venerdì, marzo 31, 2006

L'ultimo saluto dei "paesani vivi"


Ieri, 30 marzo 2006, a Borgoricco (PD), si è svolta la cerimonia religiosa d'addio a Giuseppe Segato, uomo che con grande umiltà, costanza, impegno e sacrificio, ha testimoniato il proprio amore per la cultura e per l'identità venete. In questo angolo libero della rete, si desidera ricordarlo un'ultima volta, con una preghiera, e dedicargli la citazione del Macchiavelli, nemico di Venezia, sui contadini marcheschi, temibili guerriglieri insorgenti per la Serenissima.
Il passo è riportato dallo stesso Segato, nel suo: "Il mito dei Veneti. Dalle origini a noi".

«Disse che era marchesco, e marchesco voleva morire, e non voleva vivere altrimenti; in modo che il vescovo lo fece appiccare, né promesse di camparlo né d'altro bene lo poterono trarre di questa opinione; dimodoché considerato tutto, è impossibile che questi re tenghino questi paesi con questi paesani vivi».

mercoledì, marzo 29, 2006

Addio Bepìn


Porta in Cielo l'amata bandiera, che sventoli per sempre, sogno di Libertà.
Arrivederci Bepìn.

domenica, marzo 26, 2006

Con il cuore a Minsk

Bentornato Umberto

(da "Il Gazzettino", 26 marzo 2006, www.gazzettino.it)

«Sono convinto che la Lega e Berlusconi siano l'unico perno per il cambiamento, certo, se cade Berlusconi o ci dividiamo non c'è più possibilità di cambiare niente in questo paese». Per il Senatùr, tuttavia, «se la Cdl non ci fosse più, la Lega c'è sempre, va avanti, le gambe per camminare le abbiamo».
Contro la ricetta economica dell'Unione il leader del Carroccio punta il dito: «Parlando di armonizzazione non si capisce che cos'è, ma si capisce che imbrogliano. Armonizzazione fiscale vuol dire tassare allo stesso modo tutte le rendite finanziarie, è una cosa ambigua e quando in economia si usano termini poetici vuol dire che c'è una fregatura in arrivo. Se pensano di armonizzare allo stesso modo tutte le rendite finanziarie è chiaro che lo fanno per aumentare gli introiti per lo Stato e quindi vogliono toccare i Bot e i Cct».
Dunque, il voto è un voto «per decidere il destino della società. Se passa la famiglia omosessuale o il via libera all'immigrazione, è finita, se passa il voto agli immigrati la sinistra vincerebbe sempre, ma quello che avverrebbe nella società non è chiaro».
Con questa campagna elettorale, secondo Bossi, «si gioca il destino della società». Per questo «quelle di Ciampi sono state parole positive. I toni, però, o li abbassano tutti o nessuno. Ed io vedo che chi va a far comizio a Genova si vede preso di mira da gente che tira bottiglie».
Quindi «la diffidenza per chi tocca il risparmio, perché chi tocca il risparmio danneggia non solo il paese ma anche la famiglia». Per il leader del Carroccio, infatti, «risparmio, famiglia e figli sono strettamente connessi». E ha spiegato che «chi ha famiglia guarda avanti, mette sempre un po' da parte per i figli, guarda al futuro, chi invece vuole toccare il risparmio vuol dire che della famiglia gliene importa poco».
Umberto Bossi ha quindi spronato i giovani a mettere su famiglia: «Bisogna sposarsi e fare figli è un passaggio fondamentale della vita, se no è inutile parlare di famiglia, così come è inutile prendersela con l'immigrazione. Io di figli ne ho fatti 4 e sono contento».

sabato, marzo 18, 2006

All'attacco Mr. President

«Ho delle cose da dire e ve le voglio dire guardandovi negli occhi»...
«Siamo tra i primi in Europa per numero di automobili, di telefonini, lo saremo presto per i computer ma anche la radio di Confindustria (Radio 24) tutte le mattine non fa altro che attaccare il governo. C'è qualcosa che non va»...
«Il Sig. Della Valle quando parla al Presidente del Consiglio gli dia del Lei»...

Fanculo allo sciopero dei giornalisti, a Montezemolo, a Della Valle, e al mal di schiena.

Tu all'attacco fino alla fine, Presidente, noi al tuo fianco senza se e senza ma, perché siamo uomini liberi.

P.S.: Nicola Tognana - trevigiano Razza Piave -, sfidante di Montezemolo nel 2004 per la presidenza di confindustria, di Prodi ha detto chiaramente (da
Libero di oggi): «Come si fa a votare per uno che vuole rivedere le rendite catastali, tassare di più il capital gain e rivedere la Legge Biagi? Non abbiamo fischiato perché siamo dei signori, abbiamo mantenuto il nostro aplomb».

giovedì, marzo 16, 2006

Consiglio per gli acquisti

Ideazione.com

Nelle migliori edicole e librerie...

We are back!

Come si racconta a pagina 7 del quotidiano Libero di oggi, l'altra sera il portale B4CdL è stato attaccato da "democratici di sinistra".
Un grazie di cuore ai ragazzi terribili dello staff, che hanno ripristinato alla grande
B4CdL, più bello di prima.
Continua la stupenda avventura di Libertà...
In any case, united we'll win (ditelo anche a Fini e Casini ;-).

domenica, marzo 12, 2006

Il giocattolino rotto e la crisi di nervi

In una delle sue migliori performance televisive, il premier ha risposto in modo sempre pacato, fermo, efficace e sicuro, alle continue provocazioni dell'Annunziata.
Poi dicono che i politici non vogliono parlare di fatti. I politici, sì. E i giornalisti, come l'Annunziata. Berlusconi voleva farlo, ma non ha potuto.
Dall'Unione, armata brancaleone che ha tra le sue fila
giullari così, dicono che il Presidente ha avuto una crisi di nervi.
Ma la crisi di nervi (guardate il
filmato), l'ha avuta la giornalista sinistrata, quando si è accorta che Berlusconi non voleva giocare col suo giocattolino preconfezionato. Allora bisognava scegliere: o combattere pazientemente per altri 15 minuti, e dimostrare la pazienza di un uomo e la forza/fermezza delle sue idee (ma questo era già stato reso palese nella prima metà della trasmissione), o far capire agli italiani cosa c'era dentro il giocattolino dell'A. (una violenza politica), rompendolo.
Così, il Nostro, ha procurato alla bambina una piccola crisi di nervi, ma per lei non dobbiamo preoccuparci troppo: Usigrai et similia la stanno già coccolando.
La CdL sia unita, perché uniti si combatte la buona battaglia.

Terroristi di sinistra incendiano Milano

La cronaca della giornata "libanese" di Milano la trovate qui e qui.
Daw ci fornisce una testimonianza diretta dell'orrore supremo: la violenza ideologica che non si ferma neppure davanti ai bambini in festa in un Mc Donald's: molti di loro sono finiti in ospedale, terrorizzati. Dai teppisti. Dalle invasate teste di cazzo. Grazie Daw, per averceli fatti conoscere meglio...
Commentare pacatamente quel che è accaduto a Milano, non è semplice. Tende a prevalere la rabbia, quella dei genitori dei bambini spaventati dalle bestie, quella dei commercianti che si sono visti distruggere le loro sudate proprietà, quella dei cittadini le cui macchine sono andate in fumo, quella dei militanti di AN, il cui ufficio è stato assaltato. Il comprensibile desiderio di chi avrebbe voluto picchiare a sangue gli incivili, i disobbedienti, i capricciosi nichilisti, i comunisti in erba, brutti-sporchi-cattivi per "orgogliosa scelta".
Sana questa reazione delle gente milanese, che dimostra di aver ancora forza e dignità sufficiente, e senso della giustizia. E della proprietà. E della legittima difesa. Quel senso della giustizia che troppo spesso magistrature e giudici politicizzati han dimostrato e dimostrano di non avere. Rimarranno impuniti anche questa volta i colpevoli della violenza organizzata e annunciata preventivamente sul sito di Indymedia?
Onore alla forze dell'ordine, che meriterebbero un monumento quotidiano per il modo in cui svolgono il loro lavoro, difendendo persino gli indifendibili, anche nella scoraggiante consapevolezza della frequente impunità dei delinquenti.
Quanto alla cultura politica che ispira questo terrorismo e questa immorale violenza, non ci accontentiamo che la responsabilità venga scaricata su "pochi" estremisti facinorosi (gli stessi che hanno commentato così gli eventi milanesi).
Non sarà certo il ricatto della perbenista accusa di strumentalizzare politicamente la giornata milanese, a frenare le persone oneste e coraggiose, a oscurare la verità. Perché sono del tutto insufficienti le prese di distanza dei leaders di una sinistra codarda. Una sinistra che non ha fatto i conti fino in fondo con la sua storia, e con la sua cultura politica. La storia e la cultura politica che ha sempre legittimato le violenze, purché targate: "antifascismo". Come quelle di Genova 1960, fondative dei decenni del potere di centrosinistra.
Non ci bastano le formali prese di distanza di chi candida nelle proprie liste persone che participano a queste violenze. Non ci bastano le formali prese di distanza di chi, quand'era al governo, si avvaleva della stipendiata collaborazione di agitatori dei centri sociali.
Non ci basta una visita riparatoria in Questura, caro Fassino.
E' una questione di onestà, coraggio, cultura, dignità politica. E di fatti.
Il voto del 9/10 aprile sarà la nostra legittima difesa. Dai terroristi. E da voi.


Betrayal Open Trackback

venerdì, marzo 10, 2006

Non vale un euro (ma una risata, sì)


Per chi se lo fosse perso, consigliamo di andare qui a leggere il Comunicato sindacale del CdR del Corriere della Sera, in risposta alla scelta di Mieli di schierare esplicitamente il suo giornale a fianco del centrosinistra.
In pratica, i sauri giornalisti affermano solennemente: bravino Direttore, ma devi obbligare tutti noi ad uniformarci alla linea. Veramente divertente.
Qui era da un po' che non si comprava più il corrierino, e si continuerà su questa strada.
Intanto
il centrosinistra sente il fiato sul collo (e ciò spiega, probabilmente, anche l'outing del foglio dei poteri forti).

mercoledì, marzo 08, 2006

Unipolarismo quotidiano

Corriere della Sera e La Repubblica convergono.
Paolo Mieli e Umberto Eco scendono in campo per salvare il Paese e la Democrazia, la Costituzione e lo Stato.
Chiamano a soccorso Prodi, Rutelli, Fassino, Bertinotti e il "mix di laicismo temperato e istanze liberali" (buona questa) dei radicalsocialisti.
Corriere della Sera e La Repubblica, la grande stampa della grande ignoranza e della distanza abissale dagli umori del paese (dimostrata, fra l'altro, in occasione del Referendum sulla fecondazione artificiale), scende in campo, compatta. Con Confindustria, i Sindacati, gli "intellettuali impegnati" e, arriveranno, i personaggi dello spettacolo. Con tutto il vecchio potere.
(Film già visto, anche nell'ultima campagna elettorale americana ;-).
Qualcuno ha ancora dei dubbi sulla scelta degli uomini liberi per il prossimo 9/10 aprile?

martedì, marzo 07, 2006

The Libertarians

Alcuni pazzi innamorati della Libertà, gente che non ama farsi fregare da niente e da nessuno, neppure se la fregatura è scritta su carta bollata, gente che pensa che l'uomo era uomo anche prima della nascita dello stato, e continuerà ad esserlo anche dopo la sua morte, Persone, insomma, che non si lasciano incantare dalla potenza illusoria dei leviatani, han messo su Quartiere Libertarian.
Ci piacciono queste compagnie, e cercheremo di dare il nostro contributo.

domenica, marzo 05, 2006

Scent of Freedom

Su 29/09, tra profumi e sapori di Libertà, si discute di Relativismo, Assolutismo, o... a partire da questo post di Liberty First.
Buon divertimento.

sabato, marzo 04, 2006

C'era una volta... C'è oggi... C'è - sempre - John Locke

“La disoccupazione dei lavoratori è inversamente proporzionale all’occupazione dei sindacalisti”
Sergio Ricossa

C’era una volta, nell’Inghilterra vittoriana, in America e persino – udite, udite – nella vecchia Italia, un sindacato individualista e per il libero mercato, costruito con amore da uomini compassionevoli e desiderosi di una società libera, ove poter difendere gli interessi dei loro rappresentati. C’erano una volta società operaie di mutua assistenza, antistataliste, non coercitive, per la protezione e il sostegno dei lavoratori in difficoltà.
C’era una volta un giornale operaio inglese in cui, nel 1864, si è potuto leggere:
«Ripudiamo qualsiasi interferenza governativa con le associazioni dei
lavoratori, credendoli sufficientemente capaci, onesti e intelligenti da
controllare i loro affari senza l’aiuto di funzionari del governo e di
burocrati».

C’era una volta una cultura del lavoro basata sul self-help che informò di sé tutto il mondo produttivo, senza finte distinzioni classiste. La cultura abbracciata dalle società operaie delle origini, in polemica con gli statalisti. La cultura che promuoveva impegno e rigore. La cultura ispirata dalle idee di Samuel Smiles, che riproponeva

«la lezione antiquata, e forse mai abbastanza ribadita, che la gioventù deve lavorare per essere felice, che niente di onorevole può compiersi senza applicazione e diligenza, che chi studia non deve lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà, ma deve vincerle con pazienza e la perseveranza, e che, soprattutto, deve aspirare alla propria elevazione spirituale, senza la quale l’abilità non ha valore e il successo mondano è zero. [...Perché] fidare nelle proprie forze […] è naturale: perché altri facendo per noi ci scema colla necessità lo stimolo di fare. Il che spiega la fiacchezza e l’impotenza de’ popoli soggetti a troppo rigorosa tutela del governo».

C’erano una volta i levellers e Tom Paine che sapevano che una società sana si
costruisce smantellando le burocrazie di stato.
C’era una volta Arturo Labriola che affermava:

«Il secolo XIX, che è l’apogeo dell’individualismo, è anche il secolo
dell’Associazione… Ora il sindacato libero era il più riuscito esemplare di “Società” nella sua distinzione dallo “Stato”; era un autentico prodotto della libertà sociale alla ricerca di soluzioni che nascevano dai liberi rapporti degli uomini. Col suo diventare un ingranaggio della macchina statale, è una porzione interessante di società che sparisce, mentre è una parte dello Stato che ne occupa il territorio».

(Cfr. G. Piombini, Proletari per il laissez-faire!, in id., La proprietà è sacra, Edizioni Il Fenicottero, Bologna, 2001, pp. 171-225).

C’è, oggi, in Italia, un sindacato di stato, un potere fortissimo che ha attraversato indenne la prima repubblica, e non è stato scalfito dalle vicende della seconda. L’unico vecchio potere che non si è preso nemmeno la briga di darsi una lieve truccata.
C’è, oggi, un sindacato che chiede, e ottiene, privilegi per sé. Un sindacato che chiede uno stato più forte, più illiberale, sempre di più. C’è un sindacato che si appunta il distintivo di “rappresentante dei lavoratori”. Ma «già nel 1996, il giuslavorista di sinistra Pietro Ichino osservava che, se anche il sindacato avesse rappresentato tutti i dipendenti pubblici, dal primo all’ultimo, questi ammontavano pur sempre alla cifra di 3,6 milioni di lavoratori. I dipendenti delle aziende con più di 15 dipendenti erano 5,8 milioni di persone. In tutto, dunque, il sindacato avrebbe potuto rappresentare al massimo 9,4 milioni di lavoratori, a fronte di una forza lavoro complessiva che nel 1995, secondo l’Istat, ammontava a 22,7 milioni di persone, delle quali 2,6 disoccupate o in cerca di prima occupazione, sicché gli occupati si riducevano a circa 20,1 milioni. Ciò significa che già allora 13,3 milioni di persone non risultavano per nulla rappresentate dalle tre sigle confederali» (Cfr. G. Bianco, G. Piombini, C. Stagnaro, Il libro grigio del sindacato. Origini ed anatomia dell’oppressione corporativa, Edizioni Il Fenicottero, Bologna, 2002).
C’è, oggi, in Italia, un sindacato che chiede la pressoché totale cancellazione della Riforma del mercato del lavoro (cd. Legge Biagi), che porta le sue bandiere a manifestazioni antiisraeliane, che mobilita i suoi professorini perché portino in piazza i loro studenti contro la Riforma della Scuola (che naturalmente vogliono abolire), un sindacato che organizza scioperi per il diritto all’aborto (noto diritto dei lavoratori, sic).
C’è oggi, in Italia, Guglielmo Epifani che propone un “patto di legislatura” al centrosinistra. Un patto che non potrebbe che esser scritto con il nostro sangue e con il nostro lavoro. A spese della nostra libertà.
C’è oggi, in Italia, il ““capo”” del centrosinistra che sorride, incassa consensi, ammicca, e prende appunti.
Sappia fin da ora, Prodi, che valgono – sempre – le parole di John Locke (dal Secondo trattato sul governo):

«Il legislativo non può trasferire in altre mani il potere di emanare leggi. Infatti, dal momento che non è che un potere delegato dal popolo, coloro che lo detengono non possono trasmetterlo ad altri».

Pena l’esercizio del diritto all’insorgenza.

Il mondo "trans" dell'Unione delle Repubbliche stataliste, neopagane e tardoilluministe

Belle queste pennellate sull'Unione di Prodi. E condivisibili dalla A alla Z.

giovedì, marzo 02, 2006

Chi si deve vergognare?

Sergio Ricossa risponde qui. E' la nostra risposta.


Per l'Occidente

P.S.: la storica visita del Capo del Governo italiano negli States, e le reazioni che essa ha suscitato nella ridicola, ma pericolosa, sinistra tricolore, ci ha confermato nelle nostre determinazioni. Poiché non vogliamo aver vergogna di niente e di nessuno, e segnatamente della nostra classe dirigente, qui si sceglie (in buona compagnia) di lasciare perdere Prodi con il suo caravanserraglio di comunisti criminali. Il prossimo 9/10 aprile qui si vota, con orgoglio, per la

Casa della Libertà - Berlusconi Presidente