato: il Senatore Marcello Dell’Utri, editore de Il Domenicale, riprende il suo Direttore Angelo Crespi. Da parte mia ho già chiesto spiegazioni a Dell’Utri, ed invito tutti a fare altrettanto: ritengo infatti che un editore abbia tutto il diritto di ammonire il direttore di una propria testata, se non ne condivide le scelte.
Se lo fa pubblicamente, intervenendo in una polemica già accesa e sviluppata, sarebbe però interessante che motivasse le proprie argomentazioni, superando il suo intervento la diatriba interna relativa alla gestione di un prodotto editoriale.
Per esempio, una cosa è la scelta di un'immagine e di un titolo, altra il contenuto di un articolo. Allora il Senatore Dell'Utri dica per piacere a quale articolo si riferisce nel suo intervento, e chi vorrebbe imporre l'idea dell'uomo perfetto, e dove lo ha letto.
Non voglio pensare che il Senatore Dell’Utri sia anch’egli vittima o protagonista della cultura dei ricatti e degli opportunismi. Il Senatore Dell’Utri, che ha consacrato il suo impegno per i giovani fondando il Circolo-Giovani, sia per loro esempio: sia chiaro, franco ed onesto, se intende veramente adempiere al compito che si è pubblicamente dato.
Ieri a Roma c’è stata una manifestazione pro-Dico. Ci è toccato di sentire il ministro Pollastrini dire che queste manifestazioni e la politica del governo per il piccolo matrimonio di fatto e gaio, uniscono il paese.
Qui si pensa invece che il paese sia profondamente diviso, ma non solo per i comportamenti irresponsabili del governo Prodi. Anche per la disonestà, l’intolleranza e la saccenza dei pigiama-radicali, con i loro cappellini e distintivi, i loro giochetti fanciulleschi (senza però la spontaneità sacra dei fanciulli), e la loro stravecchia politica.
Oggi la mia azione politica per la libertà mia e della mia famiglia passa attraverso la dichiarazione di solidarietà a Claudio Risé.
E quel che è certo, è che non ci lasciamo deprimere ;-) .
Round up:
- La caccia alle streghe
- Cedo le armi [scordatelo, nota mia]
- L'oscurantismo dei liberal sull'omosessualità. Solidarietà a Risé e al Domenicale
- Nota a margine
- Per completezza
- Un Risé vi spazzerà via
- Claudio Risé su "Il Domenicale"
Etichette: intolleranza, libertà, omosessualità










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