sabato, luglio 29, 2006

Vacanza

Giù nella sala, il Condor ha levato le mense: è l'ora in cui devo fare attenzione. Forse vorrà proseguire la conversazione nel bar notturno. Non è segnato nell'ordine di servizio, ma devo tenermi pronto, e, come al solito, ne riporterò un buon bottino.
Ma il telefono tace, posso dunque mettermi a bere il mio vino.
E. Jünger, da Eumeswil


Blog sospeso, probabilmente per un paio di settimane.
Un caro saluto a tutti gli Amici che hanno la bontà di passare di qui, con l'augurio di far crescere, rigoglioso, il selvame, nel lavoro come nel riposo, e ovunque la vita ci chiami ad Essere.

mercoledì, luglio 26, 2006

Socialismo e secolarizzazione: via da qui

Per Carità, abolite lo stato sociale. Potrebbe riassumersi anche così questo articolo/invocazione di Vendran Vuk, del Mises Institute. Che contiene una serie di osservazioni potentissime, capaci di illuminare il carattere eversivo delle realtà più elementari insito nelle politiche statal/welfariste. Le quali «spiazzano - parola dell'Autore - il nostro senso di responsabilità morale» (basterebbe lavorare con dovizia su questa frase, per aprirsi a scenari di giustizia vera).
Se Vuk spiega fra l'altro che «l'agenda dello stato è distruggere la famiglia [...perché] il ruolo della famiglia è pericoloso per la sua sopravvivenza», è certo che il moderno statalismo si è sviluppato sul cardine di una storicamente anormale autoreferenzialità (costruita su teoremi giuridici illogici e irrazionali). E' il movimento della secolarizzazione che impone il monopolio astratto della legge positiva, disponibile, infondata. La legge dettata dal sovrano, ribelle al Padre, ed orgogliosamente estranea alle relazioni naturali (in primo luogo famigliari), destinate a subirla. A sopportarne le drammatiche conseguenze.
Guglielmo Piombini in
questo ottimo articolo illustra bene il legame che unisce socialismo e secolarizzazione, nonché l'impatto di quest'ultima sulla stessa prosecuzione di comunità e gruppi umani. Il carattere antivitale del processo di secolarizzazione è puntualmente registrato dai dati demografici. Così la vecchia Europa, degna erede di quella rivoluzione francese che ha fondato la modernità statuale, sembra destinata ad invecchiarsi sempre più, e pertanto ad esser colonizzata (da quell'Islam "moderato"/strisciante, che molti cominciano a considerare ancor più pericoloso di quello apertamente fondamentalista).
Negli Stati Uniti, meno secolarizzati, perciò complessivamente più giovani e vitali, i dati degli stati e delle città più liberal si avvicinano agli standard europei, a fronte di una ben più prolifica Bible-Belt. Destinata dunque a pesare sempre più, anche politicamente.
L'articolo di Piombini suggerisce l'importanza della questione demografica, in Italia purtroppo ancora del tutto ignorata o affrontata superficialmente. E ci avverte, sin dal titolo, che il «futuro demografico è dei conservatori».
Rimane da vedere se noi avremo un futuro, o se i conservatori da queste parti mangeranno carne di maiale.

lunedì, luglio 17, 2006

Liberi di Educare

Lo Stato deve rinunciare in linea di massima a farsi attore propositivo diretto di progetti scolastici ed universitari per lasciare questo compito alla società civile.


Straordinario il monito del Patriarca di Venezia Angelo Scola.
Si vede che la
festa del Redentore porta Bene!

giovedì, luglio 13, 2006

Consumismo?

No, grazie. Siamo Anarcocapitalisti.

Liberty First
dà lezione sul consumismo.
Leggete e meditate.


UPDATE: non perdetevi neppure questo.

Il dio che ha fallito/1

Consigliare la lettura del libro Democrazia: il dio che ha fallito (Hans-Hermann Hoppe, Liberilibri, 2006, pagg. 463, 19 E.), nel tempo storico in cui i tagliagole islamisti e antioccidentali identificano la nostra civiltà, oltre che con la Cristianità, con la moderna forma di governo, è sicuramente un azzardo. Ma pure un lusso e un privilegio che ci è permesso dal vivere tra bosco e società. E’ altresì fuori discussione che i saggi di Hoppe ivi pubblicati, benché a tratti “estremisti” nelle proposizioni di superamento della mentalità democratica, sono forti di una visione lucida della realtà statalista (e segnatamente del moderno dogma del “principio di maggioranza”, con il quale prima o poi ogni Waldgänger, lontano da ogni snobismo intellettualistico à la micromega, deve fare i conti fino in fondo).
Certo, un liberale (e/o un conservatore) potrebbe liquidare Hoppe con la nota accusa che fino a qualche tempo fa i fascisti/borghesi indirizzavano agli evoliani: cioè di partecipare, con il suo pensiero, ad un “mito incapacitante”. Con il che tale semplicistica insinuazione, oltre ad essere palesemente falsa, non toglierebbe nulla alla verità dello sguardo di Hoppe, e potrebbe porre rapidamente quel liberale sulla via frequentatissima dell’adesione sostanziale, cioè totale, al potere. Via che troppo spesso i “liberali” hanno percorso nei fatti, al di là delle parole, che nel migliore dei casi dicevano altro. Nel peggiore erano confuse, e puzzavano di tradimento.
La strada dell’Inferno, sappiamo tutti di cosa è fatta…

Preferenza temporale e decivilizzazione

Con questo post, ad ogni modo, ben lungi dal voler recensire l’opera di Hoppe, o metterla al riparo da possibili critiche, si intende evidenziarne (a mo’ di introduzione) un primo aspetto interessante, ossia l’efficace applicazione del concetto economico di preferenza temporale all’analisi del processo di de/civilizzazione. In realtà, la preferenza temporale, prima ancora di essere un concetto caro alla scienza economica, è semplicemente una categoria logica dell’azione umana. Discendente dal fatto elementare che, di fronte a circostanze uguali, i beni presenti vengono preferiti ai beni futuri.
E’ merito della Scuola Austriaca, ed in particolare dell’autorevole economista nonché più volte Ministro dell’Impero Austro-ungarico Böhm-Bawerk, l’aver elaborato una Teoria del Capitale interamente incentrata, tanto dal lato dell’offerta che da quello della domanda, sulla consapevole considerazione delle preferenze temporali individuali. Dicesi individuali, poiché se la preferenza temporale è una categoria logica universale, la sua scala è fortemente soggettiva. Persone diverse (o la stessa persona in momenti differenti della propria vita) valutano in modo diverso i beni presenti rispetto a quelli futuri (e quindi si dispongono in modo diverso a scambiare gli uni per gli altri). Huerta de Soto parla a questo proposito di intensità psichica della preferenza.
La soggettività della preferenza non esclude tuttavia la possibile considerazione di variabili naturali o artificiali, nonché elementi ambientali che possono influenzarla. Così è lecito supporre, per esempio, che generalmente e a parità di altre condizioni, una persona anziana che si avvicina al termine della propria vita abbia un elevato tasso di preferenza temporale, a differenza di una persona adulta responsabile che ha davanti a sé molti anni. Se la CNN rispondendo alla nota domanda di Ligabue comunicasse subito che la fine del mondo arriva tra due ore, il tasso di preferenza temporale di ciascun individuo si impennerebbe.
E via dicendo.
Ma prima di continuare a dire, una domanda: come incidono le preferenze temporali sul progresso di un sistema economico (che ribrezzo questa espressione!) e di una società (anche questa non è fantastica)? Mica tutte le teorie coincidono. Secondo la predetta Scuola Austriaca (semplificando in modo imperdonabile), è attorno alla sequenza risparmio-produzione-consumo che si sviluppa naturalmente il benessere economico. Laddove l’elemento fondamentale della sequenza è, precisamente, il risparmio (aggregato evidentemente connesso alla preferenza temporale). Per Mises e Hayek, dunque, il consumo è solo la fase finale della sequenza, il cui sostegno artificiale (tramite politiche welfariste/monetariste), o persino semplicemente ideologiche, è addirittura dannoso alla crescita.
Secondo gli stregoni utilitaristi positivisti scientisti moderni consiglieri del principe, per coloro i quali riducono la realtà dell’essere umano a quattro grafici, due modellini e tre formule matematiche, secondo, insomma, i seguaci del guru edonista più osannato del mondo e venerato nelle università, J.M. Keynes, di cui si ricorda sempre lo sciagurato consiglio: «Eat, drink and be merry, for in the long-run are all dead» (tradotto da Hayek con: «pane oggi, fame domani»), invece, tutto, o molto, si riduce al modellino Investimenti-Consumo, dove ciò che conta è quest’ultimo, che deve esser spinto dalla politica (chi si stupisce perché i sindacati ammanicati con lo stato ogni volta che si parla di crisi economica, predicano il sostegno ai consumi, non ha capito un’acca…).
Il risparmio, per lorsignori, è una disgrazia, giacché, secondo loro, se aumenta il consumo aumentano gli investimenti, se aumentano gli investimenti aumenta il consumo e così fino alla fine dei tempi. Ma se si riducono gli uni, si riducono gli altri, e neppure un dio ci può salvare (fosse vero il modellino)…
Hoppe, in Democrazia: il dio che ha fallito, fa suo il punto di vista austriaco, ed argomenta così: «A prescindere dalle preferenze temporali originarie di una persona e dalla distribuzione iniziale di queste preferenze all’interno di una data popolazione, una volta che esse diventano abbastanza basse da permettere qualche forma di risparmio o la formazione di capitali o beni di consumo durevoli, si mette in moto una tendenza verso una diminuzione del tasso di preferenza temporale, accompagnata da un “processo di civilizzazione”». Il risparmiatore-investitore «generando una tendenza verso il declino del tasso di preferenza temporale, [con] chiunque altro sia direttamente o indirettamente collegato a lui attraverso una rete di scambi, matura dall’infanzia all’età adulta e dalla barbarie alla civiltà».
Merito di Hoppe è di chiarire con argomenti calzanti come tale processo virtuoso sia costitutivo di un ordine fondato sulla rigorosa tutela della proprietà privata. Infatti ogni attacco a quest’ultima frena il processo e al limite fa aumentare i tassi di preferenza temporale. La previsione dell’arrivo di una catastrofe naturale, per esempio, frena il risparmio, così l’aumento del crimine. Tuttavia sia catastrofi naturali che crimini, rappresentano fatti straordinari, contro cui ci si può assicurare, e ci si può preparare.
Ben diverso il discorso per l’azione dello stato e del governo. Quando è lo stato ad attaccare le proprietà, infatti, l’aggressione assume connotati “legali” e ordinari. Con la particolare caratteristica di ridurre non solo la disponibilità di beni presenti, ma anche di quelli futuri del nostro risparmiatore-civilizzatore. Si tratta di una violazione (violenza) permanente, che fa aumentare il tasso della preferenza temporale del nostro, ma comporta altresì un aumento della sua scala di preferenze (in previsione della riduzione futura di beni propri).
Lo stato, quindi, frena il naturale processo di civilizzazione, fino ad un suo potenziale azzeramento, e successivo innesco di una contraria fase di decivilizzazione: «Se le violazioni dei diritti di proprietà da parte del governo divengono abituali e si moltiplicano, la tendenza naturale dell’umanità a creare una riserva sempre in espansione di capitali e beni di consumo durevoli, a diventare sempre più previdente e a porsi obiettivi sempre più distanti può giungere non solo a una battuta d’arresto, ma addirittura a una inversione di rotta, verso la decivilizzazione: individui prima previdenti e scrupolosi si trasformeranno in beoni o sognatori a occhi aperti, adulti in bambini, uomini civili in barbari, e produttori in criminali».
Il welfarismo di stato – secondo Hoppe e secondo ragione – è causa di quell’orientamento al presente (che trova compiuta espressione nella filosofia edonista keynesiana) tipico della nostra società. Orientamento che ha una sua cifra tecnica (Hoppe si sofferma sul parametro dei tassi di interesse), ed una portata psicologica/antropologica, individuale e sociale, avvicinabile verificando indicatori come la disintegrazione famigliare, la diffusione del crimine (il criminale ha naturalmente un alto tasso di preferenza temporale, al pari delle persone inaffidabili, pigre o stupide) e di comportamenti/caratteri disfunzionali e/o antisociali: «Sollevando progressivamente gli individui dalla responsabilità di dover provvedere alla propria salute, sicurezza e vecchiaia, la sfera e l’orizzonte temporale dell’azione di previdenza privata si sono ridotti. In particolare, il valore del matrimonio, della famiglia e dei figli è diminuito, perché di tutto questo vi è meno bisogno quando si può far affidamento sulla “pubblica” assistenza».
Hoppe descrive lucidamente il processo di decivilizzazione scatenato dalla modernità politica come una fase di “infantilizzazione” della società. In termini psicologici (per nulla fuori luogo, dato che per la categoria di preferenza temporale si è parlato di intensità psichica), una regressione dalla Libertà/desiderio dell’uomo adulto al Bisogno immediato/necessità dell'infante. L’austriaco ci avverte però che l’abbraccio della Grande Madre può uccidere, e lo fa adempiendo al compito assegnato al libertario dal suo maestro M. N. Rothbard: «Il libertario è quel bambino della favola che con insistenza ribadisce che “l’imperatore è nudo”».


P.S.: nelle prossime settimane/mesi/anni (in relazione agli impegni di lavoro, alle vacanze, e alla definizione delle mie personalissime scale di preferenza temporale ;) , si vorrebbe ritornare sul libro in oggetto, in particolare per sottolinearne i seguenti punti:

- l’ineluttabilità dell’alleanza fra cultura liberale/libertaria e cultura conservatrice;
- l’inconsistenza fattuale e teorica della sinistra libertaria (ovvero l’incompatibilità della cultura radicale con la libertà umana);
- il secessionismo;
- libero mercato e politica dell’immigrazione;
- l’ordine naturale e le élites;
- l’incompatibilità di una liberty based society (proprietarista) con il relativismo culturale;
- varie ed eventuali.