lunedì, dicembre 24, 2007

Avvento e Lotta nel volto del Bambino

Il Signore, che doveva portare non la pace ma la spada sulla terra, per combattere contro i regni degli errori del tempo [presente], manifestandosi nella storia ha posto come una sua tenda militare, cioè la sua stessa incarnazione.
Sant'Agostino

Il milite cristiano è armato dalla testa ai piedi. Elmo è la speranza della salvezza e cioè la speranza in Cristo; corazza è la giustizia, ossia le opere giuste e sante; cintura è la verità, vale a dire fedeltà, integrità, castità; calzature e gambali indicano prontezza e alacrità nell'imboccare e diffondere la via del Vangelo; la destra impugna la spada che è la parola di Dio; la sinistra lo scudo, che significa la fede.
Cornelio a Lapide

Non bisogna illudersi, i problemi che pone il secolarismo del nostro tempo e la pressione delle presunzioni ideologiche alle quali tende la coscienza secolaristica con la sua pretesa esclusiva alla razionalitá definitiva, non sono piccoli. Noi lo sappiamo e conosciamo la fatica della lotta che in questo tempo ci è imposta. Ma sappiamo anche che il Signore mantiene la sua promessa: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
Benedetto XVI

C'è il tempo della silenziosa attesa e dell'adorazione; il tempo della celebrazione della venuta del Bambino Gesù, che sempre viene a mostrarci la povertà dei potentati e delle bugiarde signorie di questo mondo, prigioniere delle partite della storia.
Che il Re Vittorioso ed il Sole di Giustizia abbia il volto tenero di un Bambino è un mistero commovente, e disarmante il maligno.
Buona Natività.

sabato, dicembre 01, 2007

«Mentre infuria la tempesta, getto l’ancora fino al trono di Dio: speranza viva che è nel mio cuore»

"Spe Salvi" - appena pubblicata la Seconda Lettera Enciclica del Santo Padre, ha già suscitato innumerevoli commenti e reazioni, più o meno meditati.
Non poteva essere altrimenti, perché il Documento affronta la questione più urgente e che ci interpella tutti, prima di tutto singolarmente, in un mondo che si va spiritualmente desertificando: la Speranza che dà significato al "qui ed ora", pienezza alla propria vita, sostanza al proprio essere e capacità di incidere sulla realtà quotidiana.
L'uomo disperato è un uomo disarmato; le piccole (pur importanti) speranze mondane si consumano e si disperdono facilmente, se non si riconoscono nella più grande Speranza: la fede nella vita eterna (che è "abbraccio con la totalità", grandissima la Sapienza Simbolica del Nostro Santo Padre!), cui aspira tutto l'essere umano (vertiginoso ed inquietante però il passaggio del'Enciclica in cui Benedetto XVI s'interroga se il rifiuto della fede in molte persone non derivi proprio dal rifiuto della vita...).
La "Spe Salvi" si sofferma altresì sul carattere individuale e comunitario della Salvezza, sulla relazione tra Speranza e Libertà, tra Speranza e Preghiera, Desiderio e dunque Azione - l'uomo è fatto per la Giustizia, fame che non può essere placata dai moralismi atei, incapaci di risolvere la sofferenza nelle loro gabbie materialistiche.
Ancora: il Giudizio finale, realtà quasi rimossa da certo cattolicesimo modernista, e qui rigorosamente ripresentata in tutta la sua forza e verità, depurata da ogni morboso terrorismo.
Ogni paragrafo del testo è fonte di spunti e riflessioni, l'Enciclica va meditata attentamente e a lungo. Ma soprattutto "Spe Salvi", come è stato subito osservato, è, letteralmente, commovente: si rivolge al cuore e alla testa dell'uomo, per metterlo "in movimento", indicando il senso e la direzione dell'essere umano.
La Speranza salva gli "uomini impagliati"!
Intanto si può solo esser grati al Santo Padre (che chiama Dio: "Paron", in lingua veneta!), e al Signore che l'ha messo a guida della Sua Chiesa, per indicarci la meta.

«Ed è già qualcosa conoscere la meta, poiché molti neppure riescono a vedere dove debbono andare. Ora, affinché avessimo anche il mezzo per andare, è venuto di là colui al quale non si voleva andare. E che ha fatto? Ci ha procurato il legno con cui attraversare il mare. Nessuno, infatti, può attraversare il mare di questo secolo, se non è portato dalla croce di Cristo. Anche se uno ha gli occhi malati, può attaccarsi al legno della croce. E chi non riesce a vedere da lontano la meta del suo cammino, non abbandoni la croce, e la croce lo porterà»
(Sant’Agostino, Commento al Vangelo di san Giovanni)

giovedì, novembre 22, 2007

Ri-conoscere il padre, per il futuro dei figli

(Articolo di Pino Loperfido pubblicato su "L'Adige" del 18 novembre, in occasione della conferenza: "Il ruolo educativo del padre all'interno della famiglia", www.pinoloperfido.it)


La presenza paterna è il miglior investimento per il futuro dei figli.
Lo ha detto Benedetto XVI, ma potrebbe tranquillamente sottoscriverlo anche il più acerrimo nemico del cattolicesimo. Lo pensano certamente anche quel gruppo di docenti universitari, scienziati, giornalisti, professionisti che da tutta Italia ha sottoscritto la cosiddetta “Lista per il Padre” promossa dallo psicologo Claudio Risé. Di essi fa parte pure Antonello Vanni, scrittore, insegnante ed esperto di tematiche giovanili, che questa sera sarà in Trentino a parlare del “Ruolo educativo del padre all’interno della famiglia” (Vigolo Vattaro, auditorium, ore 20.45, org. Associazione culturale “Nitida Stella”).
La figura del padre è stata in Occidente separata dalle sue funzioni educative e sociali. Come e perché? “Si è trattato di un processo molto lungo – dice Vanni – partito con la secolarizzazione della società e quindi anche della figura del padre. Questo a partire dalla riforma protestante in avanti, passando per l’illuminismo”.
Tuttavia ci sono state anche cause più contingenti che hanno ridotto i padri in senso numerico. Pensiamo, ad esempio, a ciò che è accaduto a causa delle guerre mondiali, quando milioni di padri non sono più tornati a casa. Ma pure all’avvento della società industriale, che ha letteralmente “tolto” i padri dalle famiglie. Cosa che si sta accentuando con l’attuale congiuntura economica.
Il carovita, la disoccupazione, la crisi dei mutui: conseguenza diretta di questi problemi per la famiglia è che i genitori sono costretti a lavorare di più. Perciò la presenza del padre la dobbiamo misurare in termini qualitativi, piuttosto che quantitativi.
Oggi si sta con i figli, magari meno, ma si cerca di farlo con un’intensità ed una passione più alti.
Eppure la cronaca recente narra di giovani che si rendono protagonisti di fatti di sangue a volte gravissimi.
Pensiamo alla tragedia finlandese, in cui un diciottenne ha ucciso nove persone nel liceo di Tuusula e poi si è sparato. Ma anche all’assassinio della giovane Meredith a Perugia. L’unico parametro che si segue, dalla Finlandia a Perugia, pare essere la noia. Sempre più spesso la realtà viene confusa e barattata con un mondo virtuale che i giovani tendono a creare propria immagine e somiglianza. Pensiamo ai tanti blog, o al fatto inquietante che l’unica modalità per dare un senso alle proprie azioni sovente è riprenderle con una telecamere e pubblicarle su Youtube.
Ma che sta succedendo ai nostri giovani? Che responsabilità hanno in quanto sta accadendo i genitori, in particolare il padre? “Dare una spiegazione a ciò che sta accadendo ai giovani – continua Vanni – è una questione complessa e per spiegarla dovremmo parlare dei grandi problemi dalla nostra società: il consumismo, certe facilitazioni all’interno della scuola, il venire meno della qualità dell’insegnamento, ecc. Però, è dimostrato che l’assenza del padre incide in maniera diretta sui comportamenti dei figli”.
Quelle di cui parla Vanni non sono vuote congetture, ma fatti, scritti neri su bianco da una serie di indagini statistiche che dimostrano, ad esempio, che l’85% dei ragazzi che hanno disturbi nella condotta scolastica provengono da famiglie disgregate.
Tutte indagini – e sottolineiamo “tutte” – scritte in lingua inglese. Perché contrariamente a trent’anni fa, oggi in Italia pare sia un tabù parlare di certe cose. Imprigionati nelle maglie della privacy e del buonismo imperante predicato da una certa cultura politica, da noi è ritenuto sconveniente indagare nelle questioni familiari che stanno dietro al disagio o a monte delle tragedie che riempiono i media. In genere si preferisce dare genericamente la colpa alla società o alle istituzioni.
In questo pazzesco bailamme fatto di ipocrisia e politically correct i genitori, il padre in particolare, dov’è? Cosa fa? Di certo poche volte quello che ci si aspetterebbe vedergli fare: il padre, appunto. Pensiamo a quella generazione di genitori “black-and-decker” che se ne stanno tutto il tempo in garage a fare lavoretti di bricolage, oppure davanti a qualche tipo di schermo, tv o pc. Per loro si tratta di un “ritorno alle caverne”, ma pure di una clamorosa inversione di tendenza rispetto a quanto avveniva nei primi decenni del secolo scorso (specie al sud Italia) nella famiglia patriarcale. Uno scenario, quello fin qui descritto, dalle tinte molto fosche.
Tuttavia Antonello Vanni lascia la porta aperta alla speranza. “La Lista per il Padre è partita all’inizio concentrandosi su quella dimensione della paternità che riguarda la vita nascente dei figli. Molti padri di fronte alla durezza della Legge 194 sull’aborto (l’art. 5 lascia alla donna la possibilità di scegliere se tenere il feto o no) finalmente hanno deciso di non tacere.
Un’inversione di rotta che lascia ben sperare”.
(da L'Adige, 18 novembre 2007, www.ladige.it)

Leggi e sottoscrivi il Documento per il padre

mercoledì, novembre 14, 2007

Il ruolo educativo del padre all'interno della famiglia

Per chi si trovasse dalle parti di Trento il 19 novembre, questo è un appuntamento da non perdere.

Intro

L’assenza del padre: i fatti
Le iniziative: la Lista per il padre

Parte I
Padri e figli: un percorso di ricerca nella Storia (nell’arte, letteratura, pedagogia): dall’epoca antica ai Greci e al pater romano, dal cristianesimo al Medioevo (la paternità in Dante)

Ieri e oggi: onorare la paternità

Parte II

Il mestiere di padre oggi: percorsi per un ritorno
Il padre nello sviluppo psicologico dei figli
Il padre e i figli maschi
Il padre custode dei figli
Il padre e la figlia femmina
Il “no” del padre: il limite e la correzione
Le patologie della società senza padre
Biblio/sitografia essenziale

Per info visita il sito di Antonello Vanni

Leggi e sottoscrivi il Documento per il padre

domenica, novembre 11, 2007

Dall'"Io sono mia" al femminismo islamosuccube. Nel segno dell'odio per la propria Civiltà

«Voi odiate la terra che vi ha generato, la vostra patria e la vostra cultura. Voi avete spezzato i vincoli con la Madre (parola che viene da mater=materia) da cui tutti i viventi provengono, negandovi a vostra volta, la possibilità di essere madri, di essere mogli. Voi avete sostituito il termine "moglie" e "sposa", col termine "compagna"; il termine "marito", con "compagno", proprio secondo i dettami delle élites comuniste e socialiste delle varie Internazionali. Voi avete sostituito i figli coi viaggi, il lavoro, la carriera, gli amici. E se questi figli ci sono, sono degli "amici paritetici" e non degli esseri in divenire che necessitano di una vera educazione e formazione nel rispetto dei reciproci ruoli. Voi odiate il Cristianesimo e la Chiesa con cui siete perennemente in guerra e la vorreste irrilevante e silente sui temi etici. Voi avete trasferito la lotta di classe all'interno della lotta tra i sessi, spezzando il vincolo della famiglia, primo nucleo di quella proprietà privata che avete sempre combattuto»

Saura Plesio scrive una stupenda Lettera aperta a Dacia Maraini.

Sullo stesso tema leggi anche l'articolo di Guglielmo Piombini: Femminismo e Islam.

domenica, ottobre 14, 2007

La "gran ruina"... degli ecocatastrofisti

Colpa del clima che cambia. Hanno commentato subito così, gli allarmisti dell'ambientalismo sguaiato, le frane in Val Fiscalina dei giorni scorsi.
Ma le Dolomiti sono stupende proprio perché si spaccano continuamente, da dieci mila anni.
Si sgretolavano anche ai tempi di Dante, quando ancora il "riscaldamento globale" non era stato inventato:

Era lo loco ov' a scender la riva
venimmo, alpestro e, per quel che v'er' anco,
tal, ch'ogne vista ne sarebbe schiva.

Qual è quella ruina che nel fianco
di qua da Trento l'Adice percosse,
o per tremoto o per sostegno manco,

che da cima del monte, onde si mosse,
al piano è sì la roccia discoscesa,
ch'alcuna via darebbe a chi sù fosse:

cotal di quel burrato era la scesa;
e 'n su la punta de la rotta lacca
l'infamïa di Creti era distesa

che fu concetta ne la falsa vacca;
e quando vide noi, sé stesso morse,
sì come quei cui l'ira dentro fiacca.

Inferno, Canto XII


Se proprio si vogliono cercare segnali inquietanti dei tempi moderni e sciagure da attribuire alla decadenza capitalistica e soprattutto colpe da assegnare all'uomo moderno, in questi giorni è stato assegnato il premio Nobel per la pace al bombardiere di Serbia, Mr. Al Gore.

(E quando franeranno un po' anche le Tre Cime di Lavaredo, speriamo di sentire più Mario Rigoni Stern, che Messner).

sabato, ottobre 13, 2007

Una “rivoluzione della figura del padre” per aiutare i figli in difficoltà scolastica

(Di Antonello Vanni, http://www.antonello-vanni.it/)

Gordon Brown apre alla paternità come antidoto alla devastazione delle nuove generazioni.
E in Italia?

13 ottobre 2006. «Questa è un’epoca di disorientamento: troppi giovani vivono nell’impossibilità di sviluppare le proprie potenzialità e rischiano di cadere ai margini della nostra società. Noi dobbiamo combattere l’esistenza di questa devastazione generazionale. Per questo, una priorità da affrontare e discutere, è la necessità di coinvolgere sempre più i padri nel processo formativo e nel percorso scolastico dei figli».

Gordon Brown, il Cancelliere che già in passato aveva dichiarato “Boys will be boys, but we must help them to be men” (i ragazzi saranno ragazzi ma noi dobbiamo aiutarli a diventare uomini), ha individuato nel coinvolgimento dei padri l’iniziativa decisiva per realizzare il miglioramento nel profitto e nella condotta di un’ampia parte dei giovani studenti britannici. Solo una “Fathers’ Revolution”, secondo il politico, può aiutare la Gran Bretagna a recuperare il deficit di apprendimento e formazione cui incorre un numero sempre crescente di studenti. Studenti che, secondo le statistiche, risultano essere in prevalenza maschi, e rispetto ai quali Brown prevede la revisione di curriculum e metodologie didattiche al fine di valorizzare gli stili cognitivi che connotano, nella sua differenza, l’identità di genere maschile.

Proposte e sfide culturali che, secondo Gordon Brown, sono l’esito di una più moderna idea di cittadinanza responsabile in cui i genitori devono, e possono, collaborare con la scuola e con la comunità condividendo uno scopo prezioso: il bene dei figli, a loro volta futuri cittadini.

Si tratta di percorsi che, a nostro parere, dovrebbero essere discussi anche in Italia, una delle nazioni caratterizzate dal maggior tasso di abbandoni e insuccessi: «Attualmente il 20% dei ragazzi tra i 18 ed i 24 anni in Italia non possiede un diploma di scuola superiore o una qualifica professionale; i motivi degli abbandoni sono tanti, sicuramente alcuni nascono nelle aule scolastiche dove viene meno la motivazione allo studio ed il desiderio di imparare». (Min. della Pubblica Istruzione Fioroni: Lettera alla scuola, 10 settembre 07). I motivi dell’insuccesso saranno anche tanti, e gli insegnanti a dir la verità le provano tutte per motivare allo studio i giovani, mentre le reali iniziative dei Ministeri sono piuttosto rare. Si tratta allora di vedere se finalmente anche in Italia i padri saranno seriamente invitati a collaborare (e, in alcuni casi, se sarà loro concesso).

Qualche speranza si intravede almeno in lontananza? Così Fioroni ai genitori: «Vi chiedo di essere a fianco dei docenti e dei dirigenti scolastici, di condividere con loro il percorso formativo dei vostri figli, di sentire la scuola come un luogo in cui prendere parte attiva. Sta per entrare in vigore una norma che introduce nella scuola dell’autonomia un nuovo strumento, il "patto di corresponsabilità" che vuole sancire la condivisione dello scopo, del piano dell’offerta formativa e delle regole tra scuola e famiglia. E’ un importante passo avanti per migliorare l’azione educativa sinergica di docenti e genitori, offrendo un contesto sempre più coerente all’esperienza di crescita dei ragazzi» (Lettera alle famiglie, 14 settembre 2007). E allora, padri, meglio tenere d’occhio questo spiraglio e non lasciarcelo sfuggire, come sfuggono spesso le tante parole-nuvole dette dai politici.

Ma non è finita qui: sembra esserci un nuovo spazio anche per le figure vicarianti il padre in ambito scolastico: i maestri sempre più rari, e che sarebbero un vero beneficio per i nostri studenti maschi privati di modelli riferimento maschili. Infatti Fioroni ha detto al Corriere della Sera: «Siamo l'unico settore che non ha bisogno delle quote rosa ma di quote blu. Solo un insegnante su cinque è maschio. La completa femminilizzazione dell'insegnamento sarebbe un errore. Occorre rendere più appetibile questa professione e ridarle dignità» (Corriere della Sera, 16 giugno 2006). Allora attendiamo con impazienza.

Antonello Vanni

Visita le iniziative:

IL PADRE, I FIGLI, LA SCUOLA: PER IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI
In http://www.maschiselvatici.it/menu/scuola.htm

Leggi l’articolo originale
“We need fathers' revolution to help failing sons” – Brown
di LOUISE GRAY, The Scotsman on line, 13 ottobre 2006
in http://thescotsman.scotsman.com/education.cfm?id=1515992006

domenica, ottobre 07, 2007

Libartà - 7 ottobre 1571 / 7 ottobre 2007


A noi farla sventolare, fieri e liberi, o lasciarla deperire, vergogna dei nostri Padri.






Il Senato Veneto: «Non il valore, non le armi, non i condottieri, ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori».

sabato, settembre 15, 2007

Padri e aborto: la ferita aperta e la nuova coscienza

Non ascoltare la voce del padre nel momento della scelta comporta conseguenze gravi per entrambi i potenziali genitori: per la donna che viene lasciata sola di fronte alla scelta e spesso anche al dolore e al senso di colpa che ne conseguono, ma anche per l’uomo: il padre infatti, nel momento in cui viene escluso dal movimento vitale che ha contribuito a iniziare, viene mutilato e ferito nella sua potenzialità creativa.

Leggi tutto il contributo di Paolo Ferliga, Padri e aborto, da AA.VV., "Quello che resta. Parlare dell'aborto partendo dall'aborto", Ed. Vita Nuova, 2007: Link.

Sullo stesso, cruciale, tema, indispensabile anche il libro di Antonello Vanni, Il padre e la vita nascente. Una proposta alla coscienza cristiana in favore della vita e della famiglia, Francesco Nastro Editore, 2004.

Per una nuova coscienza e azione della paternità a favore della vita, Leggi e sottoscrivi il Documento per il Padre.

martedì, settembre 11, 2007

«Visco persona non gradita nell'intero territorio veneto». Due mozioni in Consiglio Regionale

(da "Il Gazzettino", 11/09/07, http://www.gazzettino.it/)

Una mozione per dichiarare Vincenzo Visco «persona non gradita» nel Veneto: l'hanno presentata i consiglieri regionali di Progetto Nordest Mariangelo Foggiato e Diego Cancian, dopo le dichiarazioni del viceministro che venerdì scorso a Mestre ha parlato di «antistatalismo consustanziale» dei veneti.
La mozione proposta da Progetto Nordest chiede al Consiglio regionale di dichiarare «il signor Vincenzo Visco, italiano, nato a Foggia il 18 marzo 1942, persona non gradita nell'intero territorio veneto».
«L'iniziativa - spiegano i due consiglieri autonomisti - si rende necessaria viste le continue provocazioni, i continui insulti, i continui attacchi razzisti al popolo veneto esternati dal signor Vincenzo Visco, viceministro dell'Economia del governo italiano». Anche la consigliera della Lega Marta Bizzotto ha presentato una mozione di censura contro quelle che definisce «le parole razziste e inqualificabili» del viceministro Visco, del quale chiede le dimissioni.
La mozione chiede che la Regione Veneto condanni pubblicamente «le gravi e gratuite offese che Visco ha riservato a noi Veneti e chieda ufficialmente, a nome di tutto il Popolo Veneto, le dimissioni del viceministro dell'Economia». «Siamo di fronte ad un intollerabile atto di razzismo contro le genti venete - afferma Bazzotto - Come si permette un viceministro di venire a casa nostra per insultare pesantemente tutti i Veneti con delle considerazioni che, francamente, sono di una pochezza concettuale sconcertante?».
«Per Visco, l'uomo delle tasse, il 'vampiro' che bastona le nostre imprese e le nostre famiglie - prosegue l'esponente leghista - sembra che noi Veneti siamo un popolo di sottosviluppati capaci solo di evadere le tasse. Secondo Bizzotto, «la Regione Veneto ha l'obbligo morale, ancor prima che politico, di difendere il Veneto da questo razzista nato a Foggia».

Libertà di parola in Eurabia



11/09/2007, Bruxelles

The Brussels Journal

domenica, settembre 09, 2007

Veneti bechi e bastonadi dal Governo. Ma così Roma non recupera la nostra fiducia

(Di Ulderico Bernardi, da "Il Gazzettino", 09/09/2007, http://www.gazzettino.it)

I veneti (nell'accezione che comprende friulani e trentini, si può presumere, tanto per completare lo scenario triveneto) sarebbero per costituzione antistatalisti. Parola di poco onorevoli ministri che si impalcano a psicologi del profondo. Se queste sono le premesse di un'analisi sulle esigenze delle nostre regioni c'è davvero di che preoccuparsi. Novelli Pilato, stanno forse cercando l'alibi per lavarsi le mani riguardo ai problemi del Nordest. Su questi tratti caratteriali bizzarri ricadrebbe la colpa delle incomprensioni tra governanti e governati. Ridicolo è dir poco. Bechi e bastonadi, si dice da noi.
Ancora una volta i rappresentanti del «progressismo rivoluzionario» si ritrovano prigionieri dei loro condizionamenti ideologici. E si mostrano incapaci di una valutazione appropriata delle specificità regionali. Sembrano non conoscere per nulla la storia di questa parte d'Italia, che trent'anni fa era ancora «la Calabria del nord» e ora ha il tasso di disoccupazione più basso del Paese. Chi ha compiuto questo enorme sforzo, questa vera e propria pacifica rivoluzione, senza curarsi dei rivoluzionari di professione? Contadini diventati artigiani, piccoli imprenditori industriosi, uomini e donne che hanno spazzato via la povertà secolare, anche senza i generosi sussidi che lo Stato centrale rovescia volentieri su altre regioni. E senza autonomie particolari, almeno per il Veneto.
Gente pacifica, dedita al lavoro e alla convivialità, che della vecchia società contadina ha saputo conservare, per buon parte, lo spirito che nutre la rete di solidarietà del volontariato altruistico, nella gratuità. E, anche se sgretolato dalle insensatezze del relativismo trionfante, un riferimento ai principi religiosi che si manifesta nelle tante forme dello spirito di appartenenza e di comunità.
Questa gente ora ha paura, e ne è sgomenta. Si indigna per la stravaganza di leggi che, dietro un pudico velo garantista, lasciano liberi ladri e assassini assai prima che la pena sia scontata.
Minando la fiducia nelle istituzioni, che da tempo, dopo la classe politica, colpisce anche parte della magistratura. Si salvano le forze dell'ordine, cui si riconoscono buone capacità operative, subito frustrate da ordinamenti giudiziari inadeguati se non colpevoli.
La sicurezza è un bisogno dell'anima, diceva Simone Weil. Il suo contrario - l'insicurezza, come l'instabilità, la precarietà dei governi e le incertezze decisionali dei governanti - scuote le coscienze e le può portare anche ad atti sconsiderati, pur di ristabilire un ordine sociale che assicuri prosperità e tranquillità alle persone. Dentro e fuori di casa.
Questa è una regione che deve provvedere in fretta all'integrazione di centinaia di migliaia di immigrati. Per cui ha bisogno di risorse certe ben più di altre, dove il fenomeno è contenuto. Pensando in primo luogo alle giovani generazioni che sono presenti nelle scuole con percentuali davvero elevate. Occorrono mezzi per integrare nel lavoro, nelle aule, nelle reti associative, tante brave persone desiderose di una vita onesta e normale. Occorrono mezzi per reprimere quando e quanto è necessario. E questo dovrebbero capirlo parlamentari, ministri e giudici, sbarazzandosi degli occhiali ideologici.
Le persone perbene non sono di destra o di sinistra. Sono uomini, donne, ragazzi e ragazze, anziani e giovanissimi che condividono lo stesso desiderio di vita normale. Una vita dove la dignità, l'onore, la giusta merce, la stabilità delle relazioni, siano aspirazioni riconosciute come virtuose. Altro che antistatalismo!
Quando le autorità, centrali e locali, non sanno garantire queste esigenze basilari, e addirittura stravolgono il bisogno in lamentazione insopportabile per loro, si mette davvero a rischio l'unità nazionale. Perché i bisogni vanno coniugati con le situazioni locali e devono essere riconosciuti sulla base del merito conquistato, con fatica e impegno. Il federalismo vale anche per combattere il crimine.
C'è stata è vero, nelle nostre regioni, una manifestazione di antistatalismo di massa. Centotrenta anni fa, subito dopo l'annessione del Veneto. Allora, i governanti che nutrivano profondo disprezzo per il popolo delle campagne, che lo opprimevano tassando perfino il sale per la polenta, che aggredivano i suoi parroci perché restavano giudici difensori dei villaggi contadini, spinsero centinaia di migliaia di persone ad andarsene dall'Italia.
Ma ora non ci sono più americhe da colonizzare. E soprattutto la gente si è emancipata. La sua dignità la vuole rispettata dove vive. Contro banditi sfrontati e feroci, contro chi tiene in conto di nulla la capacità di fare da sé, producendo ricchezza e, anche se non sempre in maniera adeguata e responsabile, pagando le tasse. Purché ci sia un riscontro di buon governo, naturalmente.
Ulderico Bernardi

Visco: i Veneti sono tutti evasori. E intanto Amato, il bugiardo, ritira le forze di polizia. Adesso basta.

Prodi: «L'evasione fiscale è l'emergenza nazionale»

Visco: «Posso dire con una battuta che qui in Veneto l'antistatalismo è consustanziale, della medesima essenza, con la cultura media dei cittadini della Regione» (accennando alla ribellione fiscale, al forum "Sbilanciamoci", 07/09/07)


Prodi, il moralizzatore boiardo di stato, Visco, il suo braccio armato operativo, Tommaso Padoa Schioppa, l'"uomo del rigore" (sic!), quello che "prima di ridurre le tasse, bisogna tagliare le spese", che detto da uno che sta nel governo della sinistra è una promessa di nuove imposizioni fiscali. Sono questi i volti del governo marcio, che si prepara all'ennesima mungitura del Veneto, i volti del potere romano che vuole annichilire le risorse economiche - e MORALI - del Veneto.
E l'uscita criminalizzante (si badi bene al senso attribuito alle parole da lui pronunciate) di Visco arriva negli stessi giorni in cui le pattuglie aggregate di Carabinieri e Polizia, giunte a Treviso dopo il bestiale delitto di Gorgo al Monticano, lasciano il nostro territorio. Il ministro Amato, Gran Bugiardo, aveva promesso che sarebbero rimaste, ma le parole di un politicante poco onorevole ministro, si sa che non hanno alcun valore.
Intanto Mussi, Pecoraro Scanio, Ferrero, al forum No Global di Marghera, sghignazzano che "l'emergenza sicurezza è una farsa, una sceneggiata e un lamento eccessivo".
Così, si è sempre più consapevoli di non poter affidare la propria sicurezza allo stato, sempre più lontano e nemico. E infatti i trevigiani si stanno, letteralmente, armando.
La speranza è che si armino anche di buona volontà, e ragioni e forza, contro i Prodi, i Visco, i Padoa Schioppa, gli Amato, i Mussi, i Pecoraro Scanio, i Ferrero, i Santoro (ci sta bene), gente pericolosa che lucra rendite politiche ed economiche alle spalle di chi lavora seriamente e con dedizione per sé e la propria famiglia, politicaglia che rema per sé contro la nostra sicurezza e la nostra libertà.
E' ora di fargli sapere che: Adesso, basta.

P.S.:
Il commento del Governatore Galan, su Visco: «Viene a casa nostra e non si vergogna di come si è comportato con i vertici della Guardia di Finanza. Preso a calci da tutta Italia si è guardato bene dal dimettersi.
Viene a casa nostra e dice che i Veneti sono degli antistatalisti e lo sostiene per poter dire i Veneti sono evasori fiscali. Un Visco di niente offende il Veneto, regione con il minor numero di evasori
».

Ordinaria ingiustizia di Stato, ordinaria violenza di un Tribunale dei minori



«1.000 false accuse sono servite con un metodo criminale ormai consolidato, ad allontanare un padre dai figli». Ritrovando una non semplice lucidità, in mezzo a tanta "ordinaria" e "legale" violenza, commenta così la sua storia il Sig. Sergio Nardelli.
La sua vicenda è stata resa nota dapprima sui vari forum dei "papà separati", poi in tutta Italia, grazie a questa intervista rilasciata a Mediaset. A Teramo-Pescara, il giornale mensile "Città dei padri soli" gli ha dedicato un'intera pagina. A Napoli il quotidiano "Il Napoli" ha pubblicato "Cucciolo malato", per descrivere come un papà viene ucciso economicamente e psicologicamente.
Ora il Sig. Nardelli scrive:

«ADESSO BASTA!
Il 12 settembre 2007 mi incatenerò davanti al Tribunale dei Minori di Taranto.
Sono pronto a trascorrere le notti ed i giorni sotto il Tribunale dei minori, a passare poi al Tribunale civile e poi anche altro.
Incatenato sotto il Tribunale distribuirò volantini che parlano di 2.000 papà che vengono "UCCISI" ogni anno in Europa.
Chiedo a tutti di sostenere questa mia azione in nome e per conto dei figli e papà VIOLENTATI su tutto il territorio Italiano.
Chiedo a tutti di mandare a partire dal 12 settembre 2007 una email al seguente indirizzo: tribmin.taranto@giustizia.it».


La storia di Sergio Nardelli: Link

sabato, settembre 01, 2007

Padri: un nuovo impegno

Da settembre a fianco dei figli nella scuola.
La nuova iniziativa della “Lista per il Padre”

La presenza del padre: un dono di cui i figli hanno bisogno per costruire la propria sicurezza e libertà (da C. Risé, Il mestiere di padre, San Paolo, 2004)

La presenza della figura paterna è decisiva nel buon esito della vita scolastica dei figli. Numerosi studi mostrano che laddove il padre è autenticamente coinvolto nel percorso formativo dei figli la possibilità che i suoi ragazzi arrivino ai gradi più alti degli studi è quasi doppia, così come doppia è la loro motivazione allo studio e la qualità del loro apprendimento.
Non solo: i ragazzi ben seguiti dal padre in questo ambito sono tra quelli che hanno i comportamenti meno problematici e più idonei all’ambiente scolastico, e riportano le minori percentuali di bocciature, sospensioni e abbandoni.
Per questo, per il bene dei figli e delle nostre comunità, invitiamo con amicizia tutti i padri ad essere sempre più vicini ai figli a partire da quest’anno scolastico.
Le occasioni sono numerose e la presenza paterna è il migliore investimento per il futuro dei figli: accompagnateli a scuola il primo giorno e il più possibile durante l’anno; parlate spesso con loro della vita scolastica; aiutateli a risolvere con pazienza e disponibilità i problemi di studio; incontrate gli insegnanti negli orari a disposizione o, se il lavoro non ve lo permette, chiedete un appuntamento (sempre ben accetto da chi si prende cura degli studenti); partecipate, in base alla vostra disponibilità, agli incontri che le scuole organizzano sui temi importanti (educazione, comportamenti a rischio e loro prevenzione, valore della genitorialità), interessatevi all’organizzazione delle visite di istruzione e delle attività extracurriculari che la scuola propone per valorizzare il tempo libero.

A cura della “Lista Per il Padre”
Già promotrice del “Documento per il padre” - Leggi e comunica la tua eventuale adesione
- Info/contact: listaperilpadre@alice.it [settembre 2007]

venerdì, agosto 31, 2007

Gayfriendly, Consumerfriendly

Per aver più dottamente spiegato in una lezione universitaria ciò che è illustrato anche in questo articolo, qualche tempo fa il prof. Hans-Hermann Hoppe subì una dura reazione dagli ambienti gay, con tanto di invito a "darsi una regolata" da parte del Vicepresidente della sua stessa Università (leggi qui).
Eppure è evidente, e per ragioni profonde e fondate spiegate bene appunto da Hoppe, come la "cultura gay" sia molto di più di una "nicchia di mercato", ma l'avanguardia edonista e consumista di quella modernità che con il rigore del capitalismo e del mercato ha ben poco a che fare.
La "tendenza gayfriendly" è oggi uno degli snodi più palesi di quel circolo vizioso tra stato (spesa pubblica e leggi antisociali), economia artificiosamente gonfiata e consumismo, così ben individuato e denunciato da "economisti austriaci" e paleolibertari.

venerdì, agosto 17, 2007

Il "dragone rosso fortissimo" non è invincibile.

«La lotta è già cosa superata»

Omelia nella Solennità dell'Assunzione della Vergine Maria

CASTEL GANDOLFO, giovedì, 16 agosto 2007 (ZENIT.org).- Il “dragone” del materialismo che sembra imporsi nella società attuale non è invincibile, poiché Dio e il suo amore sono più forti, ha assicurato Benedetto XVI il 15 agosto, nella Solennità dell'Assunzione della Vergine Maria.
Durante l'omelia per la celebrazione eucaristica, il Pontefice ha commentato le parole dell'Apocalisse di San giovanni Evangelista, che parlano di un “dragone rosso fortissimo”, “manifestazione impressionante ed inquietante del potere senza grazia, senza amore, dell’egoismo assoluto, del terrore, della violenza”.
Di fronte ai fedeli riunitisi per l'occasione nella Parrocchia “San Tommaso da Villanova” a Castel Gandolfo, la località dove si trova a trascorrere il resto dell'estate, il Papa ha ricordato che i primi cristiani erano portati a vedere in questi passi dell'Apocalisse il “potere degli imperatori romani anticristiani, da Nerone fino a Domiziano”.
“Questo potere appariva illimitato; il potere militare, politico, propagandistico dell’impero romano era tale che davanti ad esso la fede, la Chiesa appariva come una donna inerme, senza possibilità di sopravvivere, tanto meno di vincere”, ha aggiunto.
“E tuttavia, sappiamo che alla fine ha vinto la donna inerme, ha vinto non l’egoismo, non l’odio; ha vinto l’amore di Dio e l’impero romano si è aperto alla fede cristiana”, ha poi constatato.

Tuttavia, ha spiegato il Vescovo di Roma, “le parole della Sacra Scrittura trascendono sempre il momento storico”.
“Questo dragone indica non soltanto il potere anticristiano dei persecutori della Chiesa di quel tempo, ma le dittature materialistiche anticristiane di tutti i periodi”, ha continuato menzionando in particolare “la dittatura del nazismo e la dittatura di Stalin”.
“Avevano tutto il potere, penetravano ogni angolo, l’ultimo angolo. Appariva impossibile che, a lunga scadenza, la fede potesse sopravvivere davanti a questo dragone così forte, che voleva divorare il Dio fattosi bambino e la donna, la Chiesa. Ma in realtà, anche in questo caso alla fine, l’amore fu più forte dell’odio”, ha ricordato.
“Anche oggi esiste il dragone in modi nuovi, diversi – ha assicurato –. Esiste nella forma delle ideologie materialiste che ci dicono: è assurdo pensare a Dio; è assurdo osservare i comandamenti di Dio; è cosa di un tempo passato”. Secondo queste ideologie “vale soltanto vivere la vita per sé. Prendere in questo breve momento della vita tutto quanto ci è possibile prendere. Vale solo il consumo, l’egoismo, il divertimento”.
“E di nuovo, sembra assurdo, impossibile opporsi a questa mentalità dominante, con tutta la sua forza mediatica, propagandistica. Sembra impossibile oggi ancora pensare a un Dio che ha creato l’uomo e che si è fatto bambino e che sarebbe il vero dominatore del mondo”, ha confessato.
“Anche adesso questo dragone appare invincibile, ma anche adesso resta vero che Dio è più forte del dragone, che l’amore vince e non l’egoismo”.
"Vediamo certamente che anche oggi il dragone vuol divorare il Dio fattosi bambino. Non temete per questo Dio apparentemente debole. La lotta è già cosa superata. Anche oggi questo Dio debole è forte: è la vera forza”, ha concluso infine.

giovedì, agosto 16, 2007

Pensieri attuali sulla moralità dell'Azione Umana

«Nessuno ha il dovere morale di obbedire allo Stato (tranne nel caso in cui lo Stato si limiti a sostenere il giusto diritto della proprietà privata contro l’aggressione). Infatti, essendo un’organizzazione criminale, e giacché tutte le sue entrate e tutti i suoi beni derivano dal crimine della tassazione, lo Stato non può avere alcuna giusta proprietà… Anche mentire allo Stato, quindi, diventa a fortiori un atto legittimo. Proprio come nessuno ha il dovere morale di dire la verità a un rapinatore che gli chiede se ha in casa oggetti di valore, a nessuno può essere imposto il dovere morale di rispondere sinceramente ad analoghe domande poste dallo Stato, ad esempio nella compilazione dei moduli per il pagamento delle imposte…
Tutto questo, naturalmente, non significa che dovremmo raccomandare o esigere la disobbedienza civile, l’evasione fiscale, o il mentire allo Stato, in quanto la prudenza, in considerazione della forza maggiore dispiegata dall’apparato statale, ci sconsiglia dal farlo. Affermiamo soltanto che queste azioni sono giuste e moralmente lecite».
Murray N. Rothbard (The Etichs of Liberty)

lunedì, luglio 16, 2007

Prove di “Città private” a Nordest: il caso Borgo Ronche

Libertarismo: quando si passa dalla teoria alla pratica

Sta sorgendo lungo la famigerata S.S. 13 “Pontebbana”, nel comune di Fontanafredda, tra Sacile e Pordenone. E’ il villaggio “Borgo Ronche”, sarà ultimato entro il 2010; ma un’abitazione su quattro è già venduta, sulla carta.
Cos’ha di speciale questa lottizzazione e perché se ne sono occupati i media nazionali? Stiamo parlando di quello che può forse esser considerato il primo abbozzo di “Città privata” (o: “Privatopia”), nella nostra terra. Un’area comprensiva di appartamenti, ville, spazi verdi, interamente delimitata da un muro lungo ottocento metri ed alto due metri e mezzo. Il “confine” sarà sempre illuminato da potenti fari, l’accesso all’area sarà controllato e possibile solo previa identificazione da parte di un guardiano. Il territorio, custodito e vigilato 24 h su 24.
Ma non solo. Già sono previsti altri servizi privati per i residenti, come il babysitteraggio e il lavaggio di biancheria.

Dare risposta alla crescente domanda di sicurezza è ciò che sta alla base di questo progetto, esempio concreto di come siano da ricercare nel mercato quei beni finora ampiamente disattesi, proprio perché considerati pubblici (statali). Una delle tradizionali giustificazioni della pervasività dello stato è infatti la politica per la sicurezza, eppure proprio la sicurezza è in realtà un argomento a favore della privatizzazione: è comprovato che la maggior parte dei crimini avvenga in aree pubbliche non protette, e accessibili a chiunque in modo indiscriminato.
Lo stato non è in grado di controllare le frontiere del paese, che si riempie di immigrati irregolari dediti alla criminalità, spicciola o organizzata, o al terrorismo (non solo quello internazionale, ma anche quello, per esempio, degli sbandati che ti minacciano, facendoti pressioni fisiche, nelle strade e nei parcheggi degli ospedali pubblici).

Lo sanno bene i politici (anche locali, di ogni colore), che si sono subito affrettati a bocciare “Borgo Ronche”, sottostimando e quasi deridendo la domanda di condurre una vita serena, da “padroni a casa propria”, con maggiori garanzie di tutela per famiglie e proprietà. Tutti valori che solo possono essere perseguiti ripristinando il diritto libertario a discriminare, non certo per mezzo delle integrazioni forzate di stato. Perché la vera socialità, e l’accoglimento dell’altro, sono un moto liberale che richiede la sicurezza di sé.
Si agitano (politici, burocrati e prefetti), perché privatizzare il territorio significa fargli franare il terreno sotto i piedi…

Ma se la sicurezza è lo stimolo e l’interesse più simbolicamente significativo per la riappropriazione del territorio, c’è anche una forte domanda identitaria, e comunitaria, alla base di queste esperienze, già molto diffuse negli Stati Uniti: «Finito il periodo delle grandi progettazioni politiche, quella che sta emergendo è una richiesta di “riappropriazione comunitaria” di aree sulle quali fino ad oggi era mancata la possibilità di controllo da parte degli abitanti» (Cfr. G. Piombini, Casi di federalismo radicale: città private e comunità condominiali, in Id. La proprietà è sacra, Edizioni Il Fenicottero).
Sicurezza, fede, cultura, costumi: questi – secondo Claudio Risé – sono elementi che danno valore alle identità, e spingono, tra l’altro, la tendenza, modernissima, verso città private.
«Di fronte al rischio della perdita dell’identità, i fratelli, che temono di disperdersi, si radunano. Per poter incontrare l’altro, da una posizione di sicurezza e non di paura» (Leggi l’articolo sul blog Diario di bordo: Cittadelle della paura o nuove comunità? ).

Dal mercato immobiliare, alcune risposte ai bisogni e desideri di individui e gruppi d’Occidente; dal mercato immobiliare, la sfida finale allo stato?

domenica, luglio 15, 2007

Cannabis e Scuola

Rielaborazione della relazione tenuta dal prof. Antonello Vanni alla tavola rotonda “Droga e alcol: casa, scuola, lavoro” in occasione del congresso nazionale “Dipendenze. Nuovi scenari e nuovi approcci. Aspetti tecnici e scientifici” istruito dalla Regione Veneto-Azienda ULSS 20-Dipartimento delle Dipendenze-Osservatorio Regionale sulle Dipendenze. Con il patrocinio di: United Nations/Office on Drugs and Crime; Ministero della Salute; Ministero della Solidarietà Sociale. Verona, 31 maggio-1 giugno 2007.

Indice della relazione
1. La cannabis e la scuola: i dati in Italia
2. La cannabis e i giovani scolarizzati: fattori protettivi e fattori di rischio
3. Cannabis e scuola: un’associazione negativa se i danni iniziano già prima della nascita
4. Cannabis e cervello degli adolescenti: una minaccia per il futuro
5. La cannabis sul percorso scolastico
6. Gli effetti negativi sul rendimento scolastico e i costi per la società
7. I docenti e la cannabis: la prima presa di posizione in Italia
8. Cannabis e scuola: alcune proposte per tutelare gli studenti

Leggi tutto sul sito antonello-vanni.it

sabato, luglio 14, 2007

La differenza

In Italia, i soliti "giovani" virtual/erranti autoreferenziali - politicamente irrilevanti, si lamentano perché l'ultima del Capezzone non contempla la promozione di "diritti civili" (?), matrimoni gay, manipolazioni della vita umana.

In America, Ron Paul è il candidato Libertario alla Presidenza 2008:

Life and Liberty

Privacy Rights and Freedoms Don't Include Abortion

A Libertarian for Life

martedì, luglio 03, 2007

Femminismo ed Islam

(Di Guglielmo Piombini, da Enclave. Rivista libertaria, nr. 36, giugno 2007)

Il femminismo radicale ha diffuso con successo una cultura che disprezza il maschio e tutti i caratteri solitamente associati alla mascolinità. Come ricorda Alessandra Nucci nel recente libro La donna a una dimensione (Marietti Editore) molte università occidentali prevedono dei corsi sul femminismo che diffondono un odio per gli uomini impensabile in qualsiasi altra parte del mondo. Nelle scuole dei paesi anglosassoni e del Nord Europa i giovani maschi vengono sistematicamente attaccati per la loro identità e denigrati dalle insegnanti, che arrivano a provocare le femmine per farle adirare contro il sesso maschile. Fin da piccoli i maschi si sentono marchiati come il sesso violento e insensibile, e vivono in uno stato permanente di colpevolezza.La mentalità ingenerata dal femminismo organizzato suggerisce anche che i padri sono un elemento di poco conto all’interno della famiglia. Questo spiega perché i tribunali assegnino di regola i figli alla madre in caso di separazione, perché il parere del padre sulla decisione di abortire o meno non conti nulla, e perché i programmi televisivi e le pubblicità ritraggano raramente figure positive di uomini.

<continua a leggere su Il Filo a Piombo>

domenica, luglio 01, 2007

Paleolibertarismo

«Morale tradizionale e libertà economica si rafforzano reciprocamente in una sequenza in cui inizialmente viene posto un rapporto di causalità fra la prima e la seconda, ma in cui successivamente opera un effetto di feedback, con la libertà economica a sua volta utile per rafforzare e consolidare l’ordine morale tradizionale».

Agile lavoro di 119 pagine, edito da Rubbettino (12 euro), Paleolibertarismo è la monografia dello studioso Piero Vernaglione sulla corrente di pensiero che ha saputo coniugare nel modo più rigoroso libertà economica e cultura conservatrice, con particolare riferimento all’opera di Hans-Hermann Hoppe.
Brevemente, il libertarismo (o anarco-capitalismo) è la “teoria della giustizia” che promuove una società libera, senza stato, incardinata sulla proprietà privata, gli scambi consensuali e il principio di non aggressione. In particolare, tutti i diritti individuali (oggi inflazionati anche con l’uso di locuzioni quali “diritti umani”, “diritti civili”, etc.) sono concepiti come diritti di proprietà: così, per esempio, “libertà di parola” non può significare pretendere di dire quello che si vuole a casa d’altri.
La teoria libertaria, specialmente nella sistematizzazione data da Murray N. Rothbard, prevede ed auspica una società senza stato, il Leviatano responsabile dell’aggressione – in primis fiscale – alle proprietà (dunque alle libertà) individuali. In forza di una dottrina coerente, molto articolata ed indubbiamente affascinante, si ritiene che tutte le funzioni oggi svolte dallo stato, comprese l’amministrazione della giustizia e la pubblica sicurezza, in una società libera potrebbero essere realizzate da attori privati.
Scrive Vernaglione nell’Introduzione: «Il libertarismo è la teoria che, nell’ultimo mezzo secolo, ha rappresentato probabilmente la sfida più seria alla cultura politica dominante». Certamente è la dottrina che ha fornito gli strumenti migliori per riconoscere la “nudità del Re”: i meccanismi violenti, astratti, coercitivi, eversivi, ingiusti del potere statale e della modernità politica.
Essendosi sviluppato compiutamente negli Stati Uniti a partire dagli anni Sessanta/Settanta del secolo scorso, il libertarianism fu presto strumentalizzato dai movimenti della contestazione, che hanno avuto gioco facile nel piegare parole e concetti di una rigorosa teoria che esaltava il merito, il mercato, la responsabilità personale, l’impegno serio per raggiungere obiettivi importanti per la propria vita, l’antiegalitarismo etc., per le proprie finalità controculturali, multiculturali, antireligiose, libertine.
Tale forzatura dei left-libertarian (e del Libertarian Party), che riducono la teoria libertaria ad un socialisteggiante e generalizzato antiproibizionismo e alla rivendicazione di sempre “nuovi diritti”, e la società libertaria a una specie di eterno droga party della felicità che libera l’uomo dal lavoro per consegnarlo al paradiso dell’irresponsabilità, ha avuto il merito di provocare, a partire dagli anni Ottanta, un maggior approfondimento del libertarismo, che in quanto teoria della giustizia si era fino ad allora concentrato principalmente sull’analisi delle distorsioni del potere politico, ignorando aspetti culturali decisivi nella promozione di una società libera.
Lo stesso Rothbard fu protagonista di questo lavoro, ma il termine “paleolibertarismo” fu coniato negli anni Novanta da Llewellyn H. Rockwell jr: «Noi dobbiamo disfarci dell’impalcatura culturale difettosa del libertarismo. Io suggerisco di chiamare questo sostituto, con i suoi principi etici e culturali, “paleolibertarismo”, cioè vecchio libertarismo. Io uso il termine nello stesso modo in cui i conservatori usano il termine “paleoconservatorismo”: non come un nuovo credo, ma come un recupero delle proprie radici, in modo da distinguersi dai neoconservatori. Noi non abbiamo un equivalente dei neoconservatori, ma è opportuno e urgente distinguere il libertarismo dal libertinismo».
Ne “Il Manifesto del paleolibertarismo”, scrive sempre Rockwell: «I conservatori hanno sempre sostenuto, con ragione, che la libertà politica è una condizione necessaria ma non sufficiente per avere una buona società. La libertà politica non è sufficiente neanche per avere una società libera. Abbiamo bisogno anche di istituzioni sociali e standard morali che incoraggino le virtù pubbliche, e proteggano l’individuo dallo stato. Sfortunatamente molti libertari – specialmente quelli del Libertarian Party – vedono la libertà come una condizione necessaria e sufficiente per tutti gli scopi. Ancora peggio, costoro assimilano la libertà dall’oppressione statale alla libertà dalle norme culturali, dalla religione, dalla morale borghese, e dall’autorità sociale. Nei suoi 17 anni di storia, il Libertarian Party non ha mai raggiunto l’uno percento in un’elezione nazionale, ma ha rovinato la più gloriosa idea politica della storia umana confondendolo col libertinismo. Per amore di quel glorioso ideale, è venuta l’ora di dargli una bella ripulita».
Questa naturale simpatia tra (paleo)libertarismo e ideali conservatori, che riflette al meglio le radici della storia politica americana, portò Rothbard all’inizio degli anni Novanta a sostenere, nello scandalo dei left-libertarian, la destra religiosa americana. Anche Rockwell ed altri libertari proposero alleanze con i “paleoconservatori”, di Pat Buchanan. Il “dialogo” fu poi in gran parte interrotto, per la morte di Rothbard e le puntualizzazioni di Hans-Hermann Hoppe (si veda l’articolo: «L’incoerenza intellettuale del conservatorismo», ripreso anche da Enclave. Rivista libertaria, nr. 35, marzo 2007).
I paleolibertari osteggiano sia il conservatorismo politico, definito come la pretesa di coniugare conservatorismo culturale e welfare state, sia le posizioni left-libertarian o “modal libertarian”, che confondono la lotta allo stato con l’attacco alla famiglia, all’autorità, alla religione (i paleolibertari sono convinti che la culla della società libera sia da rintracciare nella tradizione ebraico-cristiana), alle gerarchie spontanee di un ordine naturale e di una società di mercato.
Da una parte, infatti, si ritiene che ogni buon conservatore deve essere nemico dello stato, la cui storia e le cui crescenti articolazioni hanno scardinato le istituzioni tradizionali delle libere società occidentali, innescando quello che Hoppe definisce processo di decivilizzazione. Lo stato infatti erode le libertà individuali e dei corpi intermedi, mirando a costruirsi un unico interlocutore: il cittadino/suddito/elettore/consumatore: «Lo stato, per imporre il proprio ruolo di giudice ultimo, deve eliminare tutte le giurisdizioni e tutti i giudici indipendenti, e questo richiede l’erosione o anche la distruzione dell’autorità dei capi delle famiglie, delle comunità e delle chiese. E’ questa la ragione principale della maggior parte delle politiche statali. L’istruzione pubblica e l’assistenza servono a questo scopo distruttivo, e così anche la promozione del femminismo, delle politiche di non-discriminazione, della politica delle quote, del relativismo e del multiculturalismo. Tutto ciò mina la famiglia, la comunità e la chiesa. “Libera” l’individuo dalla disciplina verso queste istituzioni, per renderlo “uguale”, isolato, indifeso e debole di fronte allo stato» (H.-H. Hoppe, Reviving the West).
Così, per esempio, i mastodontici sistemi obbligatori di previdenza e assistenza pubblica, pervertono le relazioni naturali tra padri e figli, rimuovono l’importanza naturale delle relazioni famigliari, attaccano alla radice i principi della responsabilità personale e del risparmio, promuovendo comportamenti economici e sociali irrazionali: «Sollevando gli individui dall’obbligo di provvedere personalmente al reddito, alla propria salute, alla propria sicurezza economica, alla propria vecchiaia e all’istruzione dei propri figli, l’“assicurazione” statale obbligatoria rappresenta un attacco sistematico alla responsabilità personale e a istituzioni come la famiglia, la parentela, la comunità locale e la chiesa. La dimensione e le prospettive della fornitura privata di queste attività vengono ridotte, e diminuisce così l’importanza della famiglia, delle relazioni di parentela, dei figli, della comunità e della chiesa» (Ivi).
Dall’altra parte, il paleolibertarismo, non solo ritiene che la diffusione della libertà individuale non porterebbe al trionfo dell’egoismo, bensì afferma con decisione l’incompatibilità di una società libera con la diffusione di culture edoniste, relativiste, nichiliste, pensieri deboli, comportamenti antisociali (per esempio il consumo di droghe), multiculturalismo, egualitarismo, etc. Il costo individuale dei comportamenti devianti, per esempio, venendo meno i programmi assistenzialisti, sarebbe interamente sopportato dagli stessi soggetti antisociali, rendendoli del tutto marginali (la carità privata riacquisterebbe finalmente il suo glorioso e perduto ruolo, con l’attenzione all’efficienza e al merito personale che ha sempre avuto).
L’ordine naturale di un mondo senza stato si costituisce di autorità sociali liberamente riconosciute, capaci di garantirne il funzionamento e la preservazione dall’aggressione della politica. La rimozione di tali legami sociali segna la sconfitta della società libera.
Sulla famiglia, scrive per esempio Rockwell: «La famiglia tradizionale, prodotto della legge naturale, è l’unità di base di una società civile e libera. La famiglia promuove i valori necessari alla preservazione di una società libera come l’amore coniugale, l’autodisciplina, la pazienza, la cooperazione, il rispetto per gli anziani, e l’autosacrificio. Le famiglie incoraggiano il comportamento morale e forniscono ai figli l’educazione appropriata, permettendo così la continuazione della specie. Chesterton disse che la famiglia “potrebbe essere approssimativamente definita anarchica”, dato che le origini della sua autorità sono puramente volontarie; lo stato non l’ha inventata e non può abolirla».
Mi sembra che Piero Vernaglione centri bene il cuore del pensiero paleolibertario (di cui altri punti importanti sono il rifiuto totale dell’interventismo militare, e la condanna decisa di ogni compromesso “neolibertario” con la politica), con queste parole: «Morale tradizionale e libertà economica si rafforzano reciprocamente in una sequenza in cui inizialmente viene posto un rapporto di causalità fra la prima e la seconda, ma in cui successivamente opera un effetto di feedback, con la libertà economica a sua volta utile per rafforzare e consolidare l’ordine morale tradizionale».
La proposta paleolibertaria è di uscire dalla prigione statalista per l’unica via possibile: quella del circolo virtuoso tra libertà economica e cultura conservatrice.


Per approfondire:

Acquista e leggi "Paleolibertarismo. Il pensiero di Hans-Hermann Hoppe" (Rubbettino, 2007): Link alla Libreria del Ponte

Il Manifesto del Paleolibertarismo, di Llewelyn H. Rockwell

Intervista sul paleolibertarismo a Guglielmo Piombini, di Marco Massignan

domenica, giugno 24, 2007

A Father's choice

Via marcobiondo (blog in continuo aggiornamento, da visitare sempre)

In produzione, basato su una storia vera

A Father's Choice



Info

giovedì, giugno 14, 2007

Mariano Bassi chiama, Paolo Ferrero risponde?

Una task force di 500 giovani psichiatri, già pronti e formati facendo tesoro delle migliori esperienze internazionali, preparati ad andare nelle scuole e nei punti di ritrovo degli adolescenti, per mettere a disposizione dei ragazzi le informazioni sui pericoli ed i gravi rischi che si corrono fumando cannabis, e i suoi derivati.
500 giovani esperti per cominciare a fare quel che in Francia, Spagna, Germania, Stati Uniti, ed altri Paesi si fa da anni: informare sulla nocività di una droga che i ragazzi cominciano ad assumere ormai dagli 11-12 anni; una droga, la cannabis, che fa esplodere violenze ed aggressività, che brucia il cervello dei giovanissimi, per sempre.
Una droga sempre più potente e potenziata, diffusa ed indistinguibile nelle versioni che possono paralizzare, distruggerti un organo interno, o uccidere: mischiata con microbiglie di vetro e/o Ogm.
Il dott. Mariano Bassi - Presidente della Società Italiana di Psichiatria, che lo scorso 5 giugno in conferenza stampa a Milano ha confermato tutti i dati allarmanti del fenomeno cannabis, presentati anche nel recente libro di Claudio Risé Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita, ha richiesto un incontro urgente con il Ministro Paolo Ferrero, entro il mese di giugno, fornendo al governo tutta la disponibilità, sua e della SIP, per colmare il grave ritardo in cui si trova il nostro Paese nell'intraprendere azioni di dissuasione contro l'uso di cannabis, rivolte specificamente ai più giovani.

Paolo Ferrero risponde, o il suo cervello è una stanza col buco?
Livia Turco risponde, o gli unici consigli che è disposta ad ascoltare sono quelli di Luca Casarin?
E cosa ancora dovrà scontare la società italiana, per la salvaguardia degli equilibri politici di una casta al potere?
E se non si arresta da solo, non sarà ora che l'arrestiamo noi il progetto nichilistico di distruzione della società italiana che possiede questo governo?
Di ri-affermare la nostra libertà?

domenica, giugno 10, 2007

La Turco e la cannabis: un ministro nell'angolo

Molto istruttivo è prendersi un po' di tempo per ascoltare questo intervento del ministro Turco alla trasmissione di Radio 24 Viva Voce, del bravo Giuseppe Cruciani.
Ne esce limpida l'immagine di un ministro in difficoltà e balbettante, ben lontano dal prendere una posizione chiara e forte su un problema grave come quello della diffusione della cannabis tra i ragazzi.
Il punto più basso si ha quando Turco, nell'angolo, "ammette" la necessità di richiedere alle nostre istituzioni sanitarie dati certi sui danni da consumo di cannabis...
Qualcuno faccia per piacere sapere al Sig. Ministro, che quei dati ci sono già, da anni, e se lui non fosse l'esponente di una classe politica irresponsabile ed incompetente, dovrebbe conoscerli (basta che apra i cassetti del suo ministero):

(Da: Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita, Ed. San Paolo, 2007)
«L'anno 2003 fu [...] testimone di un fatto scientifico rilevante: gli esperti del Consiglio Superiore della Sanità (CSS), tra i quali il farmacologo Silvio Garattini, consegnavano al Ministro della salute Girolamo Sirchia, una relazione in cui si esplicitavano i gravi rischi connessi all’uso dei cannabinoidi, soprattutto presso gli adolescenti, sfatando l’opinione diffusa che la cannabis fosse da considerarsi una droga leggera.
In questo documento i membri del Consiglio lamentavano il silenzio steso dalla stampa e dai mass-media sui recenti lavori scientifici, che chiarivano la correlazione tra l’uso della cannabis e lo sviluppo di alcune malattie mentali: secondo i risultati cui erano pervenuti, l’uso protratto della cannabis induceva attacchi psicotici in soggetti già predisposti ed esacerbava i sintomi di pazienti già diagnosticati come tali. E soprattutto: si era riscontrato che l’assunzione di cannabis nell’età dell’adolescenza aumentava, in modo proporzionale alla dose, il rischio di sviluppare schizofrenia. [...]
Ulteriori indagini poi, svolte presso adolescenti scolarizzati (14-15 anni), mostravano dati che assicuravano la relazione tra l’uso della cannabis nell’adolescenza e la successiva comparsa di depressione ed ansietà entro i successivi 7 anni (e riguardo a questo gli studiosi del CSS sottolineavano che era l’uso di cannabis ad essere predittivo di tali disturbi, e non la presenza di essi a spingere verso queste droghe). Per questi motivi gli esperti chiedevano che a livello mediatico venissero finalmente fornite corrette e aggiornate indicazioni sui rapporti diretti fra uso della cannabis e sviluppo di problemi per la salute mentale: psicosi, schizofrenia, depressione ed ansietà potevano essere la tragica conseguenza della leggerezza con cui veniva affrontata la pratica di usare cannabinoidi per scopi ricreativi.
Poche settimane dopo infatti, il Ministero della Salute emetteva un comunicato stampa che riportiamo integralmente: «Il Ministro della Salute Girolamo Sirchia ha richiesto al Consiglio Superiore di Sanità di elaborare un documento sugli effetti collaterali della Cannabis. Il Consiglio Superiore di Sanità, Sezione V, ha così valutato la recente letteratura e in modo particolare i risultati di alcuni studi clinici i cui contenuti sono riassunti in una relazione elaborata dal prof. Silvio Garattini, che costituisce parte integrante del parere emesso dal Consiglio.
In particolare, tenuto conto che il numero degli adolescenti che fumano Cannabis è elevato nel nostro Paese, il Consiglio Superiore di Sanità ritiene che l’uso della Cannabis sia gravato da pesanti effetti collaterali quali dipendenza, possibile progressione all’uso di altre droghe quali cocaina e oppioidi, riduzione delle capacità cognitive, di memoria e psicomotorie, disturbi psichiatrici quali schizofrenia, depressione e ansietà; possibili malattie broncopolmonari tra cui bronchite ed enfisema.
Inoltre il Consiglio ritiene che giovani e adolescenti siano particolarmente vulnerabili ai suoi effetti negativi. Pertanto il Consiglio ritiene che la Cannabis non debba considerarsi ‘droga leggera’ e che il suo consumo non rappresenta quindi un’abitudine priva di conseguenze sulla salute. Il Consiglio Superiore di Sanità auspica quindi che le autorità competenti provvedano a dare ampia e incisiva informazione agli adolescenti riguardante gli effetti collaterali della Cannabis e in particolare sui rapporti diretti tra uso della Cannabis e sviluppo di problemi per la salute mentale, quali depressione, ansietà e schizofrenia».

(Tratto dal libro di Claudio Risé, Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita, Ed. San Paolo, 2007)

Ho fatto un sogno libertario...

Dr. Ron Paul for President

giovedì, maggio 17, 2007

La Cannabis fa schifo



La Cannabis è pesante, ti toglie la libertà, ti fa perdere la testa e a volte la vita (la tua, e quella di chi ti sta vicino).

Lo spiega Claudio Risé nel suo ultimo libro (clicca sull'immagine, per altre risorse).

mercoledì, maggio 16, 2007

Benedetto XVI e la promozione della Libertà (religiosa e non)

Nei giorni scorsi, dal Brasile, chiara, forte ed autorevole si è alzata la voce del Santo Padre.
Particolarmente mi hanno colpito le sue parole - durissime - sui maledetti, quelli che lucrano sulla morte altrui, i narcotrafficanti.
E poi quelle altre, dolci e affascinanti, pronunciate allo Stadio Pacaembu di San Paolo, davanti ad una platea di giovani chiamati lì da Gesù Cristo, e dal Carisma del suo Vicario in Terra.
Benedetto si è rivolto a migliaia di ragazzi (il presente della Chiesa, ha precisato), con un discorso che è sembrato un abbraccio, ma anche una sfida educativa incalzante (e proprio per questo estremamente affascinante) sui terreni di sempre: l'Eros, la Castità, la Fedeltà, la Libertà.
Un incontro commovente, nel senso vero della parola. Una catechesi magistrale, un'esortazione a non sperperare la propria gioventù, a non lasciarsi ridurre in schiavitù dalle mode effimere del tempo profano, a non subire il lessico sinistro del potere.
Ma soprattutto un incitamento ad essere coraggiosi perché «quando le nostre decisioni vacillano e diventano meschine ed interessate», quando non si coltiva più, pur fra le umane debolezze, la generosità del cuore, c'è solo tristezza, e un miraggio rimarrà la realizzazione di sé.
Negli anni del pontificato di Giovanni Paolo II il Grande, e in questo primo tempo di Benedetto XVI (il "Papa intellettuale" che secondo le previsioni dei soliti intellettualoidi ben informati non doveva avere lo stesso seguito "popolare" di Wojtyla), molti si sono chiesti, magari con un velo di disprezzo per i papaboys, che cosa fondasse questa mobilitazione.
Eppure basterebbe aver osservato e ascoltato, con cuore puro e libero dal pregiudizio, quanto accaduto a San Paolo, per scorgervi le solide ragioni.
In società ampiamente "senili", controllate da un potere vuoto che fa agitare e scontrare fazioni e gruppi concentrati solo sui propri (miopi, neppur veri) interessi; quando la diseducazione è modello ripetuto in serie e pure con narcisistico compiacimento, solo dalla Chiesa arriva una proposta forte su cui misurare, lontano dai giochetti politici, la propria libertà.
Mentre gli stati si vantano della loro "laica neutralità"; mentre i politici più o meno corrotti soccombono sempre più spesso al rischio dell'autoreferenzialità implicito alle mitologie giuridiche pubbliche della modernità, solo la Chiesa, in virtù della sua proposta, è forza di libertà.
Proprio di libertà ha parlato il Santo Padre anche nel bellissimo intervento alla Conferenza episcopale latinoamericana, che merita di essere letto integralmente da chi voglia (provare a) capirlo. Benedetto XVI ha nell'occasione spiegato come sia doveroso per ogni cristiano partecipare alla costruzione di strutture sociali giuste che «non nascono né funzionano senza un consenso morale della società sui valori fondamentali e sulla necessità di vivere questi valori con le necessarie rinunce».
Il Santo Padre ha ribadito che la società giusta deve «elaborarsi alla luce dei valori fondamentali, con tutto l'impegno della ragione politica, economica e sociale. Sono una questione della recta ratio e non provengono da ideologie né dalle loro promesse. Certamente esiste un tesoro di esperienze politiche e di conoscenze sui problemi sociali ed economici che evidenziano elementi fondamentali di uno stato giusto e le strade che si devono evitare. Ma in situazioni culturali e politiche diverse, e nel cambiamento progressivo delle tecnologie e della realtà storica mondiale, si devono cercare in maniera razionale le risposte adeguate e deve crearsi - con gli indispensabili impegni - il consenso sulle strutture che si devono stabilire».
Precisando che il lavoro politico non è di competenza della Chiesa, il Santo Padre ha poi affermato che le società sono in divenire, e la ricerca della giustizia comporta continui e costanti aggiornamenti.
Scandalo hanno creato alle orecchie di alcuni le riflessioni di Benedetto XVI sul rifiuto di ogni ideologia materialistica, e della pretesa che da un "sistema economico" possano di per sé discendere una moralità individuale e/o comune.
Viceversa, non solo perché un sistema economico contribuisca all'edificazione di una società giusta, ma anche semplicemente perché sopravviva a se stesso inventando la sua coerenza, deve radicarsi in un ordine etico superiore (fondato da quella recta ratio, si direbbe: tomista, cui il Pontefice si è espressamente richiamato).
In questo quadro si inserisce la critica alla vergogna comunista, come anche al "capitalismo dell'ovest". Quest'ultima è stata al solito evidenziata dai "liberali nostrani", con il riflesso condizionato del dito frettolosamente puntato contro ogni supposto "socialismo della Chiesa". Quelli che se il Pontefice interviene, lo fa per dare un messaggio politico in special modo all'Italia. Per quel che vale, se a costoro un minimo di dubbio (e/o di voglia di capire) fosse rimasto, potrebbero leggersi questo articolo di Robert Sirico, fondatore dell'Acton Institute, nonché autore di numerose pubblicazioni, fra le quali consigliamo vivamente Il personalismo economico e la società libera.

Link:

Tutti gli interventi di Benedetto XVI in Brasile

Family day/4

Sul sito del Forum delle Associazioni Familiari è possibile rivedere il Family day (cliccando qui), come è stato trasmesso da SAT 2000.

domenica, maggio 06, 2007

Solo il 20% dei burocrati lavora. Olé!

(di Lino Toffolo, da Il Gazzettino, 6 maggio 2007)

"El Pitima" era uno mandato dal creditore a ricordare pubblicamente al debitore «che el doveva darghe i schei!». Lo faceva sempre tra la gente per metterlo a disagio e costringerlo a pagare: «guarda che hai sempre quel sospeso!». In genere era persona forte, robusta da sconsigliare reazioni.
Adesso «quelli delle tasse» con l'avviso di pagamento mandano anche un mingherlino, tanto tutti sanno che, dietro l'angolo, ha i finanzieri, i carabinieri, l'esercito, la marina, l'aviazione con tutti i missili, ecc. «Lei deve pagare!». «Ma è uno sbaglio!» «Intanto paghi, poi semmai ricorri!»: che lo stanno proponendo come sport olimpionico: "ricorsa da tasse".
A parte fare "l'evasore" che è sempre "sport di costrizione" nazionale. Ma anche solo sbagliare è una colpa inassolvibile persino dal Vescovo. Solo lo stato se sbaglia (inutile e infantile esemplificare) è umano. Tu (subumano) no!
Lo stato - che come il parigrado Padre Eterno non si presenta di persona - anziché Gesù o gli angeli, ti manda i burocrati. Oltre "all'iter", famigerato virus "dell'iterizia", la "burocrazia" è peggio del "mare": tra il dire e il fare non ostacola, blocca!
Toni: «Solo il 20% dei burocrati lavora!»
Aldo: «Per fortuna! Pensa se si mettono a lavorare tutti! Si ferma il paese!»
Lino Toffolo

Il Tribunale di Venezia condanna lo stato. Per oppressione fiscale.

Una sentenza senza precedenti è stata pronunciata dal Tribunale di Venezia, a firma del giudice Enrico Stefani: il ministero delle Finanze dovrà risarcire 30mila euro a due imprenditori veronesi, che per anni hanno subito reiterate ingiunzioni e sequestri ingiustificati da guardia di finanza ed uffici ministeriali.
15 anni di persecuzioni (i due erano stati truffati dal proprio commercialista) che hanno provocato un danno esistenziale da oppressione fiscale, che per la prima volta viene riconosciuto ufficialmente in sede giudiziaria.
Il professor Rizzoli, psichiatra esperto di medicina del lavoro, commenta così la sentenza, che ha dato torto alla pubblica amministrazione, malgrado l'intervento dell'Avvocatura di stato: «Posso dire che si tratta di una sentenza molto importante perché apre la strada al riconoscimento di una serie di vessazioni nei rapporti stato-cittadino».
Scatti d'ansia, stati d'ira e disturbi psichici sono gli elementi che configurano il "danno esistenziale", in presenza di oppressione fiscale.

La notizia della sentenza è riportata da Il Gazzettino del 6 maggio 2007

domenica, aprile 29, 2007

Pallottole di piombo

State in guardia per voi stessi! poiché vi condurranno davanti ai sinedri, sarete flagellati nelle sinagoghe, e comparirete davanti ai governatori e ai re, per causa mia, a rendere testimonianza davanti a loro. Ma prima bisogna che il Vangelo sia predicato a tutte le nazioni.
E quando sarete condotti per essere giudicati, non vi preoccupate di quello che dovrete dire, ma dite ciò che in quel momento vi sarà dato; poiché non sarete voi che parlerete, ma lo Spirito Santo.
Il fratello tradirà a morte il fratello, il padre il figlio, e i figli si leveranno contro i genitori e li uccideranno, e voi sarete odiati da tutti, a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine, questi sarà salvo.
S. Marco 13,9-13,13

Monsignor Bagnasco siamo con Lei.

L'Antipatico sui padri maltrattati e il mobbing genitoriale

Nella puntata del 26 aprile 2007, L'Antipatico di Belpietro ha presentato la ricerca sulle violenze antipaterne condotta dalla Associazione Gesef.
Su questo blog se ne era già parlato qui.
Ecco il video della trasmissione.

lunedì, aprile 23, 2007

Il lato oscuro delle Violenze in Famiglia

Al di là di ogni ovvia distinzione tra norma morale e diritto positivo, è ormai di senso comune la considerazione dell'impatto delle legislazioni divorziste sull'idea stessa di matrimonio. L'uniformismo deresponsabilizzante imposto per legge a tutti i cittadini (dunque illiberale), non ha del resto saputo garantire quell'uguaglianza nella tutela dei diritti dei soggetti coinvolti, che, almeno a parole, si prefiggeva. Ne è testimonianza, nel nostro paese, la necessità di scrivere e ri-scrivere le norme sull'affido condiviso, a tutela del diritto dei bambini alla bigenitorialità.
Si sa, anche, che la "cultura divorzista" si è nutrita per anni di banalità e luoghi comuni, nella sostanza insignificanti o quasi sempre smentiti dai fatti. Quante volte abbiamo sentito ripetere: «se due genitori litigano, per il bene dei figli è meglio il divorzio».
Eppure, è ormai documentata l'esplosione della conflittualità intrafamigliare, ben alimentata dalla lucrosa "fabbrica dei divorzi" (avvocati, magistrati, assistenti sociali, psicologi, etc.), quando una coppia si separa. Conflittualità destinata a durare nel tempo, ben dopo la separazione, e che ha nei figli le sue vittime principali.
Nei paesi anglosassoni studi seri sulla violenza famigliare (prima e dopo il divorzio) hanno da tempo sgombrato il campo da luoghi comuni, fornendo dati completi per un'analisi equilibrata dei fatti, premessa necessaria per un'azione culturale e politica volta a promuovere gli opportuni interventi nella società.
In Italia, il vuoto causato dalla colpevole e non neutrale latitanza dei grandi istituti statistici è colmato dalle associazioni che operano sul campo.
L'Associazione Gesef (Genitori separati dai figli), per esempio, ha recentemente pubblicato i dati di uno studio che fa luce su un lato oscuro delle Violenze in Famiglia. Oscuro, per la verità, solo da noi, perché negli Stati Uniti, come dicevo, se ne discute da anni. E più che oscuro, forse, oscurato: dal ministero delle pari opportunità, dall'Istat, dai media.
L'indagine della Gesef, che ha raccolto 26.800 testimonianze dal 1998 al 2006, si focalizza infatti sulle violenze subite dagli uomini-padri nella fase pre e post separazione. Ne esce un quadro dal quale non è possibile prescindere, se si vuole maturare una maggiore consapevolezza del complesso fenomeno delle violenze in famiglia.
Lo studio completo è disponibile a questo indirizzo.
Qui mi limito a richiamare solo un dato: il 33% degli uomini-padri, nel corso dell'iter giudiziario della separazione, vengono accusati di molestie sessuali nei confronti dei figli. «Nel 99,6% dei casi in esame la denuncia viene archiviata dal magistrato perché il fatto non sussiste, ed è ascritta alla conflittualità di coppia».
Dopo che però l'accusa ha magari raggiunto i suoi scopi, rimangono i danni: ai figli, per sempre condizionati dalla diffamazione, ai padri, spesso segnati, anche nella salute psico-fisica, dalla calunnia.
E' bene sapere che anche questo è: cultura divorzista.

Link:
L'indagine della Gesef
Fabbrica dei divorzi e violenze antipaterne

domenica, aprile 15, 2007

Campagna contro i Captcha ottici

Campagna contro i CAPTCHA ottici
Sollecitato da Perla, ben volentieri, anche se in ritardo, aderisco alla Campagna contro i Captcha ottici (clicca sull'immagine per saperne di più).
Potete farlo tutti inserendo il banner che trovate qui sopra nei vostri blog, e chiedendo alle piattaforme che li impongono (come credo blogsome), di dotarsi di strumenti antispamming meno fastidiosi e non discriminanti.

Leggi anche:

Fight spam, stop captchas! di Phastidio

Codici per campagna contro i captcha ottici di Ventinove Settembre