sabato, dicembre 24, 2005

Natale 2005

Oh, Bambino Gesù / abita di nuovo la tenda / Sole di Giustizia / illumina di nuovo / la buona battaglia / non ci vincano / le bestie / non prevalgano / i regni dell'errore / rivelaci di nuovo la pace vera / distruggi l'Iniquo / la guerra sia vinta da tutti.

E ricordaci
chi siamo.
Tanti selvatici Auguri di Santo Natale.

mercoledì, dicembre 07, 2005

Padri e aborto: la realtà italiana, la speranza americana

Una realtà tradizionalmente oscurata, nel dramma dell’aborto, è la posizione del padre dinanzi alla vita concepita. Più precisamente: la vulgata politicamente corretta che ha fatto del “diritto all’aborto” una bandiera, si ricorda dei maschi soltanto per stigmatizzare (giustamente, diciamo noi) l’egoico disinteresse di molti padri per le sorti dell’essere umano vivente allo stadio embrionale di cui hanno attivato il processo procreativo, ossia per denunciare la solitudine in cui spesso è lasciata soffrire la donna/ madre nel momento della decisione cruciale.
Non si vuole vedere, tanto per cominciare, che tale drammatica solitudine è radicata sovente nello stesso bigotto manierismo politically correct, per il quale il compito del maschio dinanzi ad una gravidanza difficile dovrebbe ridursi, nel migliore dei casi, ad una posizione del tipo: “cara, decidi tu”, eventualmente con l’aggiunta vieppiù buonista e delicata: “sarò al tuo fianco, qualunque sia la tua scelta”. Perché, si sa, l’aborto è una questione femminile, di diritti delle donne.
La rimozione della realtà qui operata dalla volgarizzazione dell’ideologia femminista, espressione moderna di ben più arcaiche forze archetipiche (i cui campioni, è superfluo sottolinearlo, sono naturalmente uomini di potere/ maschipentiti), si sposa bene con l’ipocrisia autoderesposabilizzante del soft male, novello buonista Ponzio Pilato il cui democraticissimo menefreghismo si risolve naturalmente in peso oppressivo che schiaccia le vite femminili.
Non invidiamo le donne, il loro “diritto all’aborto”, la loro statale, legale e politicamente corretta solitudine.
Non invidiamo neppure chi si assume la responsabilità di continuare a non vedere il dolore maschile per la vita calpestata, la violenza legale che impedisce ai padri di esercitare il loro naturale dovere di protezione dei propri figli.
Perché non si può più non vedere, e chi non vuole vedere dovrà risponderne.
Le cronache raccolgono sempre più frequentemente il grido di dolore di padri che si oppongono, inascoltati dal potere senza cuore, alla superficiale accettazione dell’aborto dei propri figli come “diritto femminile”. Padri ignorati dalla legislazione italiana, padri il cui “sì alla vita” incontra una porta sbattuta in faccia. Per non parlare del dolore inconscio dei padri tenuti addirittura all’oscuro della gravidanza (la legge italiana, in questo senso, è un’istigazione a delinquere).
La
testimonianza di Fabio da Cremona è l’ultima, di una lunga serie, che abbiamo raccolto. A lui tutta la nostra vicinanza e solidarietà.
Ciò che conforta è che pur nell’arretratezza del dibattito italiano in materia – arretratezza che, com'è consuetudine, viene spacciata per “progresso acquisito” – profondi settori della nostra società, ben lontani dalle gaiezze della società dello spettacolo, si stanno facendo carico di una responsabile “visione del mondo e della vita”, a tutela della sacralità della vita e nel pieno rispetto delle sensibilità individuali. Il
Documento per il padre, pubblicato nel 2001 anche a seguito dello scalpore suscitato dalla denuncia di un giovane napoletano che, non arresosi alla decisione della sua ex fidanzata di abortire, si rivolse finanche al Presidente della Repubblica, rimanendo evidentemente inascoltato, continua a raccogliere ampie adesioni fra insegnanti, giornalisti ed editori, professionisti, avvocati, gruppi ed associazioni, cittadini comuni.
Così recita, fra l’altro, il Documento per il padre: «La prassi oggi vigente priva il padre di ogni responsabilità nel processo riproduttivo. Una situazione paradossale, ingiusta dal punto di vista affettivo, infondata dal punto di vista biologico, devastante sul piano simbolico. Per il bene dei figli e della società è necessario che al padre sia consentito di assumere le responsabilità che gli toccano in quanto coautore del processo riproduttivo. […] E’ necessario avviare una riflessione collettiva che equipari realmente la dignità della donna e dell’uomo nella procreazione, a garanzia della vita, della famiglia e della società. L’interesse e la volontà della donna devono essere opportunamente tutelati, nel quadro della cura sociale di difesa della vita, e di promozione della famiglia, nucleo vitale della comunità. I sottoscritti cittadini e gruppi lanciano quindi un forte richiamo alle forze della politica, e della società civile, perché ripensino le norme e rimuovano i pregiudizi che sottraggono, al di là di ogni senso comune, il padre alla vita del figlio» (I presupposti e le finalità del
Documento per il padre, sono esaminati in una prospettiva cristiana nel fondamentale libro di Antonello Vanni, Il padre e la vita nascente. Una proposta alla coscienza cristiana in favore della vita e della famiglia, Francesco Nastro Editore, Luino, 2004).
Favorevoli notizie arrivano altresì dall’America, la cui dinamica società continua ad essere beneficiata dal buon vento della Rivoluzione Conservatrice. La Corte Suprema sembra intenzionata a rivedere la legislazione abortista, prevedendo misure di tutela della vita, fra cui l’obbligo di informare il padre della gravidanza. Perché possa assumersi le sue responsabilità. Perché la donna sia meno sola. Perché più forze siano pro-life.
Che il buon vento soffi fin qui.
Che il buon vento amico spazzi via il tanfo di morte, che gli ipocriti manierismi non riescono più a coprire.



venerdì, dicembre 02, 2005

Categorie a rischio


Diceva Ernst Jünger che nessuno di noi può avere la certezza di non appartenere ad una categoria che domani mattina sarà fuori legge. Se le violenze commesse nel nome del politicamente corretto hanno la tendenza ad esser legalizzate, non c'è molto da star allegri nell'apprendere che le linee aree Qantas e Air New Zealand si sono messe nel solco della British Airways, che già dal 2001 ha vietato agli uomini soli di sedersi accanto ai bambini nei suoi voli. Leggete qui.
Qui sotto, invece, rilanciamo la risposta di
Claudio Risé ad un suo lettore che lo sollecitava sul caso British Airways, dalla rubrica "Psiche Lui" dell'inserto del Corriere della Sera, Io donna, n. 14, 2001. Eccola. E invitiamo a boicottare le linee aree British Airways, Qantas e Air New Zealand.