mercoledì, giugno 28, 2006

TocqueVille: il problema?

Questo blog non ha centinaia di visitatori al giorno, e fra i miei ospiti i cittadini sono probabilmente minoritari.
In ogni caso, per loro e per tutti, consiglio vivamente la lettura attenta di questo post di Watergate (con tutti i commenti).
In merito al quale, Friedrich pone un inquietante quesito.

UPDATE: la domanda di Fried pare abbia trovato una risposta tecnica (vds. sempre nei predetti commenti).

lunedì, giugno 26, 2006

And the winner is...





Da tempo i giovani olandesi hanno cominciato a trasferirsi a frotte in Australia.
Noi, dove si va?

sabato, giugno 24, 2006

Sulle cose ultime ed il culmine del potere

«Qualsiasi cosa affermino o neghino i socialisti di stato, il loro sistema, se accettato, è condannato a condurre a una religione di stato, di cui tutti pagheranno le spese e dinanzi al cui altare tutti devono inginocchiarsi: ad una scuola statale di medicina, dai cui medici generici tutti sono obbligati a farsi curare, ad un sistema statale d'igiene che prescriva ciò che tutti devono mangiare e bere, con che cosa devono vestirsi e ciò che devono fare o non fare; ad un codice morale statale, che non si contenterà della punizione del crimine ma reprimerà anche tutto ciò che la maggioranza vorrà qualificare come vizio; ad un sistema statale d'insegnamento, che proibirà tutte le scuole, accademie e università private; ad una scuola materna di stato, ove i bambini devono essere educati in comune a spese pubbliche; e infine ad una famiglia di stato, col tentativo d'introdurre scientificamente l'eugenismo. Così, l'autorità raggiungerà il culmine e il monopolio il dispiegamento supremo del suo potere».
Benjamin Tucker, da Liberty

«Forma è possesso anche del singolo, e il più alto e incancellabile diritto alla vita, che egli condivide con le pietre, le piante, gli animali e le stelle, è il diritto alla forma. Nella forma che gli è propria, il singolo comprende più che la somma delle sue forze e dei suoi talenti; egli è più profondo di quanto non possa indovinare nei suoi più profondi pensieri, ed è più potente di quanto non riesca ad esprimere nella sua più potente azione».
Ernst Jünger, da Der Arbeiter

venerdì, giugno 23, 2006

Mussunculus a Milano

L’altro ieri il ministro Mussi era in Statale a Milano, su invito del rettore.
Un gruppo di ragazzi ha srotolato due striscioni “anche noi eravamo embrioni” ed una scritta per richiamare l’esito del referendum sulla legge 40. Intanto, una trentina di studenti, con appositi baffetti, si sono alzati dalle prime file.
Imperturbabile il ministro ha risposto che fra tre generazioni politica e scienza saranno in grado di produrre l’uomo nuovo.

Questo blog proclama pubblicamente (tanto tristi sono i tempi) di preferire l’uomo di sempre, produttore di scienza e di (poca) politica.
Questo blog dichiara pubblicamente di avversare i naziradicalcomunisti, e di stare con i furbi per la vita contro i ladri per la morte.

(Si ringrazia l’Amico Guido V. per l’illustrazione)

domenica, giugno 18, 2006

Genitori combattenti

Per diventare liberi, ci vuole il coraggio dato dall'essere liberi.
Questa storia racconta del coraggio di genitori che si battono per l'educazione libera dei loro figli, l'educazione del futuro,
secondo Gary North.
Ma questa vicenda consente pure di cogliere il funzionamento di certi meccanismi, e strumenti (come le dichiarazioni internazionali dei diritti), che rischiano di diventare armi di distruzione di massa, a disposizione degli stati.
Leggi qui.

Father's Day

«Ciò che più profondamente si cerca nella vita, la cosa che in un modo o nell’altro è stata al centro di ogni vivente, è stata la ricerca dell’uomo per trovare un padre, non soltanto il padre della propria carne, non soltanto il padre perduto della propria gioventù, ma l’immagine di una forza e di una sapienza alle quali la fede e la forza della propria esistenza potessero essere unite»
T. Wolfe


Il 18 giugno, nei paesi anglosassoni, ricorre tradizionalmente la
festa del papà. Un’occasione per esprimere attenzione al proprio genitore, magari attraverso il tanto vituperato circuito del consumo, con un dono. Ma anche, si spera, un’opportunità per ricordare che questo nostro Occidente sembra impegnato a fare la festa ai padri, 365 giorni l’anno.
Così, proprio oggi, in Italia, manifestano le associazioni dei padri separati, per il diritto alla bigenitoralità. Dalle 10.00 alle 18.00, da Roma a Torino, da Monza a Varese a Caserta, gli attivisti della Gesef, Figli negati, Papà Separati Lombardia, Papà Separati Torino, Caro Papà, scendono in piazza per ricordare il diritto dei figli a mantenere una relazione con entrambi i genitori, dopo il divorzio. Un diritto che ha trovato nella precedente legislatura, finalmente, in ritardo rispetto agli altri Paesi, un sia pur parziale riconoscimento. Ma che rischia di rimanere sulla carta, se la giurisprudenza non dovesse smuoversi dalle sue posizioni più conservatrici.
Se la divorce culture è l’espressione socialmente più evidente dell’attuale evanescenza della figura paterna, essa si inserisce tuttavia in un lungo percorso che ha visto l’Occidente allontanarsi dal padre. La cui eclissi, che trova espressione suprema nella soluzione finale dell’assoluta sua irresponsabilità dinanzi al processo procreativo, è l’eclissi della famiglia come organismo naturale. Le forze scatenate dal processo di secolarizzazione e dal conseguente trionfo statalista hanno prodotto violenza antipaterna, perché antifamigliare. Come ha spiegato puntualmente Claudio Risé (ne Il padre, l’assente inaccettabile, San Paolo), quando il padre cessa di essere il testimone umano della norma del Padre creatore nella famiglia, e quindi il difensore della sua libertà, diventa semplicemente un provider, un procacciatore di alimenti. La sua immagine perde i tratti concreti e simbolici dell’educatore, per acquistare quelli fungibili, disponibili, dell’amministratore/procuratore di reddito. Non è un caso che in tutto il mondo occidentale le funzioni educative siano ormai svolte perlopiù da figure femminili.
La negazione dell’identità paterna si è accompagnata, dunque, alla sostituzione delle funzioni paterne per mezzo dell’accrescimento della potenza coercitiva dello stato. Gli organismi internazionali svolgono un ruolo attivo in questo processo. Già la Conferenza mondiale dell’Onu sui problemi demografici del 1992 – come ricorda Paul Josef Cordes ne L’eclissi del padre. Un grido, Marietti – per quanto riguarda la procreazione umana, si rivolge esclusivamente a persone singole, in linea generale alle donne, come se non esistesse alcun matrimonio. Si scambia maternità con procreazione.
Secondo Oliver North, già combattente in Vietnam e stratega dell’amministrazione americana, il più grande problema degli Stati Uniti «non è vincere la guerra al terrorismo. Il vero problema riguarda gli uomini, che non hanno più la responsabilità per i bambini che hanno generato».
Quella paterna non è dunque una semplice questione, da appuntare in agenda, accanto a mille altre discussioni politiche. Va al cuore della crisi culturale, civile e politica occidentale. Gli americani, pur fra mille contraddizioni, hanno cominciato a riconoscerlo. Se lo facessero anche la vecchia Europa, e la grandematerna Italia, il vero Father’s Day sarebbe più vicino.


Tanti auguri al padre, quindi! E a tutti i viventi che, consapevolmente o meno, si muovono alla sua ricerca.

sabato, giugno 17, 2006

domenica, giugno 11, 2006

Free Seborga?

Nei giorni scorsi le agenzie di tutto il mondo hanno battuto la notizia che sembrava risolutiva: il riscontro del 6 giugno 2006, protocollo n. 33456/06 ha sancito che non vi sono prove che Seborga appartenga all'Italia o altra potenza estera. Nientepopodimenoche il Tribunale internazionale dell'Aja ha dunque sancito l'indipendenza del Principato di Seborga.
Tuttavia oggi leggiamo su "Il Gazzettino" che la Principessa Yasmin von Hohenstaufen, personaggio quantomeno singolare di cui non ci è chiara la legittimità sovrana, intenderebbe restituire Seborga al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
In attesa che sia fatta chiarezza sul destino di questo libero borgo, qui si ripropone per chi non ne conoscesse la storia, un estratto dal libro di Gilberto Oneto, Piccolo è libero. Il ruolo dei piccoli Stati nella storia dell'Europa moderna, Leonardo Facco Editore, 2005.

«Nel 1079 è stato istituito il Principato del Sacro Romano Impero di Seborga e nel 1118 il Principe Edouard ha proclamato la totale indipendenza. Il Principato viene venduto nel 1729 al Regno di Sardegna ma la vendita non viene mai né registrata né pagata. Con il Trattato di Aix-la-Chapelle il territorio non è assegnato alla Repubblica di Genova e scompare da tutti gli atti ufficiali. Identica dimenticanza si riscontra sia al Congresso di Vienna che all'atto della formazione del Regno d'Italia.
Non essendo mai stata ufficializzata la vendita, il Principato non risulta mai formalmente soppresso. Sulla base di questo principio giuridico, il Principe Giorgio I (Giorgio Carbone) ha indetto nel 1995 un referendum per l'indipendenza che ha decretato con schiacciante maggioranza la separazione dalla Repubblica intaliana. Naturalmente si tratta di un atto che non è mai stato riconosciuto dallo Stato Italiano. Viene oggi battuta moneta locale, il Luigino».

UPDATE: 10, 100, 1000 Seborga è il grido di battaglia di Liberty First. Leggi qui.

sabato, giugno 10, 2006

Ricerca sugli embrioni: appello ai parlamentari europei

A tutti i deputati del Parlamento Europeo

Proprio un anno fa in Italia c’è stato un referendum con cui si voleva abrogare la legge che regola la fecondazione assistita. A quella votazione si è astenuto il 75% degli italiani, favorevoli al mantenimento di quella legge, nella quale, fra l’altro, si vieta la ricerca sugli embrioni.

Il 30 maggio, al Consiglio dell’Unione Europea, il nuovo ministro italiano dell’Università e della Ricerca Scientifica ha compiuto un atto politico grave e prevaricatorio, scegliendo di ignorare il risultato della consultazione democratica dello scorso anno. Il ministro Mussi ha infatti ritirato l’adesione dell’Italia alla “dichiarazione etica” dello scorso 28 e 29 novembre 2005, in cui l’Italia, insieme ad altri paesi europei, si opponeva al finanziamento di ricerche - nell’ambito del settimo programma quadro - che avrebbero comportato la distruzione di embrioni. L’Italia e gli altri paesi firmatari chiedevano che ogni nazione dell’Unione Europea fosse libera di decidere autonomamente se finanziare o no questo tipo di ricerche, nel rispetto della cultura e della volontà di ogni popolo.

Ritirando del tutto arbitrariamente l’adesione dell’Italia a quella dichiarazione, il Ministro Mussi costringe noi italiani a finanziare con i nostri soldi le ricerche sugli embrioni che avvengono in altri paesi europei, e che in Italia non sono legali. Il ministro Mussi ha compiuto un atto politico autoritario, violando la volontà dei cittadini, che si è espressa chiaramente lo scorso anno.

Il nuovo governo italiano ha sostenuto e coperto l’iniziativa del ministro, smentendo tutte le dichiarazioni fatte in proposito durante la campagna elettorale. Il motivo è semplice: la maggioranza dei membri dell’attuale governo fa parte dello schieramento uscito sconfitto dal referendum dello scorso anno. Invece di accettare democraticamente il verdetto popolare del referendum, il governo attuale, che ha vinto con uno scarto di voti minimo, ha deciso di rovesciarlo attraverso arbitrarie iniziative di potere.

Per questo ci rivolgiamo a voi, parlamentari europei. E’ in gioco il rispetto delle regole democratiche nel nostro paese, e quindi in Europa. Vogliamo che sia considerata la volontà popolare espressa dai singoli stati membri dell’Unione, nel corso di libere e regolari consultazioni democratiche. Il prossimo 15 giugno, vi chiediamo di votare contro il finanziamento europeo sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali, perché ogni stato possa decidere, in assoluta autonomia, se supportare o no questo tipo di ricerche.

Scienza & Vita, Universitas University, SAluteFEmminile,
Magna Carta, Medicina e Persona, Movimento per la Vita, Fondazione Ideazione


Per aderire, inviare una mail a:
rassegnastampa@medicinaepersona.org

giovedì, giugno 08, 2006

Mises passato al bosco

Post vagamente esoterico, polemicamente dedicato a Massimo Fini.

«Essere ammalati non è un fenomeno indipendente dalla volontà cosciente ... L'efficienza di un uomo non è soltanto un risultato delle sue condizioni fisiche: dipende largamente dalla sua mente e dalla sua volontà ... L'aspetto distruttivo delle assicurazioni sugli incidenti e sulla salute sta soprattutto nel fatto che tali istituzioni promuovono incidenti e malattia, impediscono la guarigione, e molto spesso creano, o ad ogni modo intensificano ed incrementano, i disordini funzionali che seguono alla malattia o all'incidente ... Sentirsi bene è assai diverso che essere in salute in senso medico ... Indebolendo o distruggendo completamente la volontà di star bene e di essere in grado di lavorare, l'assicurazione sociale crea malattia e inabilità al lavoro, produce l'abitudine di lamentarsi - che è essa stessa una nevrosi - e nevrosi d'altro genere ... In quanto istituzione sociale che rende la gente malata nel corpo o nella mente o che almeno aiuta a moltiplicare, ampliare, ed intensificare la malattia ... L'assicurazione sociale ha dunque fatto della nevrosi dell'assicurato una malattia pubblica pericolosa. Se tale istituzione fosse estesa e sviluppata la malattia si diffonderebbe. Nessuna riforma può essere utile. Non si può indebolire o distruggere la volontà d'essere in salute senza per questo produrre malattia».
Ludwig von Mises

sabato, giugno 03, 2006

Un referendum per la libertà

Benzina sul fuoco. E’ questo l’effetto delle prime esternazioni e decisioni del nuovo governo sul già provato senso di appartenenza allo stato italiano di trevigiani e veneti. Cioè la parte del paese dove più alto è il prezzo dello scollamento fra i pagatori di tasse e i consumatori di tasse. Non occorre nemmeno affrontare organicamente il discorso, basta un accenno, un confronto spicciolo, di quelli casuali che nascono dai problemi quotidiani. E ti accorgi che c’è un odio profondo, non retorico/superficiale, per burocrazie e poteri lontani, astratti, che non danno risposte. Zavorre non più sostenibili, in una terra di lavoratori amanti della libertà. Di gente abituata a rimboccarsi le maniche, per sé e per gli altri (si vedano le statistiche sul volontariato…), non a piagnucolare soldi posti e poteri, come fanno i denigratori dei veneti: memorabile Santoro con le trasmissioni sul (suo) mitico NordEst, che da queste parti non dimenticheremo facilmente…
Ora, il governo di Centrodestra aveva pure introdotto alcune riforme innovative, in grado di liberare risorse, ed energie. Ma subito i nuovi potenti vi si sono scagliati contro, voraci e avidi come sono. Penso alla “Legge Biagi”, attorno alla quale si è sviluppato un dibattito svalutativo (protagonisti i sindacati, le sinistre), fuori dalla realtà, fuori da questa realtà.
I quotidiani in questi giorni hanno riportato il caso della Fadalti di Sacile (PN), azienda del settore della casa che dà lavoro a 400 persone. Nell’ultimo anno ha aumentato i propri dipendenti del 25%, grazie ai contratti flessibili, successivamente trasformati in contratti a tempo indeterminato. In provincia di Vicenza le aziende hanno addirittura un altro problema: alla fine dei contratti a tempo determinato molti lavoratori lasciano, anche in presenza di un’offerta di assunzione definitiva (caso toccato anche al sottoscritto, in passato). Cioè molti giovani cominciano a “sfruttare” a pieno le opportunità di un mercato del lavoro moderno.
Non bisogna avere paura della libertà. Mai. Perché più libertà è sempre un bene. Per tutti.
Con la riforma Moratti della scuola sta avvenendo qualcosa di analogo. Nei mesi scorsi è stata boicottata dai sindacati con iniziative al limite della legalità, ed ora è bloccata dal Ministro Fioroni. Un preside di Treviso, che aveva lavorato duramente per far partire con il prossimo anno scolastico il nuovo liceo tecnologico, incassando molte iscrizioni di studenti,
racconta qui il suo disappunto per la “politica dei dispetti”. Che grava sui settori più attivi e dinamici della nostra società. Risultato: mesi di lavoro buttati, studenti a piedi. Scuola vecchia. Morale sotto i tacchi. Sfiducia più nera nelle istituzioni.
Da qualche giorno qui a fianco campeggia il banner della
campagna referendaria per il Sì alla riforma costituzionale, che le forze che sostengono il nuovo governo vogliono stoppare. Se vincesse la logica del conservatorismo istituzionale sarebbe probabilmente la pietra tombale su ogni possibilità di rinnovamento di tutte le terre italiane. Un fatto politico gravissimo che, forse, non avrebbe conseguenze immediate, ma certamente ne avrebbe nel medio/lungo periodo.
Ci auguriamo e ci impegniamo fin da ora perché ciò non accada. Ci impegniamo affinché Italia non sia un nome dei nemici della Libertà.

venerdì, giugno 02, 2006

Il caso Mussi e il carattere antidemocratico e illiberale della "cultura di morte"

La recente presa di posizione del Ministro Mussi, che ha inteso ritirare l'adesione dell'Italia alla "Dichiarazione etica" sottoscritta dal nostro governo nel 2005, ha manifestato le contraddizioni interne all'attuale maggioranza e tutto il carattere antidemocratico e illiberale della "cultura di morte".
Delle prime, qui non si vuole occuparsi, per non perdersi in considerazioni politiciste, quando in ballo c'è la stessa concezione della vita. Soltanto rammarico e tristezza esprimiamo, e ringraziamo Dio per non essere tra loro, per quei cattolici o non (ma laicamente paladini del rispetto della vita umana), che hanno potuto votare per una sinistra, che già nei primi giorni di legislatura ha dato segnali inquietanti.
Per quanto riguarda il Mussi "antidemocratico", che se ne frega del chiarissimo esito di un Referendum svoltosi pochi mesi fa (mentre rimane attaccato all'esito di un altro Referendum di molti anni fa), è già stato detto molto, e c'è poco da aggiungere. Se non ricordare come sia coerente con certo avanguardismo comunista darsi la missione di "educare il popolo".
E' più interessante evidenziare il carattere illiberale dell'uscita del Ministro Mussi. Con la sottoscrizione della "Dichiarazione etica" nello scorso mese di novembre, il precedente governo italiano era riuscito a creare una "minoranza di blocco" (assieme ad Austria, Germania, Malta, Polonia e Slovacchia), con cui di fatto impedire i finanziamenti comunitari alle ricerche su cellule staminali embrionali. Con il ritiro della firma italiana, il Ministro Mussi intende far venire meno tale "blocco", per dare il via libera alla pioggia di soldi dei contribuenti europei in questo campo.
Come già aveva precisamente indicato Giovanni Paolo II nell'Ev.Vitae, l'idea che pratiche contro la vita siano "gratuite", ovvero pagate con "soldi pubblici" aggiunge scandalo a scandalo. Come dovrebbe osservare onestamente ogni autentico liberale, trattasi di opzione inaccettabile (ed è triste, per il destino del liberalismo italiano, osservare che persino persone intelligenti come Benedetto della Vedova si accodino ai cori pro-Mussi).
Da tempo i movimenti prolife americani hanno smascherato efficacemente l'ipocrisia dei "nihilo/libertari" (Rothbard) statalisti, che mascherano, nella loro antilingua, con la retorica delle "libertà individuali", una politica leviatanica aggressiva.
La cultura di morte è antidemocratica, sì. E illiberale.

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